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01 Apr2011

Si salvi chi vuole

Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

cover_si_salvi_chi_vuole.jpgEnnio Morricone
Si salvi chi vuole (1980)
Cometa Edizioni Musicali CMT 10009
15 brani – Durata: 37’49”

 

La stagione del Sessantotto cinematografico italiano e i suoi protagonisti come Marco Bellocchio, Roberto Faenza, Salvatore Samperi, i fratelli Taviani, Pasolini, Elio Petri, Bertolucci, videro nel contributo di Ennio Morricone un elemento fondamentale e di straordinaria coerenza stilistica. Non v’era solo un comune sentire ideologico dinanzi al fenomeno e alla necessità – fortemente avvertita – di innovare nel profondo le strutture narrative e produttive del nostro cinema, ma anche – da parte del maestro romano – l’impulso ad aggredire alcuni canoni, alcuni stereotipi del comporre per il cinema di quegli anni che, per quanto riguarda l’Italia, recavano ancora le stimmate del sinfonismo postverista e impressionista caratteristico della stagione neorealista. E’ interessante però annotare che, contrariamente a quanto si poteva prevedere, il contributo di Morricone a questi film (da I pugni in tasca a Escalation, da La Cina è vicina a Cuore di mamma, da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Allonsanfan)  non si fondava, come si sarebbe potuto presumere, su quegli elementi di sperimentalismo radicale, di avanguardia, che venivano a Morricone dalla sua esperienza – proprio nel medesimo periodo – con il gruppo di Nuova Consonanza: questo aspetto era piuttosto esplorato e assaporato in film di tutt’altro genere, di “genere” appunto, anche molto “basso”, il che fa sì che gli score morriconiani di film come Il gatto a nove code, Chi l’ha vista morire?, Comandamenti per un gangster, Cosa avete fatto a Solange?, Spasmo o Gli occhi freddi della paura, tanto per citare alcuni titoli, costituiscano spesso terreni di intransigente, spericolatissima sperimentazione sonora effettuata in totale libertà creativa e molto vicini ai percorsi di improvvisazione e ricerca che Morricone andava compiendo in quel periodo sul terreno della musica extracinematografica.
 Viceversa, sul versante “engagé” Morricone preferiva piuttosto fare appello alla componente sarcastica, beffarda e citazionistica che è peculiare della sua poetica, e questa prima versione integrale in CD della partitura per Si salvi chi vuole di Roberto Faenza, tiratura limitata a 500 copie, che le Edizioni Musicali Cometa distribuite dalla Intermezzo offrono ora (trent’anni fa uscì un album con i soli primi cinque tracks titolati, insieme ad estratti da Il pianeta azzurro di Franco Piavoli), ne è una riprova.
 Cronologicamente il film, dell’80, si situa nella fase ampiamente finale di quella stagione “ribelle” (di cui Faenza aveva fatto energicamente parte con Escalation e H2S, entrambi con musica morriconiana) ed anzi già tragicamente riassorbita dalla stagione delle bombe e degli anni di piombo; il regista era allora sotto il tiro di un pesante ostracismo per via della sua strepitosa – e profetica – docufiction sulla Democrazia Cristiana Forza Italia (un ostracismo spezzato solo a partire da Sostiene Pereira in poi, ma disgraziatamente con troppi brutti film), e Si salvi chi vuole, commedia satirica molto bellocchiana con Gastone Moschin e Claudia Cardinale, ambientata nella Bologna “rossa”, tentava arditamente di ristabilire una sorta di par condicio al vetriolo (non a caso fra gli sceneggiatori figuravano Antonio Padellaro, futuro direttore dell’”Unità”, e Carlo Rossella, futuro uomo berlusconiano), irridendo molti miti della sinistra allora comunista e dei luoghi comuni dell’extraparlamentarismo studentesco. Il risultato furono stroncature come piovesse e l’oblìo generale.
 Il lavoro di Morricone si colloca come una specie di crestomazia delle sue varie “maniere”: l’iniziale marcetta “Si salvi chi vuole” ammicca apertamente a Indagine su un cittadino, ma in versione meno graffiante e più secca (xilofono e fagotto sembrano farsi gli sberleffi a vicenda); “Tarantella prima” e “Tarantella seconda” sono due esercizi folkloristici felicissimi e apparentemente naïfs mentre “Nella casa borghese” è un girovagare di armonie suadenti e indefinite che vanno a finire su un ostinato memore di Metti una sera a cena; e “Colpi di piume e tempesta”, tra assoli di chitarra basso, batteria e organo Hammond, è un pezzo smagatamente rockettaro e giovanilistico. Ma le sorprese cominciano con i tracks inediti, numerati da “Si salvi chi vuole#2” a #11, dove il lavoro del musicista romano prende decisamente la forma di un prisma inafferrabile e polistilistico che va però in precise direzioni. Il 2, pianino strimpellante all’infinito la stessa filastrocca, è un omaggio palese ai film comici del muto; il 3 alle processioni di paese del Sud con tanto di banda, e tornerà più accelerato nel 6; il 4 è la cellula melodica più malinconica della partitura, affidata al pianoforte in forma di blanda marcetta e poi raddoppiata da una voce femminile, ed è un brano che verrà riproposto nel 9 molto più rallentato e sospeso; sofisticati e carezzevoli, sempre per pianoforte, anche il 5 e soprattutto il 7, un blues salottiero e coltissimo; in pieno clima da balera siamo con l’8, clarinetto e valzerino alla Casadei ma con una linea melodica tutt’altro che rassicurante; accorato e quasi chopiniano per il gioco di abbellimenti e rubati il brano pianistico 10 mentre l’epilogo, l’11, sono due minuti e sei secondi di rullare ossessivo di tamburo e tamburello, senza null’altro. Forse il track più audace dell’intero CD.
 Nel quale, comunque, non emerge solo la tavolozza di atteggiamenti compositivi che Morricone ha sempre saputo assumere nella sua carriera, bensì anche – e forse soprattutto – la smisurata quantità di fonti e di “generi” cui la sua ispirazione inesauribile ha costantemente attinto.
                         

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Daniela Bocconi

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