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24 Set2012

“Omaggio a Charlie Chaplin”: Luci della città e La febbre dell’oro

Scritto da Luca Villari. Pubblicato in Reportage

foto_timothy_brock.jpgReportage del Concerto “Omaggio a Charlie Chaplin”: Luci della città e La febbre dell’oro.
Direttore Timothy Brock – Mito Settembre Musica 2012

Giovedì 20 e venerdì 21 settembre sono state due serate dedicate da “Mito Settembre Musica” all'arte di Charlie Chaplin, in occasione dei 35 anni dalla scomparsa del celebre cineasta che dei propri film curava, in modo quasi maniacale, ogni aspetto: dalla scrittura alla regia, dalla composizione alla registrazione delle musiche.
Due titoli significativi sono stati scelti da Timothy Brock, direttore d'orchestra che da anni si occupa di musica per film con particolare attenzione alle partiture di accompagnamento ai film dell'epoca del cinema muto e dei primi anni del sonoro ed uno dei maggiori esperti della poetica musicale di Chaplin: Luci della città (City Lights, 1929) e La febbre dell'oro (The Gold Rush, 1925).
Entrambe le serate, ospitate all'interno dell'Aula Magna dell'Università Bocconi, hanno salutato sul podio Timothy Brock alla guida dell'Orchestra Milano Classica che ha eseguito con intensità e precisione la versione integrale delle colonne sonore dei due film accompagnando le immagini proiettate su un maxi-schermo. Luci della città é una pellicola che sa ancora divertire e conquistare il pubblico, ed é molto interessante anche dal punto di vista storiografico e della critica cinematografica perché rappresenta di fatto il primo film realizzato da Chaplin successivamente all'affermazione del cinema sonoro. Chaplin, che aveva ideato e dato vita al  personaggio del vagabondo  (The Trump) pensandolo per il cinema muto,  dovette confrontarsi con le nuove opportunità narrative offerte dalla tecnica di sincronizzazione delle immagini con il sonoro, e decidere se accogliere all'interno del proprio mondo anche l'elemento musicale, cosa che fece riuscendo a restituire al testo filmico forza espressiva, e spessore psicologico al protagonista delle sue storie di rara intensità.
Tutto il film é in realtà pensato e costruito intorno a due piani di esplorazione del mondo che passano attraverso due canali: visivo e cinestesico.
I due canali sono incarnati dai personaggi del film secondo una struttura narrativa duale tipica delle pellicole di Chaplin che si caratterizzano per il rapporto drammatico che lega il protagonista, The Trump, al mondo in una relazione dialettica, di scontro, di rivoluzione morbida ma ferma e dirompente.
Il canale visivo, razionale, é quello che domina tutti i personaggi del film al di fuori di Charlot e la fioraia che, non vedente, diviene il simbolo di un modo diverso di guardare al mondo, di sentire e leggere la realtà ed é l'unica che riesce, per questa ragione,  a vedere nel vagabondo l'uomo capace di farla innamorare.
La musica é utilizzata  da Chaplin per dare profondità alla narrazione e alla costruzione del profilo psicologico dei due personaggi, e contemporaneamente per sostenere l'azione scenica attraverso un utilizzo sapiente della funzione motorio-affettiva e motorio-illustrativa. In realtà si può pensare tutta la narrazione come un pretesto per condurre lo spettatore - attraverso una serie godibilissima di gag, pantomime, e straordinarie performance da attore, che svelano il debito di Chaplin nei riguardi del music hall e del balletto- alla scena finale in cui la fioraia, che ha ormai riacquistato la vista grazie alla generosità del suo benefattore, non lo riconosce se non toccandolo, segnando così definitivamente la vittoria del sentire sul vedere. Momento culminante quindi di tutta la narrazione, sottolineato dalla musica ricca di pathos del Finale che segue magistralmente ogni minima variazione dei sentimenti dei due protagonisti fino alla rivelazione finale: "Can You see now?".
