• News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca
  • Home
  • Legenda Recensioni
  • Recensioni
  • Cinema
  • Disclosure Day
28 Giu2026

Disclosure Day

Scritto da Dimitri Riccio. Pubblicato in Cinema

cover disclosure dayJohn Williams
Disclosure Day (Id. – 2026)
Back Lot Music
16 brani – Durata: 64’00”

L’inaffondabile, immarcescibile umanesimo che John Williams e Steven Spielberg perseverano nel volere iniettare al pianeta dove vivono è commovente, ammirevole, oserei dire da Nobel per la Pace. Sono finiti i tempi del We’re Not Alone ottimistico, utopistico, sognante e definitivo di Incontri ravvicinati del terzo tipo e di E.T..  Il Non Siamo Soli di Disclosure Day è personalizzato, individuale, dobbiamo essere chiamati per nome da una sconosciuta mai vista nell’era del neo-narcisismo virtual/social/apocalittico per rendercene conto, dobbiamo rivivere momenti privati, esperienze intime e rievocate una ad una per muoverci/commuoverci prima di tutto per noi stessi e poi per tutti gli altri esseri viventi. L’esperienza collettiva e lisergica di Incontri Ravvicinati... era per un altro mondo con un’idea forte di collettività, di movimentismi, di bene comune e di pace universale nel solco kennedian-lennoniano di quell’era. E l’esperienza personale ma infantile (quindi pura) di E.T., nella sua parabola cristologica, si stendeva come un benevolo sogno su tutta l’umanità con un che di madeleine proustiana, un profumo, un gusto che riuscì ad avvicinare la collettività di quegli anni in una catarsi limpida, sincera, lacrimante gioia di vivere che esorcizzava anche tutte le paranoie post-Watergate degli Stati Uniti e di tutto il pianeta occidentalizzato conseguentemente. 
In Disclosure Day, ultimo atto di questa trilogia degli alieni buoni spielberghiana, la nota comune resta solo il complottismo da parte dei governi per coprire il buono, il giusto, e questo la dice lunga sulla fiducia di Spielberg nelle istituzioni americane dagli anni ‘70 a oggi, nonostante il cinema di questo regista sia sempre stato tacciato di essere qualunquista e ben poco politico (cosa c’è di più politico che parlare di fratellanza universale!) mentre il resto è il tentativo sincero di riconnettere la persona, il privato, con sé stesso attraverso ciò che oggi è quello a cui dobbiamo credere di meno: l’immagine. La totale mistificazione che l’A.I. (capolavoro forse totale della filmografia di questo artista tra parentesi) sta operando e opererà nei tempi a venire fa tremare le vene e i polsi ma nonostante questo Spielberg ci prende per mano per dirci che vedere è credere, esattamente l’opposto di Incontri... ed E.T. dove credere era vedere. Affidandoci all’empatia come mezzo di comunicazione: Back to Basics verrebbe da dire. Non possiamo più comunicare con l’Altro attraverso uno strumento intellettuale e culturale come la musica, dobbiamo per forza ridiventare esseri umani, non c’è tempo per le sofisticazioni dell’altro secolo: bisogna riconnettersi prima con noi stessi come singoli e come specie per potersi dedicare quindi agli Altri e soprattutto e come sempre bisogna essere dei bambini per farcela, nel cinema di Spielberg. Solo lo sguardo scevro da qualunque pregiudizio culturale, antropologico, religioso e politico del bambino/bambino o dell’adulto/bambino possono avventurarsi nell’abbraccio empatico con l’Altro. 
Non Siamo Soli (no, purtroppo ci sono anche Trump, Vannacci, Musk e via peggiorando...) quindi, anche in questo film imperfetto, che però regala tanto di quel cinema puro che andrebbe fatto studiare nelle scuole di regia, altroché le beote messinscene egotiche e fallaci di dubbi personaggi tipo Nolan (uno che non ha la più pallida idea di cosa sia un terzo atto all’interno di una narrazione…), non siamo ancora del tutto soli perché c’è ancora John Williams con noi a dirci che musica hanno i sogni. Stordisce la consapevolezza lucida e filosofica a cui è approdata la musica del novantaquattrenne compositore newyorchese che per nostra fortuna e grazia ci lascia sbirciare ancora una volta nel suo maelstrom creativo e artistico regalandoci ancora una volta la vertigine, il rapimento e l’estasi che si provano davanti a qualcosa di miracoloso, di inspiegabile, di meraviglioso e trascendente. Non vogliamo qui fare il solito