La suggestione musicale di Tan Dun
La suggestiva rappresentazione musicale del grande film The Banquet nel concerto di Tan Dun a Santa Cecilia.
Tan Dun è sicuramente una figura di rilievo nell’attuale panorama musicale internazionale per aver saputo creare un singolare universo sonoro che poggia sull’associazione di elementi della tradizione culturale orientale con un linguaggio vicino alla sensibilità delle esperienze musicali sviluppatesi in occidente nel ventesimo secolo, dal forte anelito spirituale e contemplativo della libera scrittura modale di Olivier Messiaen fino alle vuote reiterazioni del minimalismo statunitense. Il carattere associativo ed eclettico della sua scrittura si fa normalmente apprezzare per la spontaneità espressiva, la freschezza timbrica e la fantasia ritmica. Le qualità evidenti in diversi suoi lavori come ad esempio il “Pipa Concerto”, da noi recentemente recensito, vengono peraltro sorprendentemente inghiottite dal farraginoso collage, accademico e scontato, su cui è costruita la breve “Internet Symphony ‘Eroica’”, brano eseguito in apertura del concerto diretto dal compositore all’Auditorium Parco della Musica per la Stagione Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 27 Febbraio con repliche il 1 e 2 Marzo.
Un discorso approfondito sull’eclettismo quale stile musicale sarebbe estemporaneo, solo inviterei il lettore ad ascoltare ad esempio Il “Concerto Grosso n. 1” per due violini e orchestra d’archi (1977) o “(K)ein Sommernachtstraum” (1985) per grande orchestra, espressione di una tecnica originale e di un linguaggio nuovo dai profondi contenuti drammatici ed esistenziali di Alfred Schnittke per comprendere l’abisso culturale e spirituale che separa le due composizioni dalla specie di ‘Paradestueck’ escogitato da Tan Dun. Un puro assemblaggio di suoni e motivi più o meno ricorrenti, staccato da una forte guida interiore, può essere solo un oggetto divertente ma allo stesso tempo inevitabilmente vuoto di contenuti e che quindi non arriva oltre la banalità di una sterile sperimentazione.
Ben diversa l’atmosfera trasmessa dal successivo “Crouching Tiger Concerto” per violoncello e orchestra da camera dedicato al violoncellista Yo-Yo Ma e basato sulla suite della OST composta per il film di Ang Lee La tigre e il dragone (2000). Qui ci troviamo addirittura di fronte a uno degli assai frequenti casi di scrittura musicale che nel suo intrinseco superiore risultato artistico finisce per travalicare la qualità del film per cui è stata realizzata. Il film di Ang Lee è a nostro avviso un tipico prodotto hollywoodiano carico di effetti plateali e inverosimili e estremamente superficiale nella rappresentazione del contenuto interiore. Il maggior problema si pone poi proprio in rapporto con la musica che con la sua suggestiva carica ritmica e fantasia motivica finisce nell’adempiere una triste funzione ornamentale e riempitiva nei numerosi momenti deboli del film senza peraltro quasi mai raggiungere un convincente e adeguato rapporto con l’immagine e con il dialogo. Nel “Crouching Tiger Concerto” gli strumenti orientali quali il rawap (liuto della regione di Xinjang), l’ehru (strumento ad arco di origini indiane), il tar (tamburo di origini medio orientali), il bawu (flauto in bambu) utilizzati nella scrittura originale della colonna sonora vengono sostituiti nell’ambito dell’organico di un orchestra da camera dal flauto, arpa e un vasto apparato di strumenti a percussione che includono tar, bongos, rototom e timpani. La trama musicale concepita da Tan Dun tocca nel suo terzo movimento “Silk Road: Encounters” un climax particolarmente suggestivo e atmosferico dove il violoncello solo enuncia un tema dalla forte carica melodica e dalle tonalità gravi che si muove in coinvolgente contrappunto con archi e percussioni per concludersi in suo ritorno nel carattere contemplativo della cadenza punteggiata da un’improvvisazione eseguita dal tar.
Il momento culminante del concerto Tan Dun lo ha riservato a nostro avviso nella seconda parte con l’esecuzione in prima mondiale del “The Banquet Concerto” partitura in versione da concerto articolata in nove movimenti per pianoforte solista, coro e orchestra della musica scritta per il film di Feng Xiogang The Banquet (La leggenda dello scorpione nero, 2006). Al contrario de La tigre e il dragone, con The Banquet ci troviamo di fronte a una realizzazione di grande prestigio che coniuga un lavoro di regia profondo e puntuale per una suggestiva trasposizione orientale, nelle dimensioni storiche della Quinta Dinastia della Cina del decimo secolo, dell’Hamlet di Shaekespeare concepito nella elegante scenografia e nel seducente cromatismo della coreografia di una formidabile pièce da ‘Tanztheater’. Nell’ambito della straordinaria dimensione architettonica e avvolti in un affascinante gioco cromatico i bellissimi primi piani si susseguono in magica alternanza con l’incedere maestoso del movimento delle splendide inquadrature corali nel disegnare il dramma esistenziale dell’ imperatrice Wan (superbamente interpretata da Ziyi Zhang), del principe Wu Luan (Daniel Wu) e dell’imperatore Li (You Ge), sempre tratteggiato con raffinata eleganza e accenti poetici senza mai scadere in volgare platealità e vuoto esibizionismo. Il film è stato presentato fuori concorso a Cannes e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in varie manifestazioni fra cui Venezia (Menzione speciale della giuria), Bangkok, Taipei e Hong Kong. Peraltro come avviene per moltissimi grandi film d’autore presentati in importanti festival, non ci risulta che The Banquet sia mai stato distribuito nel nostro paese, più che mai asservito a ogni stupidaggine che venga propinata oltre Atlantico.
Tan Dun ha reso onore a questo grandissimo film confezionando una colonna sonora fortemente coinvolgente in cui i forti accenti lirici e melodici dalla profonda carica romantica avvolgono una forte tensione interiore che si manifesta nello sviluppo di contrastanti atmosfere sottolineate dalle impennate ritmiche tratteggiate dagli strumenti a percussione, dagli interventi in glissando dei fiati e del coro e dai frequenti cluster scolpiti dal pianoforte. La trama musicale è dominata da un tema d’amore interpretato nella OST originale dalla cantante pop Jane Lian Ying Zhang insieme alla celebre star pianistica Lang Lang che accompagna il solitario e stringente addio alla vita dell’imperatrice Wan nella suggestive cornice del palazzo avvolto nella caduta dei fiocchi di neve.
La musica è magnificamente inserita nella struttura del film con un montaggio davvero ammirevole che le consente di raggiungere grande equilibrio e comunione con le suggestive immagini trasmesse dal lavoro di Feng Xiogang per un risultato complessivo fra i più convincenti del nuovo secolo.
Assecondato dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dai solisti Wang Bei Bei (percussioni), Amedeo Chicchese (violoncello) e Giulio Biddau (pianoforte), Tan Dun ha firmato una serata di grande interesse musicale festosamente accolta dal numeroso pubblico presente in sala. L’esecuzione in fuori programma della “Internet Symphony ‘Eroica’” in versione alternativa per orchestra e coro non ha contribuito a una sostanziale modifica delle impressioni sulla partitura sopra riportate.
