Le montagne della luce & 3 notti d'amore & La mano lunga del padrino

Romolo Grano
Le montagne della luce (1975)
Four Flies Records FLIES DJ-04
Lato A: 3 brani
Lato B: 2 brani
Compositore, musicista e direttore d’orchestra di origine pugliese, nato il 14 Agosto 1929, Romolo Grano è celebre soprattutto per sceneggiati TV della Rai quali Nero Wolfe (1969 – 71), Ho incontrato un’ombra (1974) o L’amaro caso della baronessa di Carini (1975); per il Cinema ha invece composto solo due colonne sonore, per Ca, ira, il fiume della rivolta di Tinto Brass (1964) e Arcana di Giulio Questi (1972). Così il noto critico Ermanno Comuzio, scomparso da diversi anni, nel ‘Dizionario ragionato dei compositori cinematografici – Musicisti per lo schermo’: “Si conoscono solo due fatiche per il cinema, ma interessanti, e si è convinti che in questo settore Grano avrebbe potuto dire ulteriormente la sua…”. Purtroppo è andata in altro modo e dell’autore, oggi novantenne, ci rimangono una ventina di titoli. Tra questi, le musiche de Le montagne della luce, documentario sull’Africa programmato in televisione nel 1975 sul quale è piuttosto problematico reperire notizie. Uscite all’epoca su 45 giri, rivedono ora la luce in un LP arricchito di alcuni inediti, con tre tracce nel Lato A e due nel B. I brani sono un condensato eccellente di musica che si potrebbe definire ‘psichedelico-fantascientifica’, con la voce di Edda Dell’Orso a esaltare il tema portante di ammaliante bellezza (“Kilimangiaro”, presente anche in versione recitata da un’attrice non accreditata nel vinile), e ritmi funky jazzati (“Wayombe”), con la tromba virtuosa del mitico Oscar Valdambrini (“Kukumbe”). Il tutto superbamente arrangiato da un altro grande Maestro del nostro passato musicale, Gianni Oddi, genovese classe 1946 che nei ’70 fu sassofonista straordinario presso l’orchestra della RAI di Roma e che con il suo sax alto e il suo stile inconfondibile ha caratterizzato parecchie colonne sonore (scritte anche da lui in collaborazione con altri), come Mondo di notte oggi (1976), Io, Chiara e lo Scuro (1982) e Casablanca, Casablanca (1985).
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 410 - Giugno 2019

Piero Piccioni, Carlo Rustichelli
3 notti d’amore (1964)
Four Flies Records FLIES SJ-01
Lato A: 7 brani
Lato B: 7 brani
In principio fu un CD edito dalla CAM nel 1993 con quindici tracce della colonna sonora di 3 notti d’amore del 1964, film commedia in tre episodi diretti da Luigi Comencini, Renato Castellani e Franco Rossi, con Catherine Spaak, protagonista indiscussa e sexy che da del filo da torcere a Renato Salvatori, John P. Law ed Enrico Maria Salerno. Il programma vedeva quattro brani composti da Giovanni Fusco (episodio La vedova), due da Carlo Rustichelli (episodio Fatebenefratelli) e nove da Piero Piccioni (episodio La moglie bambina), ovvero il meglio della Golden Age cine-musicale italiana: tre nomi illustri e grandi innovatori, all’epoca, della musica per immagini. Adesso la Four Flies Records, sempre attenta a scovare e ristampare su vinile pagine del passato di ragguardevole interesse, da riscoprire per comprendere appieno che cosa manca attualmente alla Film Music sia italiana che straniera, ha confezionato un 33 giri che riporta nel Lato A sette pezzi di Piccioni e nel B cinque sempre di Piccioni e due di Rustichelli; mancano all’appello solo i brani di commento di Fusco, più sinfonici per questione di durata o verosimilmente perché della straordinaria impronta jazz tipica degli anni ’60 nella musica di Fusco non ve n’è traccia. La partitura di Piccioni, sostenuta virtuosisticamente da una big band strepitosa, richiama uno stile incomparabile e molto ‘cool’, con una sezione ritmica esotica e dinamica (“Come on Rome”, “Just For Fun”, “Big Noise”), con interventi affascinanti di flauto (“The Easy Way”) e sax baritono (“Pop’s Lolly”, “In The Early Hours”), superbamente interpretate da Gino Marinacci e Gato Barbieri.
Lo stesso Piccioni suona il pianoforte su tutte le tracce, rendendo il tutto ancora più energico, sofisticato e ricco di fascino. Il vinile possiede alcune versioni estese dei brani rispetto al CD di cui sopra e un suono eccellente che ci porta a credere che ogni pezzo sia stato inciso oggi. Insomma, un florilegio di brani pop, bossa nova, easy listening, jazz in cui non sfigurano le due composizioni di Carlo Rustichelli: un leitmotiv sensuale e trasognante con la presenza di vocalizzi femminili erotici e ammalianti.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 408 – Aprile 2019
Silvano D’Auria
La mano lunga del padrino (1971)
Four Flies Records FLIES 35
Lato A: 7 brani
Lato B: 8 brani
CD bonus contenente 19 tracce
La sempre attenta e professionalmente apprezzata Four Flies Records, in special modo rappresentata dal suo creatore, Pierpaolo De Sanctis, profondo conoscitore e appassionato della materia cine-musicale, ha pubblicato per la prima volta in vinile questa preziosa colonna sonora, in un’edizione limitata a 500 copie che include un CD con quattro tracce in aggiunta alle quindici dell’LP: La mano lunga del padrino mette superbamente assieme suadenti ritmi bossa nova, nuance jazz barocche, irresistibili frenesie funky e psichedelia sognante; da evidenziare i contributi della flautata, magica voce di Edda Dell’Orso, che incanta con i suoi vocalizzi, de I Cantori Moderni di Alessandroni, autori di splendidi abbellimenti corali, oltre alla direzione magistrale di Giacomo Dell’Orso responsabile anche degli straordinari arrangiamenti. La partitura è di quelle che si ricordano facilmente già dopo una sola frequentazione e che si ha subito voglia di riascoltare, anche non avendo mai visto il film che accompagna: un gangster movie del 1971, conosciuto anche col titolo di lavorazione Raffica, diretto da Nando Bonomi con Peter Lee Lawrence, Adolfo Celi ed Erika Blanc, dal budget limitatissimo e curiosamente riuscito lo stesso bene. Il protagonista ruba un carico d’armi al boss Adolfo Celi e viene invischiato in una storia malavitosa più grande di lui. Silvano D’Auria, pianista e arrangiatore nel periodo d’oro della RCA e della musica leggera (da Cocciante a Baglioni, da Lucio Dalla a Renato Zero, Venditti, Morandi, De Gregori, Piero Ciampi, Perigeo), che nei ‘70 scrisse per il cinema solo un paio di colonne sonore (questa e Sortilegio con Marco Ferreri), ha dimostrato di essere pienamente in grado di commentare una pellicola di genere con grande perizia compositiva e inventiva leitmotivica; ad esempio, in brani quali “Raffica – M1 – Titoli” col tema portante, variato più e più volte sempre in maniera impeccabile e originale, e nelle tracce soavi e sperimentali con protagonista la Dell’Orso, ossia “Sabina”, “Porto Cammelli”, “Streap”, “Mare” e “Raffica – Seq. 3 – Hammond Bossa”. In ogni caso, ogni pezzo è una perla.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 407 - Marzo 2019
