19 Mag2013
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

Miklós Rózsa
Providence (
Id., 1977)
Digitmovies DPDM004
15 brani + 15 bonus tracks – Durata: 51’58”

La parte finale della straordinaria carriera di Miklós Rózsa, diciamo dagli anni ’70 sino all’ultima partitura per
Il mistero del cadavere scomparso (1982, Carl Reiner), fu caratterizzata da una profondissima riflessione e rivisitazione della propria opera e del proprio percorso, toccando di volta in volta – secondo le circostanze e le committenze – i punti, gli stilemi, le caratteristiche che lungo quasi mezzo secolo avevano fatto di questo compositore uno dei più riconoscibili, dei più grandi (secondo molte opinioni, il maggiore in assoluto) e decisivi nella storia della musica per film, e forse non solo di essa.
Ciò non significa affatto che il maestro ungherese si lasciasse cooptare in mere operazioni-nostalgia o in formali riproposizioni/imitazioni di generi, film o atmosfere da lui già ampiamente esplorati nei decenni precedenti. Tutt’altro. Fu lui a raccontarci personalmente proprio nell’estate dell’82 di aver gentilmente (Rózsa era uomo di modi squisiti e di infinita affabilità mitteleuropea) ma decisamente respinto l’anno prima la richiesta dell’allora debuttante regista Lawrence Kasdan e del produttore Fred T. Gallo per la partitura di
Brivido caldo, nuova versione della vicenda immortalata dallo scrittore James Cain con “Il postino suona sempre due volte” e oggetto di innumerevoli riletture filmiche, tra le più celebri delle quali si ricordano quelle di Tay Garnett, Bob Rafelson, Billy Wilder e Luchino Visconti. E proprio riferendosi a La fiamma del peccato (1944) di Wilder, per cui Rózsa aveva scritto uno dei propri capolavori degli anni ’40, il compositore riferì di aver gelato i suoi interlocutori con la seguente, pacata osservazione: «
Ho già fatto questo film più di trent’anni fa. Perché dovrei rifarlo adesso, e male?».
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