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Scritto da Massimo Privitera
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Venerdì 14 Giugno 2013 |
Ennio Morricone Fatti di gente perbene (1974) Quartet Records SCE064 33 brani – durata: 56’22”

Fin da quando ero piccolo e ascoltai per la prima volta su vinile 33 giri questa colonna sonora di Morricone, l’ho sempre considerata un capolavoro musicale mélo, una delle migliori composizioni melodico-drammaturgiche della sua sterminata carriera. Ed oggi, grazie soprattutto all’etichetta spagnola Quartet Records che pubblica in versione completa soundtracks del presente e del passato, confermo ciò che ho sempre pensato riguardo Fatti di gente perbene, adesso che la posso finalmente ascoltare nella sua rilevante interezza (ben 12 bonus tracks!): questa score è un capolavoro melodrammatico cine-musicale.
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Scritto da Barbara Zorzoli
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Mercoledì 12 Giugno 2013 |
AA.VV. Il grande Gatsby (The Great Gatsby, 2013) Interscope Records B0018520-02 21 brani – durata: 60’00”

Di solito la musica (mi) colpisce al primo ascolto. Al secondo, però, spesso le cose cambiano. E’ il caso di questa colonna sonora che, se inizialmente risultava non del tutto riuscita, in seguito è finita tra le mie preferite del 2013. Una cosa va subito detta: le voci femminili trainano tutto il pathos di questo CD; su tutte Lana Del Rey, Florence + the Machine e Sia. Gli ometti se la cavano meno bene, ma poi risalgono la china grazie allo straordinario mood del pezzo “No church in the wild” con le voci di Jay-Z (che ha anche prodotto la colonna sonora) e Kanye West, senza contare il sempre affascinante Bryan Ferry. Iniziamo il nostro viaggio traccia per traccia alla scoperta di pezzi riusciti e, ahimè, di una minoritaria cozzaglia di generi e stilemi che stridono con immagini e contenuto. CD inserito et voilà! Caro Jay-Z, sei tanto bravo, ti applichi, ma per citare Mara Maionchi: “Per me è no!”. Temo tu abbia perso di vista la storia e la situazione… questo pezzo suona fuori contesto nonostante tu vada cantando della vita snob e dissoluta di Gatsby, delle sue scelte morali e non, delle sue speranze (o della sua ingenuità?), perciò, se il testo in qualche modo è calzante, il groove, ahimè, funziona solo decontestualizzato. Suona alieno, quasi atemporale, ma se è questo che andiamo cercando, allora è un buon pezzo, (traccia 1 Jay-z – “100$ Bill”).
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Scritto da Massimo Privitera
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Giovedì 06 Giugno 2013 |
Alberto Iglesias/AA.VV. Gli amanti passeggeri (Los Amantes Pasajeros, 2013) Quartet Records QRSM024 18 brani (5 canzoni + 13 di commento) – durata: 53’50”

Alberto Iglesias è senza ombra di dubbio la voce cine-musicale di Pedro Almodóvar. Riesce attraverso le sue note a cogliere sia tutti gli aspetti palesi della cinematografia almodovariana sia quelli più reconditi, con quella classe che solo un’anima ispanica possiede: la passionalità dell’io su di un pentagramma infuocato di amore travolgente e intima drammaturgia. Iglesias, senza paura di smentita, lo ha già dimostrato con le meravigliose ed intimiste partiture per Tutto su mia madre e Parla con lei, ma non solo, logicamente, perché tutte le scritture musicali per il suo Maestro madrileno, autore di molteplici gioielli cinematografici di fama internazionale, sono impronte notevoli di un’autorialità compositiva di enorme spessore e profonda grazia, nonché un ricercato melodismo.
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Scritto da Federico Biella
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Mercoledì 29 Maggio 2013 |
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Carlo Rustichelli Bastardo… Vamos a matar! (1971) Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 215 28 brani - durata: 51’ 22’’

