08 Apr2011
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema
Danny Elfman
The Next Three Days (Id. - 2011)
Silva Screen SILCD 1352
23 brani di commento più due canzoni – Durata: 71’38”
Ecco “l’altro” Elfman; quello di cui il compositore stesso ci parlava, con legittimo orgoglio, nel corso dell’incontro che abbiamo avuto con lui giurato all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Un Elfman lontano dai fuochi d’artificio orchestrali e dalle sonorità fragorose che accompagnano i suoi tanti supereroi: un musicista che – come gli accade non di rado e qui ora per il nuovo film di Paul Haggis con Russell Crowe - riscopre un camerismo sommesso, tonalità tranquille e colori mesti, un pianoforte in prima linea che dialoga con gli archi quasi “à la manière” di certe partiture eastwoodiane (ma Haggis non è forse anche lo sceneggiatore di molto Clint?...). Si è tentati dall’aggettivo “minimalista” che però Elfman stesso respinge, se per minimalismo s’intende un’architettura di suoni raggelata, anaffettiva e monocellulare: al contrario, lo score di
The next three days trasuda tensione pulsante, pathos, concentrazione emotiva; e l’orchestrazione del fido Steve Bartek, cui si affiancano qui Edgardo Simone e David Slonaker, interagisce molto discretamente, quasi inavvertitamente, con il suono elettronico di Marc Mann, creando un amalgama non solo funzionale al climax sospeso del film ma di grande valore espressivo e affascinante all’ascolto.
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