Naturalmente grazie ad occasioni come quella offerta da Mito si può godere della forza di questa musica associata alle immagini secondo una modalità che era estranea alla stessa intenzione dell'autore che aveva composto e orchestrato queste musiche esclusivamente perché fossero incise e sincronizzate alle immagini sulla pellicola. Mai infatti Chaplin ha assistito ad un concerto-proiezione di uno dei suoi film per cui aveva realizzato la musica originale, ma l'ascolto e la visione di questa pellicola all'interno di questa modalità offre certamente allo spettatore una ricchezza in termini di esperienza estetica ed emotiva che la semplice proiezione della pellicola non riesce a dare.
Può sembrare una ovvietà, forse in realtà per certi versi lo é pure, ma non si tratta semplicemente della intensità di una esecuzione dal vivo di una orchestra confrontata con l'esperienza di ascolto dello stesso brano attraverso un supporto di riproduzione sonora, di qualsiasi tipo, quanto piuttosto di un vero e proprio intervento di spostamento dei piani comunicativi di un testo filmico. Il suono passa in primo piano imponendosi all'attenzione dello spettatore paradossalmente anche grazie alla riconquistata sua dimensione iconica (l'orchestra presente in scena, il gesto del direttore), e sopratutto perché liberata dalle costruzioni e costrizioni della fase di mixaggio.
Attraverso la fruizione del film in forma di proiezione-concerto é come se si svelasse la convinzione dello stesso Chaplin che non soltanto dal canale visivo passa il cinema, non soltanto dai nostri occhi passa la capacità di guardare, di scoprire la realtà, ma attraverso tutto il nostro corpo, tutti i nostri sensi, sopratutto anche attraverso il nostro udire ("Can You see now?").
Nel 1929 anno in cui lavorava a City Lights, Chaplin era stato il più giovane regista di sempre a vincere un premio Oscar.  Erano gli anni, dal 1923 al 1952, in cui Chaplin lavorò costantemente per la United Artist, la casa di produzione che aveva contribuito a fondare, e con la quale realizzò otto film, alcuni tra i più importanti della sua carriera (tra gli altri ricordiamo La donna di Parigi del 1923, in cui per la prima volta non figurò come interprete protagonista; La febbre dell'oro del 1925, Il circo del 1928, che ebbe una gestazione travagliata anche a causa dei problemi familiari che sfociarono nel divorzio dalla moglie).  Entrambe le pellicole proiettate nelle due serate della rassegna dedicata a Chaplin si rifanno ad una struttura narrativa comune a molti lavori del regista e produttore britannico. Il vagabondo si innamora di una donna che, per ragioni diverse, non ricambia il suo interesse, diverse vicissitudini, che danno origine a divertenti gag (mai banali anche quando ricorrono a dei consumati cliché), condurranno i due protagonisti verso l'happy end.  La protagonista femminile di City Lights era Virgina Cherrill, graziosa ventiduenne bionda, che Chaplin raccontò di aver conosciuto ad un incontro di boxe. Una delle scene più famose del film, tra l'altro, é proprio quella dell'incontro di box, caratterizzata da un tema drammatico molto efficace a cui fa seguito una scrittura stilizzata che mima e accompagna la buffa danza dei due improvvisati pugili sul ring.
Georgia Hale è invece la protagonista femminile di The Gold Rush, un’attrice celebre negli anni '20 e ' 30 che restò a lungo legata al regista, e che Chaplin aveva convocato anche per un provino per il ruolo della fioraia in City Lights.
chaplin_febbre_delloro.jpgIl materiale tematico di City Lights é decisamente ampio ed attinge alla tradizione classica e popolare, come del resto avviene in gran parte dei suoi film, compreso naturalmente The Gold Rush. Nel caso di City Lights la musica riesce particolarmente bene ad arricchire il racconto di elementi narrativi in funzione di contrappunto alle immagini, ovvero fornendo elementi aggiuntivi allo spettatore per consentirgli di comprendere meglio quanto accade sulla scena. Spesso i temi vengono associati in maniera univoca a personaggi o situazioni: é il caso del tema de "La violetera"  di José Padilla,  che Chaplin ascoltò per la prima volta nel 1926 e di cui si innamorò immediatamente. Questo é uno degli elementi tematici principali del commento