Il successo dei tortilla western di Sergio Sollima e Sergio Corbucci ispirò una scia di pellicole che ne ripescavano le tematiche, le ambientazioni e i personaggi picareschi, cercando però al contempo di contenere le spese. Bastardo… Vamos a matar! è un esempio di sottoprodotto di questo tipo: il titolo riprende sfacciatamente il corbucciano e più noto Vamos a matar, compañeros! (1970), mentre la sceneggiatura prevede il classico incontro/scontro tra un inafferrabile ed un po’ svagato peon messicano (Chaco, interpretato da George Eastman), ingiustamente accusato di atroci delitti ed abilissimo con il coltello (il riferimento al Cuchillo di Sollima non è per niente casuale), ed un bounty killer nordamericano che alla fine si coalizzerà con lui per smascherare i veri colpevoli. A completare il puzzle, una trama amorosa parallela e qualche cedimento alla violenza.
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Scritto da Federico Biella
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Martedì 28 Maggio 2013 |
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Carlo Rustichelli Uccidi o muori (1966) GDM Music CD Club 7115 30 brani (27 di commento + 3 canzoni) – durata: 62’ 08’’

«A Federì, nun l’han dato a te, l’han dato a Tanio Bboccia!». Questa celebre battuta, rivolta al telefono da Alberto Sordi a Federico Fellini durante la notte degli Oscar che vide la premiazione di Amarcord (1973), sfruttava l’associazione concettuale Tanio Boccia-film di serie B (e successive) molto diffusa a Cinecittà. Onesto artigiano del cinema, Boccia girò, spesso adottando lo pseudonimo di Amerigo Anton, una trentina di film a basso costo tra cui quattro spaghetti western. Il suo esordio nel genere coincise con Uccidi o muori, un lavoro di integrazione tra western classico e moderno con evidente prevalenza del primo per la patina di romanticismo che lo riveste e per l’affermazione finale dei buoni sentimenti. Quest’aura antica sovrasta alcuni spunti derivanti invece dal western italiano, come la caratterizzazione del protagonista, un solitario pistolero trovatosi suo malgrado in mezzo alle faide tra due famiglie di rancher, e le inevitabili concessioni alla violenza.
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Scritto da Roberto Pugliese
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Lunedì 27 Maggio 2013 |
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Roberto Cacciapaglia 11 Settembre 1683 (2012) Nisa Srl – Edizioni Curci Srl 28 brani – Durata: 73’48”

Se non temessimo di semplificarne e sminuirne ingiustamente la figura e il ruolo, potremmo definire il milanese Roberto Cacciapaglia, classe 1953, un musicista a 360 gradi. Ma la definizione, ancorché semanticamente chiara, non renderebbe giustizia al suo profilo. Poco utile anche ricercare paragoni o similitudini fra la sua opera e tendenze o personalità verso le quali Cacciapaglia dimostra indubbie assonanze: si pensi alla “kosmische musik” dei tedeschi Popol Vuh o Tangerine Dream, o – per restare sul piano del soundtrack – a Vangelis sino ad Hans Zimmer ed alle sue smisurate architetture technosinfoniche condotte a livelli iperbolici nel capolavoro di Inception.
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Scritto da Roberto Pugliese
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Giovedì 23 Maggio 2013 |
Fernando Velázquez La madre (Mama, 2013) Quartet Records QRSM022 18 brani – Durata: 64’19”

Mama, l’opera prima di Andres Muschietti che il giovane regista argentino ha ricavato da un proprio corto del 2008, è senz’altro l’horror più interessante e originale fra tutti quelli – e sono molti – di area spagnola usciti negli ultimi mesi. Lo è innanzitutto per la sottile efficacia del tema centrale, il desiderio e la privazione di maternità, e il dolore che ne consegue; per la delicatezza e l’intelligenza con cui ci si accosta ad uno sguardo ad altezza di bambini. Ma anche per la potenza evocativa con la quale, senza abusare dell’armamentario splatter (tutt’altro), l’autore riesce a costruire un horror puro, o meglio una “ghost story” terrificante e spazialmente organizzata in modo implacabile: secondo strategie raffinate ma inequivocabili della paura cinematografica del tutto estranee ai vari Rec o La casa, tanto per intenderci.
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Scritto da Roberto Pugliese
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Lunedì 20 Maggio 2013 |
Miklós Rózsa Providence (Id., 1977) Digitmovies DPDM004 15 brani + 15 bonus tracks – Durata: 51’58”

