Gioia mia
Alice Zecchinelli
Gioia mia (2025)
C’est midi editions
16 brani – Durata: 22’09”

Un ragazzino cresciuto in città trascorre l’estate lontano da schermi, connessioni e abitudini digitali, catapultato in una quotidianità fatta di silenzi, lentezza e giochi di altri tempi. Ad accoglierlo c’è una nonna che conosce appena, figura severa e affettuosa insieme, che impone regole semplici e attività rigorosamente analogiche. È questo il cuore di Gioia mia, presentato al 78° Locarno Film Festival e vincitore del Premio Speciale della Giuria CINÉ+, esordio alla regia di Margherita Spampinato con Marco Fiore e Aurora Quattrocchi e le musiche originali di Alice Zecchinelli. La compositrice, polistrumentista e direttrice d’orchestra, alla sua prima prova nel lungometraggio dopo varie esperienze nel teatro, nella serialità e nella rimusicazione di film muti, crea un substrato armonioso colmo di istanze emozionali, tra il classico e il moderno. “Gioia mia (Main Theme)” è una leggiadra e aerea melodia per piano e violoncello (Marco Boni) su tappetto d’archi, che prende corpo in modalità più distesa e titubante, tuttavia aprendosi nella seconda metà, con archi pizzicati, effetti synth atmosferici e i protagonistici piano e violoncello in “Gioia mia (Main Theme) – Extended”. Spensierato ma frenato in parte “Nino videogiochi”; “Pisciasotto” e “Non era Violetta” respirano di archi sospesi, synth ingarbuglianti e del cello che sospirante cerca di cantare il tema; “Nico birbante” e “Adesso ci penso” hanno un andamento liricamente toccante alla Schubert; “Calcio e telefonata” tratteggia con i suoi archi pizzicati e un modulante piano etereo una pagina aperta e sospesa al contempo, colma d’enfasi emotiva. “Corsa tra i panni” libra tra piano e cello; “Nico e Rosa (Affreschi)” è sospirante e melanconico con gli archi sullo sfondo che tentano di rischiare il tutto.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2026