banalissimo e noiosissimo elenco di brani con commenti più o meno azzeccati e dotti a seguire, no. Vogliamo parlare dell’esperienza empatica dei ripetuti ascolti di questa partitura eclatante, di cosa ci portiamo a casa. Del nobilissimo corno che espone il meraviglioso tema esposto in “listen...”, quasi una variazione sul tema di Cinque da Amistad, che infatti raccontava di un uomo imprigionato che si libera attraverso il sapere, attraverso la rivelazione... e di quanto in questo brano ci sia tutto il sempiterno amore williamsiano per la musica inglese (Vaughan Williams, Finzi...) e di quanto l’orchestrazione e certe perorazioni degli archi ci abbiano fatto tornare a Jane Eyre e a War Horse. Raccontare di quanto “memory...” ci abbia riportato il tema di “Hide and Seek” da A.I. (con quella sua meravigliosa cantilena che è proprio l’onomatopea musicale di una mamma che chiama il suo bimbo giocando a nascondino), una pellicola dove la memoria è alla base del racconto: il ricordo di un affetto, di un amore è ciò che tiene in vita per millenni il piccolo androide David esattamente come in Disclosure Day la memoria è il mezzo per arrivare all’appuntamento finale, alla rivelazione, proprio come per David. L’estasi del pezzo per piano e archi che fa di “believe...” la nuova “Conversation” williamsiana, un tema di una semplicità disarmante, come il cinguettio di un piccolo uccellino che ci insegni una nuova lingua, rivelando al mondo tutto il sapere che c’è nell’abisso dell’eternità, la voce di un dio da troppo tempo muto che finalmente ci salva da noi stessi. I pezzi d’azione sono secchi, asciutti, millimetrici e ricordano cose tipo Black Sunday o War of the Worlds se preferite. Ma l’impasto è quello del genio all’opera, le cui risorse e capacità sono talmente allo zenit, all’apice che allora tutto è giusto, non debordante e anche una pausa, un silenzio, una sordina (herrmannianissime tra parentesi!) sono la perfezione del narrato, del musicato. Piangono gli archi di “empathy...” cercando idealmente di dare un abbraccio a chiunque stia ascoltando e correndo incontro a tutti quelli che si avvicinano per non lasciare solo nessuno. Abbracci che ci spingono delicatamente verso il coro sublime di “celestial...” che ricorda per certi versi i finali di Incontri Ravvicinati... ed E.T. col loro senso di assoluto meraviglioso e di rivelazione estatica: gesti compositivi che tornano come un benevolo flashback da lontane ma sempre presenti partiture williamsiane (ancora una volta Incontri Ravvicinati..., Images...), corde d’arpa sfiorate come fili di seta in commovente simbiosi con E.T., a sottolineare ancora una volta quanto per Williams questo film sia ideologicamente e contenutisticamente in logica conseguenza con quelle pellicole spielberghiane. Risuona il tema di “memory...” ed echeggia un che di giurassico nell’orchestrazione, nei timbri, come se la memoria da riattivare, da riscoprire fosse un gigantesco, pesante, flemmatico dinosauro che con lenta inesorabilità muove i suoi passi verso la conoscenza, il futuro, in piena simbiosi col passato più remoto, ancestrale e consapevole. Piove rugiada mattutina sulle nostre teste grazie al Maestro Williams, come una benedizione per troppo tempo attesa a restituirci le cose smarrite, le cose mai date, le occasioni perdute che non torneranno più. 
E’ la carezza che abbiamo dato e non ci è mai stata restituita. E’ la lacrima che abbiamo versato e nessuno se n’è accorto. John Williams raccoglie quella lacrima e ce la restituisce, trasformata per sempre in un diamante.

Stampa

  • Indietro
  • Avanti
CS on Spotify
soundtrackcity

Daniela Bocconi

  • Pubblicità
  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Info & Contatti

Copyright © 2017 - ColonneSonore.net | Vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti

  • News
    • Eventi & Ultime Notizie
    • Novità Discografiche
    • Concerti
    • Premi & Concorsi
    • Scuole & Corsi
    • Comunicati Stampa
  • Recensioni
    • Cinema
    • TV
    • Videogiochi
    • Musical
    • DVD
    • Libri
  • Contenuti Speciali
    • Interviste
    • Monografici
    • Dossier
    • Reportage
    • Video & Multimedia
    • Filmografie
  • Extra
    • L'angolo dei lettori
    • Archivio Rivista Cartacea
    • 1M1 Blog
  • Partners
  • Cerca