Star Wars In Concert: la musica diventa racconto
Reportage dello show-concerto delle musiche della saga di Guerre Stellari tenutosi il 26 e 27 marzo a Milano.
E' quasi scontato affermare che la Saga stellare creata dal regista George Lucas probabilmente deve una buona parte del proprio successo e della propria riuscita artistica alla oramai immortale ed emozionante musica del compositore John Williams.
La partitura di Guerre stellari è entrata immediatamente nell'immaginario collettivo degli spettatori, nell'ormai lontano 1977, grazie alla forza trascinante con cui John Williams ha riaffermato perentoriamente il primato del commento musicale sinfonico applicato al racconto cinematografico. Basti ascoltare il leggendario incipit, ossia quella fanfara in Si Bemolle maggiore che segue l'araldico trademark della 20th Century Fox firmato da Alfred Newman (uno dei numi tutelari di Williams) ed esplode improvvisamente nel nitore del primo Dolby Stereo, accompagnando i caratteri cubitali del titolo del film e il celebre “roll” del preludio: una musica che incarna lo spirito epico ed avventuroso del film, in grado di ridefinire il proprio ruolo protagonistico all'interno del testo filmico e capace di ridisegnarne possibilità e confini. E' la colonna sonora che univocamente ha riportato ad essere “alla moda” il commento musicale sinfonico nel cinema spettacolare hollywoodiano, contribuendo ad un nuovo Rinascimento dell'Ottava Arte e spianando la strada ad una nuova stirpe di compositori cinematografici che, più o meno degnamente, ne avrebbero raccolto l'eredità. Ed infine è una musica a cui l'immenso successo planetario del film arriva a regalare un'anima in grado di bucare lo schermo e vivere di vita propria come oggetto a sé. Le partiture di Williams sono tra gli esempi migliori e più brillanti del commento musicale hollywoodiano classico, ossia una musica fortemente connotata da temi musicali netti e riconoscibili (associati a personaggi e situazioni secondo la tecnica del leitmotiv) e da colori accesi e vibranti, senza mai cadere nella mera illustrazione. Proseguendo una ideale linea tracciata dai grandi compositori pionieri della cosiddetta “età dell'oro” di Hollywood (Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold, Alfred Newman, Miklos Rozsa, Bernard Herrmann), John Williams regala a Star Wars la sua anima profonda, con un corpus musicale che ha davvero pochissimi eguali nella storia della musica da film, diventando infine una delle icone più vere e durature della creazione di George Lucas.
Ed è proprio da questo elemento che sembra nascere Star Wars In Concert, un imponente show-concerto che da ormai quasi un anno sta facendo il giro del mondo. L'idea è semplice ed efficace: raccontare la storia della saga di Guerre stellari principalmente attraverso la musica di John Williams “accompagnata” da un montaggio delle immagini del film realizzato ad hoc e da una voce narrante che riassume gli eventi principali dei sei film. Insomma, quasi uno scambio delle parti, dove è la musica ad essere in primo piano, mentre sono le immagini e le parole a fare “da commento” alle note scritte dalla geniale penna del compositore newyorkese. E la musica di questi film si presta benissimo ad un ruolo protagonistico ancora più pronunciato. Ovviamente, dato che pur sempre di Star Wars si parla, lo show è concepito ed allestito come un vero e proprio spettacolo faraonico pieno di effetti speciali. Oltre ad un'orchestra sinfonica di 86 elementi e un coro di 60 (nientemeno che la Royal Philharmonic Concert Orchestra & Chorus), le immagini scorrono su un gigantesco schermo LED (18m x 10m) in Alta Definizione, mentre una serie di numerose luci illuminano il palco e “danzano” al ritmo della musica. Infine, per allettare i fan più incalliti della Saga di Lucas, a fare da cerimoniere e narratore degli interludi troviamo l'attore britannico Anthony Daniels, ovvero la voce e l'anima del droide C-3PO, unico interprete ad essere apparso in tutti e sei i film della serie. Infine, a corollario dello spettacolo, il pubblico può ammirare costumi, bozzetti e oggetti di scena originali provenienti dagli archivi Lucasfilm.