musicale del film e identifica il personaggio della fioraia, e al contempo il rapporto tra lei e il vagabondo. Questo tema tornerà ogni qual volta i due saranno insieme o lui penserà a lei. lo stesso vale per il "tema del milionario"  un elegante valzer che identifica con il personaggio tutto un mondo. La "Fanfara" iniziale e lo splendido tema del " Finale", con il suo irresistibile crescendo, sono altri due elementi primari del testo musicale. La sequenza del "nightclub", coinvolgente con la sezione di ottoni robusta e piena di energia, completa la struttura tematica su cui si fonda l'intera colonna sonora, a cui vanno associati poi elementi secondari di connessione o di commento alle immagini in funzione motorio-illustrativa. Ne é un esempio la sequenza del tentato suicidio del milionario in cui il  commento musicale é caratterizzato da glissandi, arpeggi ascendenti e discendenti, accordi staccati in fortissimo, pizzicati, effetti cliché, effetti mimetici.
La musica in questo primo film realizzato da Chaplin utilizzando la tecnica del sonoro, che consentiva la sincronizzazione della musica con le immagini, risulta davvero essere un perfetto sostitutivo dei dialoghi consentendo una forza espressiva ed un controllo dell'opera che prima dell'avvento del sonoro non era immaginabile.
Per questa ragione Chaplin lavorò fino a qualche mese prima della sua scomparsa alla realizzazione delle musiche anche di quei film realizzati prima del '27, e di cui aveva potuto soltanto curare la compilazione dei cue sheet (la realizzazione delle musiche per A Woman of Paris é del 1975).
The Gold Rush, realizzato nel 1925, viene rieditato con le musiche originali nel 1942, e rientra all'interno di questo processo di arricchimento di valore semantico e poetico delle opere di Chaplin.  In entrambi i film convivono sentimenti, pathos e ironia. L' orchestra interpreta perfettamente questa straordinaria amalgama di piani emotivi differenti in cui convivono musica popolare e colta, con tante citazioni (soprattutto in The Gold Rush), l'immagine della marionetta, il retaggio della pantomima, e il tema della ribellione, dello scontro.
Nei film parlati Chaplin utilizzerà una scrittura di più ampio respiro con temi semplificati, come per La contessa di Honk Kong  in cui si può facilmente sentire come dopo Luci della ribalta Chaplin divenga più sentimentale e meno intenso (1952).
The Gold Rush vede un cristallizzarsi ed un intensificarsi dell'utilizzo della funzione motorio-illustrativa, ma anche in questo film la  dimensione emotiva  e lo spessore psicologico del personaggio nasce da un confronto sincretico tra la condizione del protagonista e la musica. É la risorsa musicale che rende possibile la coesistenza di un livello narrativo comico, ironico e il pathos delle scene più drammatiche. Importanti nella musica di Chaplin sono anche le scelte di orchestrazione, i timbri, i colori, che ne traducono e interpretano la poetica, l'intimità, il candore, la pulizia del solo che si contrappone alla caoticità del tutti, ottenuta con il sapiente utilizzo di tutta la tavolozza orchestrale.
Timothy Brock durante l'incontro con il pubblico organizzato da Mito, parlando della  Febbre dell'oro sottolineava la singolarità della scelta di Chaplin, nella riedizione del film del 1942, di inserire oltre la musica la sua voce off, in sostituzione delle didascalie. Infatti i temi musicali cantabili, molto semplici, immediati, composti per il film, sviscerati ed arricchiti di sempre nuovi elementi senza mai diventare stucchevoli, riescono perfettamente a comunicare con il pubblico ancora oggi come ha dimostrato la splendida esecuzione di venerdì sera che ha ripreso la versione originale del 1925.
Forse anche un grande cineasta come Chaplin poteva cadere vittima di pregiudizi o storture stilistiche, un motivo in più per apprezzare il lavoro svolto da Brock e la sensibilità dei curatori della rassegna che ha ospitato queste due straordinarie serate.

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Daniela Bocconi

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