21 Apr2011
Musical Frames
Andrea Bandel
Musical Frames (2011)
Edel TDD019
4 brani + Donaggio Suite + 1 Bonus Track - Durata: 45’11”
Quanto dire, ad esempio, che “The last snow”, con le sue linee melodiche spezzettate e rincorrentisi fra i due violini e l’accurato politonalismo della scrittura (soprattutto nella parte pianistica), è – al di là dell’evocativo titolo invernale – una pagina di descrittivismo più psicologico che impressionistico; “Souvenir”, mosso e nervoso nel gioco dei pizzicati, declina viceversa la propensione di Bandel per una scrittura minimalistico-iterativa, che ricorda modelli più illustri (da Glass a Einaudi) pur non rinunciando mai a un decorso melodico. Decisamente bachiano nell’intelaiatura e nel rigore contrappuntistico “Souvenir” che svela tuttavia, nell’individuazione dei temi, molti debiti di Bandel verso la vena lirico-intimista tipica del più celebre zio; neoclassica anche la “Giga”, che esibisce una vena danzante quasi infantile ma sostenuta da una ritmica insistente e ossessiva.
Il punto di maggior interesse del CD è senz’altro l’ampia “Donaggio Suite” che Bandel e i suoi musicisti hanno ricavato da cinque celebri partiture del compositore, Piranha, Blow out, Carrie lo sguardo di Satana, A Venezia… un dicembre rosso shocking e Vestito per uccidere. Va detto subito che l’ultima preoccupazione degli esecutori sembra quella di voler riprodurre con un organico cameristico gli effetti dell’orchestra; piuttosto Bandel & Co. porgono estrema attenzione al decorso melodico e tematico delle pagine di Donaggio, a cominciare dal severo “adagio” iniziale per quartetto d’archi (“Piranha”), insidiato dalle dissonanze del pianoforte; il drammatico tema-appello di “Blow out” risuona nel corno solista raddoppiato dal pianoforte, mentre gli archi (la sezione orchestrale, ricordiamolo, forse più cara a Donaggio) si introducono nel frastagliato labirinto delle armonie di questo score con piena intensità, e il tema sconsolato di Sally risuona nel pianoforte solo e nel quartetto d’archi in tutta la sua accorata malinconia. Tutto il “cantabile” tipico di Donaggio, ma costantemente pedinato da irrequietezze armoniche e repentini cambi di passo, emerge nella citazione di “A Venezia…”, la partitura con cui nel ’73 il musicista esordiva nel cinema, mentre tutta l’innocente bellezza e la struggente linearità dei temi di "Carrie" e di ”Vestito” trovano nella restituzione degli archi solisti una luce forse ancora inedita, concludendo la suite con un’esibizione di sapore squisitamente barocco.
A chiudere l’album è posto “Drums from far”, sapiente e virtuosistico brano multietnico e di stilizzatissima dedica alle sofferenze del Continente Nero, composto da Bandel in occasione dell’evento “AMA: Arts Meet Africa 2009” su testo di A. Baldi ed eseguito dal percussionista africano Daniel Kollé con il contributo del coro di voci bianche di Maria Francesca Polli e della notevole voce della bolognese Sabrina Kabua, definita l’”Aretha Franklin italiana”. Un sigillo e una dedica umanitari che chiudono un lavoro il cui dichiarato polistilismo non è, mai, mero esibizionismo ma fonte di sincera e toccante ispirazione.