E così il 26 e 27 marzo 2010, Star Wars In Concert è sbarcato anche in Italia, al Mediolanum Forum di Assago (Milano), in tre repliche accolte con grande entusiasmo dal pubblico (rigorosamente di fans stellari, ma anche di un certo numero di bambini) presente sugli spalti. Come si diceva, lo spettacolo è concepito e realizzato più come uno show pirotecnico che non come un vero e proprio concerto di musica sinfonica, ma è evidente che ci si è voluti rivolgere ad un pubblico che andasse al di là della nicchia degli appassionati di colonne sonore. Tuttavia, la performance della Royal Philharmonic Orchestra & Chorus è stata assolutamente di altissimo livello. Diretta con grande sicurezza ed abilità dal bravo Dirk Brossé, la compagine ha sfoderato un suono pieno, brillante e compatto (strepitosa la sezione degli ottoni), purtroppo sminuito unicamente da un'amplificazione non sempre all'altezza, sebbene deve essere stato assai arduo e complicato adattare le intricate dinamiche sonore di un'orchestra sinfonica all'acustica di un palazzetto dello sport. Il merletto della scrittura williamsiana è stato pienamente restituito dalla Royal Philharmonic, grazie alla capacità di Brossé di saper dare la giusta enfasi alle sfumature della partitura. La scaletta dei brani (supervisionata dallo stesso Williams) è una degna e piuttosto completa rappresentazione dei temi e dei momenti musicali principali dei sei film: i temi sono presentati, a parte alcuni casi, nell'arrangiamento “da concerto” scritto da Williams originariamente per gli album delle varie colonne sonore (e da lui stesso diretti frequentemente nei suoi concerti). Come si diceva, ogni numero è introdotto dallo speech di Anthony Daniels ed accompagnato da un montaggio di immagini del film appositamente realizzato. Da questo punto di vista, ci è parsa piuttosto opinabile la scelta di inserire in queste clip anche estratti di dialogo dai film: una inutile distrazione che in molti momenti arrivava persino a sovrastare il volume della musica, sminuendone così l'impatto. E anche gli stessi montage davano talvolta l'impressione di essere un corollario piuttosto generico e un po' casuale, sebbene utile a collocare l'origine delle composizioni musicali e a ricordare la centralità dell'elemento visivo. Ma lo show vuole essere un'ibridazione di cinema, concerto e teatralità e, da questo punto di vista, è difficile non cedere all'entusiasmo e all'emozione dei momenti “clou”, come l'attacco mozzafiato dei “Main Titles” o l'incedere incandescente della “Imperial March” (indubbiamente la pagina di tutta la Saga che il pubblico conosce e apprezza di più), per non parlare dei miracolosi tour de force orchestrali di “The Asteroid Field”, “Here They Come” e “The Forest Battle”, momenti dove il florilegio della scrittura di Williams raggiunge vertici altissimi. Ma anche le oasi estatiche dei temi lirici come “Princess Leia's Theme”, “Across the Stars” e “Yoda's Theme” hanno beneficiato di una lettura mirabile da parte dell'orchestra.
Star Wars In Concert è dunque uno spettacolo che mira a raccontare in una forma nuova e inusuale il mito moderno creato dall'immaginazione di George Lucas. E' quasi un peccato che, talvolta, lo show sembri voler prediligere l'aspetto più “esteriore” e superficiale di questa mitologia, quando invece la musica di John Williams è riuscita ad incarnarne lo spirito più profondo, epico ed immortale. Se dipendesse da noi, lo show sarebbe stato probabilmente più simile al bis della Marcia Imperiale regalato in chiusura della serata dall'orchestra, senza alcun sostegno delle immagini dei film: perché la grande musica, come lo è quella di John Williams, anche se nasce come colonna sonora non ha bisogno di stampelle o “giustificazioni” per essere pienamente goduta ed apprezzata.