La parte finale della straordinaria carriera di Miklós Rózsa, diciamo dagli anni ’70 sino all’ultima partitura per Il mistero del cadavere scomparso (1982, Carl Reiner), fu caratterizzata da una profondissima riflessione e rivisitazione della propria opera e del proprio percorso, toccando di volta in volta – secondo le circostanze e le committenze – i punti, gli stilemi, le caratteristiche che lungo quasi mezzo secolo avevano fatto di questo compositore uno dei più riconoscibili, dei più grandi (secondo molte opinioni, il maggiore in assoluto) e decisivi nella storia della musica per film, e forse non solo di essa. Ciò non significa affatto che il maestro ungherese si lasciasse cooptare in mere operazioni-nostalgia o in formali riproposizioni/imitazioni di generi, film o atmosfere da lui già ampiamente esplorati nei decenni precedenti. Tutt’altro. Fu lui a raccontarci personalmente proprio nell’estate dell’82 di aver gentilmente (Rózsa era uomo di modi squisiti e di infinita affabilità mitteleuropea) ma decisamente respinto l’anno prima la richiesta dell’allora debuttante regista Lawrence Kasdan e del produttore Fred T. Gallo per la partitura di Brivido caldo, nuova versione della vicenda immortalata dallo scrittore James Cain con “Il postino suona sempre due volte” e oggetto di innumerevoli riletture filmiche, tra le più celebri delle quali si ricordano quelle di Tay Garnett, Bob Rafelson, Billy Wilder e Luchino Visconti. E proprio riferendosi a La fiamma del peccato (1944) di Wilder, per cui Rózsa aveva scritto uno dei propri capolavori degli anni ’40, il compositore riferì di aver gelato i suoi interlocutori con la seguente, pacata osservazione: «Ho già fatto questo film più di trent’anni fa. Perché dovrei rifarlo adesso, e male?».
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Scritto da Massimo Privitera
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Venerdì 17 Maggio 2013 |
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Marco Biscarini & Daniele Furlati Un giorno devi andare (2013) Visionaria Srl 19 brani – durata: 47’37”

Giorgio Diritti e Marco Biscarini & Daniele Furlati: un regista e due compositori, un sodalizio importante! La loro collaborazione risale al primo film di Diritti, Il vento fa il suo giro ed è proseguita con L’uomo che verrà, due pellicole-opere intense che hanno riscosso parecchio successo sia di critica che di pubblico, ottenendo alcuni importanti riconoscimenti (premi e nomination, tra gli altri, ai Nastri d’Argento, al David di Donatello e al Roma Film Festival) e regalando alle musiche di questi due giovani autori il Premio Migliore Musica originale al Festival Cinema e Musica di Lagonegro (Il vento fa il suo giro) e il Premio Ennio Morricone al Bari Film Festival (L’uomo che verrà).
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Scritto da Roberto Pugliese
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Mercoledì 15 Maggio 2013 |
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Roque Baños La casa (Evil Dead, 2013) La-La Land Records LLLCD 1255 17 brani – Durata: 70’59”

Prima di accingersi, con i nervi saldi, il sole alto e possibilmente in compagnia, all’ascolto della sconvolgente partitura dell’ormai n.1 tra i compositori spagnoli (e non solo) del cinema d’oggi, può essere un esercizio utile andare a ripescarsi l’esemplare, fulminante score scritto dall’allora 23enne Joseph Lo Duca, amico e sodale del regista Sam Raimi, per il film originale dell’81 (Varese Sarabande VSD-5362 ). Il budget pauperistico non impedì all’epoca al compositore di origini italiane di scatenarsi in una partitura pirotecnica, lussureggiante, spericolatamente d’avanguardia, irta di effetti, di esplosioni sinfoniche, di invenzioni timbriche: ma il tutto sotto stretta sorveglianza di un senso dell’umorismo macabro, anche musicale, che era il perfetto corrispettivo dell’impostazione grottesco-splatter, “eccessiva” e adrenalinica, voluta dal regista.
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