21 Dic2011
Concerto IUC
Concerto IUC
Gidon Kremer, violino – Giedré Dirvanauskaite, violoncello – Andrius Zlabys, pianoforte
Musiche di Silvestrov, Gubaidulina, Shostakovich e Bach
Magnificamente articolato il programma del concerto, oltre a Sofja Gubaidulina (1931), includeva brani di Valentin Silvestrov (1937), Dmitri Shostakovich (1906 – 1975) e Johann Sebastian Bach. Volutamente o per puro caso anche in questa occasione il grande schermo rappresenta un singolare filo interiore che, seppure in modo diverso, lega i quattro compositori.
Molto interessante risulta il rapporto artistico fra i due ‘ukraini’ Valentin Silvestrov e Kira Muratova, importante regista che con enorme coraggio è riuscita a sfidare la censura sovietica e che nelle diverse difficoltà odierne che il cinema d’autore si trova ad affrontare riesce ad emergere puntualmente con i suoi lavori nei grandi festival. Fra i suoi film musicati da Valentin Silvestrov segnaliamo L’accordatore (2004) e Melodia per organetto (2009). Il nome della Gubajdulina è legato in particolare allo sconvolgente dramma giovanile Lo Spaventapasseri (1984) di Roland Bykov e a Vertikal (1966) di Stanislaw Govorushin, storia di una rocambolesca spedizione alpinistica nei monti del Caucaso, dove il linguaggio contemplativo e straniante della compositrice tartara si alterna e associa in modo magistrale alle ballate tratteggiate dalla suggestiva e indimenticabile voce del cantante e poeta Vladimir Vysockij (1938 – 1980).
A Dmitri Shostakovich è legata una delle prime partiture della storia del cinema, quella composta per il film muto La Nuova Babilonia diretto da Grigorj Kozintsev (1905 – 1973) e Leonid Trauberg (1902 – 1990) nel 1929. Il grande compositore russo ha lavorato in modo intenso per il cinema con la scrittura di quaranta colonne sonore raggiungendo risultati a volte di altissimo profilo come nel caso di Hamlet (1974) e King Lear (1971), entrambi realizzati di Grigorj Kozintsev.
Anche Johann S. Bach con la sua musica ha contribuito al raggiungimento di grandi risultati cinematografici.
Ci limitiamo ora nel ricordo di due capolavori quali Lo Specchio (1974) e Sacrificio (1986) del compianto Andreij Tarkovskij (1932 – 1986).
“Hommage a JS Bach” di Valentin Silvestrov è un pezzo concepito come un breve viaggio nell’universo armonico bachiano partendo dalla “Ciaccona” per violino solo BWV 1004 che affiora nella trama musicale in forma di metaforico eco nostalgico che riflette il suggestivo dialogo fra presente e passato.
Festeggiata nelle maggiori città europee con grandi manifestazioni ed esecuzioni di suoi lavori Sofja Gubaidulina ha raggiunto lo scorso novembre il suo ottantesimo compleanno. L’età non sembra per nulla incidere sulla sua formidabile capacità creativa se pensiamo al suo recente splendido “Fachwerk” per bayan, percussioni e orchestra d’archi, composizione ispirata all’architettura nordica del Fachwerk in costruzioni con struttura a vista. Boicottata dal regime sovietico come formalista (intellettuale e lontano dal sentire nazionale e popolare) Sofja Gubaidulina coniuga in modo straordinario nel suo linguaggio avvolto in una forte carica spirituale elementi della filosofia orientale e del misticismo ortodosso con la sensibilità dell’Avanguardia occidentale. “Rejoice!” per violino e violoncello è stato eseguito anche di recente con grande successo da Gidon Kremer e Gidré Dirvanauskaite nell’ambito dell’edizione del Festival dell’Elba 2011 (http://www.elba-music.com/). Il pezzo costruito in cinque movimenti si muove sulla dialettica dialogo-confronto fra violino e violoncello ed è inteso come la terza parte di una celebrazione eucaristica in veste di una metafora della transizione verso il superiore stadio della gioia e segue nella sua costruzione spirituale i due precedenti lavori “Introitus” per pianoforte e orchestra e “Offertorium” per violino e orchestra.
Il passaggio alla gioia in un superiore stadio di contemplazione avviene in musica con la possibilità di creare in uno stesso tratto di una corda dello strumento registri di differenti altezze.
Il tono cristallino dei flautati percorre la splendida partitura della Gubaidulina dalla ricerca contemplativa di un semplice disegno discendente nel primo movimento (Your joy no one will take away from you ) fino alla trasformazione di un cluster cromatico in una triade in modo maggiore nel quinto (Heed thyself).
Il “Trio” n. 2 op. 67 è stato composto da Shostakovich nel 1944 in ricordo dell’amico musicologo Ivan Sollertnski, direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica di Leningrado e strenuo difensore della sua arte.
La partitura accosta magistralmente accenti malinconici e contemplativi a incisività ritmica e sottile ironia e va sicuramente annoverata come una delle pagine cameristiche più suggestive del ventesimo secolo.
Superlativa la prova dell’ormai leggendario Gidon Kremer nel tratteggiare i percorsi musicali tracciati dai tre compositori in esecuzioni che illuminano il grande estro, il profondo eclettismo, la straordinaria maestria tecnica e sbalorditiva forza interpretativa del violinista lettone superbamente sostenuto e corrisposto dal pianista Andrius Zlabys nel brano di Silvestrov e dalla violoncellista Gidrè Dirvanauskaite in quello della Gubaidulina.
I tre musicisti offrono quindi un’ulteriore prova del proprio talento in una smagliante esecuzione del “Trio” n. 2 op. 67 di Shostakovich anche se si è avuta l’impressione di un primo movimento (andante) piatto e privo di tensione interiore e che avrebbe forse necessitato una più approfondita messa a punto.
Il programma della magnifica serata proposta dall’IUC viene completato nel nome di J.S. Bach.
Il pianista Andrius Zlabys si cimenta con brillante eleganza nella Fantasia e Fuga BWV 904 mentre Gidon Kremer si lancia in una stellare esecuzione della “Ciaccona” dalla “Partita” n.2 BWV 1004 per violino solo.
Il grande solista accorda una tecnica sbalorditiva a una profonda forza espressiva e con il suo fraseggio ampio e austero sa illuminare e trasmettere in modo impareggiabile la portata cosmica ed esistenziale di un linguaggio che nella sua perfezione armonica e architettonica si rivolge verso Dio e allo stesso tempo interroga l’animo dell’esecutore e dell’ascoltatore.
Grande successo di pubblico cui gli artisti hanno risposto con la versione per trio di “Elegy” del compositore boemo Josek Suk (1874 – 1935), eseguito in graditissimo fuoriprogramma.
