Hamnet
Max Richter
Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet, 2025)
Decca
18 brani – Durata: 67’00”

Hamnet – Nel nome del figlio, pellicola diretta da Chloé Zhao con Jessie Buckley e Paul Mescal, tratta dal romanzo di Maggie O’Farrell, coautrice della sceneggiatura, è ambientata nella Stratford del 1596, incentrata sul dolore di William Shakespeare e Agnes per la morte del figlio Hamnet, esplorando il lutto e le sue profonde ferite emotive. La partitura è scritta da Max Richter – nomination agli Oscar, Golden Globe, Bafta ed altri riconoscimenti – che così l’ha descritta: <<[come] entrare in una mappa del proprio cuore>>. “Of Earth and Heaven” è una traccia che cela quel dolore succitato, attraverso l’uso ridondante di un’arpa aggraziata su archi tremanti e nella seconda parte un lungo suono cavernoso che raggela l’anima, spezzato dal tema portante per piano solo e archi sospiranti. “Of Agnes” e “Look At Me” sono pura elegia per coro (London Voices) liricamente struggenti, con un’aura angelica che ne permea ogni nota. “Of Orpheus” è un lamento per arpa solista e archi sottesi. Richter riutilizza “On the Nature of Daylight”, già presente in Shutter Island di Scorsese e in Arrival di Villeneuve, pezzo che si addice ad uso drammaturgico. Celtiche rimembranze nella canzone fanciullesca “My Robin To the Greenwood Did Go”. “See Things That Others Don’t” si mostra lieve; per contraltare “Of the Heart” è incubo sonoro pulsante come un cuore stremato, sorretto da archi dilatati e afflitti. “Of the Sky” cela una continuativa e risonante linea synth-corale, con aggiunta di archi tenui, che vibra dentro le viscere dell’ascoltatore. Stesso prolungato sentore lo si avverte nel brano di chiusura dell’album, “Of the Undiscovered Country”, seppur più fulgente e liberatorio nel suo crescendo delicato per archi e coro, in cui il tema principale si esprime in tutta la sua beltà armonica.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2026
