01 Apr2011
Si salvi chi vuole
Ennio Morricone
Si salvi chi vuole (1980)
Cometa Edizioni Musicali CMT 10009
15 brani – Durata: 37’49”
Viceversa, sul versante “engagé” Morricone preferiva piuttosto fare appello alla componente sarcastica, beffarda e citazionistica che è peculiare della sua poetica, e questa prima versione integrale in CD della partitura per Si salvi chi vuole di Roberto Faenza, tiratura limitata a 500 copie, che le Edizioni Musicali Cometa distribuite dalla Intermezzo offrono ora (trent’anni fa uscì un album con i soli primi cinque tracks titolati, insieme ad estratti da Il pianeta azzurro di Franco Piavoli), ne è una riprova.
Cronologicamente il film, dell’80, si situa nella fase ampiamente finale di quella stagione “ribelle” (di cui Faenza aveva fatto energicamente parte con Escalation e H2S, entrambi con musica morriconiana) ed anzi già tragicamente riassorbita dalla stagione delle bombe e degli anni di piombo; il regista era allora sotto il tiro di un pesante ostracismo per via della sua strepitosa – e profetica – docufiction sulla Democrazia Cristiana Forza Italia (un ostracismo spezzato solo a partire da Sostiene Pereira in poi, ma disgraziatamente con troppi brutti film), e Si salvi chi vuole, commedia satirica molto bellocchiana con Gastone Moschin e Claudia Cardinale, ambientata nella Bologna “rossa”, tentava arditamente di ristabilire una sorta di par condicio al vetriolo (non a caso fra gli sceneggiatori figuravano Antonio Padellaro, futuro direttore dell’”Unità”, e Carlo Rossella, futuro uomo berlusconiano), irridendo molti miti della sinistra allora comunista e dei luoghi comuni dell’extraparlamentarismo studentesco. Il risultato furono stroncature come piovesse e l’oblìo generale.
Il lavoro di Morricone si colloca come una specie di crestomazia delle sue varie “maniere”: l’iniziale marcetta “Si salvi chi vuole” ammicca apertamente a Indagine su un cittadino, ma in versione meno graffiante e più secca (xilofono e fagotto sembrano farsi gli sberleffi a vicenda); “Tarantella prima” e “Tarantella seconda” sono due esercizi folkloristici felicissimi e apparentemente naïfs mentre “Nella casa borghese” è un girovagare di armonie suadenti e indefinite che vanno a finire su un ostinato memore di Metti una sera a cena; e “Colpi di piume e tempesta”, tra assoli di chitarra basso, batteria e organo Hammond, è un pezzo smagatamente rockettaro e giovanilistico. Ma le sorprese cominciano con i tracks inediti, numerati da “Si salvi chi vuole#2” a #11, dove il lavoro del musicista romano prende decisamente la forma di un prisma inafferrabile e polistilistico che va però in precise direzioni. Il 2, pianino strimpellante all’infinito la stessa filastrocca, è un omaggio palese ai film comici del muto; il 3 alle processioni di paese del Sud con tanto di banda, e tornerà più accelerato nel 6; il 4 è la cellula melodica più malinconica della partitura, affidata al pianoforte in forma di blanda marcetta e poi raddoppiata da una voce femminile, ed è un brano che verrà riproposto nel 9 molto più rallentato e sospeso; sofisticati e carezzevoli, sempre per pianoforte, anche il 5 e soprattutto il 7, un blues salottiero e coltissimo; in pieno clima da balera siamo con l’8, clarinetto e valzerino alla Casadei ma con una linea melodica tutt’altro che rassicurante; accorato e quasi chopiniano per il gioco di abbellimenti e rubati il brano pianistico 10 mentre l’epilogo, l’11, sono due minuti e sei secondi di rullare ossessivo di tamburo e tamburello, senza null’altro. Forse il track più audace dell’intero CD.
Nel quale, comunque, non emerge solo la tavolozza di atteggiamenti compositivi che Morricone ha sempre saputo assumere nella sua carriera, bensì anche – e forse soprattutto – la smisurata quantità di fonti e di “generi” cui la sua ispirazione inesauribile ha costantemente attinto.
