23 Nov2011
Abbado incontra il Cinema Russo
Abbado incontra il Cinema Russo
A Santa Cecilia le musiche di Shostakovich per il King Lear di Kozintsev
Il concerto presentato a Roma è il primo di una serie intitolata ‘L’Orchestra Mozart incontra il cinema russo’ che proseguirà nel 2012 in collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli con i film di Sergej Eizenstein Ivan il Terribile e Alexander Nevskij accompagnati dalle esecuzioni dal vivo delle rispettive musiche composte da Sergej Prokof’ev. Il Maestro Abbado ha sempre nutrito un profondo interesse per il cinema russo che ha tradotto nel 1983 in una prima concretizzazione artistica con la superba realizzazione della produzione del Boris Gudunov di Modest Mussorgskij al Covent Garden di Londra con la regia dell’indimenticabile Andreij Tarkovskij, poi immaturamente scomparso nel suo esilio parigino nel dicembre 1986.
Abbado ha successivamente commissionato nuove partiture ispirate al ricordo del grande regista russo a quattro fra i maggiori compositori del ventesimo secolo, Beat Furrer, Luigi Nono, Wolfgang Rihm e Gyoergy Kurtag, eseguite nell’ambito dell’edizione 1991 del Festival Wien Modern e oggetto di una registrazione discografica intitolata ‘Hommage à Tarkovsky’ e pubblicata dalla Deutsche Gramophone.
Il primo approccio di Abbado con il King Lear (Korol Lir) è avvenuto a Berlino il 26 aprile 2002 in occasione dello straordinario concerto di commiato dai Berliner Philharmoniker da lui guidati per undici anni.
Considerato come una delle maggiori realizzazioni della storia del cinema sovietico King Lear è stato prodotto nel 1971 dalla Lenfilm con la regia di Grigorj Kozintsev (1905 – 1973) e con la musica di Dmitri Shostakovich (1906 – 1975).
Kozintsev utilizza il testo della splendida traduzione curata da Boris Pasternak , riunisce un cast di attori di grande spessore come Juri Jaervet, Aleksej Petrenko, Donatan Banionis, Oleg Dal e Valentina Shendrikowa ed ha al suo fianco l’operatore Jonas Gritsus capace di fissare memorabili immagini dalla grande forza espressiva.
Nel contesto culturale e artistico della Russia sovietica l’intensa collaborazione fra Kozintsev e Shostakovich iniziata nel 1929 con il film muto La Nuova Babilonia (Novyj Vavilon) si è sviluppata nel corso degli anni con la realizzazione di dieci film approdando a dei risultati artistici di imponente rilievo, in particolare proprio nelle due trasposizioni dei drammi sheakespiriani Hamlet (1964) e King Lear.
Trenta anni prima nel 1941 Shostakovich aveva già avuto modo di occuparsi del King Lear con la composizione delle musiche di scena per una produzione del Teatro d’Arte Drammatica di Leningrado diretta anche in questo caso da Grigorj Kozintsev.
I due artisti sono uniti da una forte intesa culturale e spirituale e ambedue provano un profondo fascino per l’universo drammatico del grande poeta inglese.
Dolorosi avvenimenti hanno nel frattempo segnato la storia. La seconda guerra mondiale ha prodotto enormi sofferenze mentre gli ultimi anni del terrore stalinista operato dal braccio destro del dittatore Andrei Zhdanov hanno visto una spietata repressione nel mondo dell’arte e della cultura che ha colpito anche Schostakovich e Kozintsev.
Dopo la morte di Stalin avvenuta nel 1953 la Russia entra con Krushov in una fase di disgelo e la vita artistica, in particolare il mondo del cinema, ottiene evidenti benefici nel suo difficile sforzo di affrancamento dai canoni realsocialisti. Nel contesto della svolta politica nasce una nuova generazione di giovani registi chiamati ‘sessantini’ (sestidesjatniki ) che affrontano nei loro lavori tematiche sociali, etiche, storiche e spirituali in un linguaggio avvolto da una rinnovata estetica e spontaneità poetica.
Anche artisti meno giovani, fra cui Grigorj Kozintsev, trovano la possibilità di esprimere in modo più efficace e incisivo il proprio talento che era loro stata drasticamente negata in precedenza.
Il regista sulla base delle laceranti esperienze vissute negli anni dello stalinismo vede nella figura di Lear non tanto la tragedia di un singolo, di un re vagabondo nel dolore di una terra dilaniata da lotte fratricide, quanto il dramma storico di un popolo senza guida e quello di un uomo espressione di un’umanità segnata dalla sofferenza.
Il momento storico del dramma corrisponde alla fine del periodo elisabettiano con il sopravvento di un nuovo tempo che porta alla dissoluzione dei tradizionali valori religiosi, sociali e familiari.
Kozintsev traspone la trama del film in deserti paesaggi fuori del tempo attraversati da grandi masse in fuga come in una lunga marcia verso la morte in mezzo cui Lear si muove ciecamente accompagnato da Cornelia, sua unica figlia fedele.
Entrambe le partiture di Shostakovich evidenziano un taglio strutturale marcatamente sinfonico con i potenti accordi orchestrali e le legnose dissonanze che le percorrono disegnando atmosfere di violenza, distruzione, delirio e dolore e si allacciano stilisticamente a suoi grandi lavori come la Quarta, Ottava e Undicesima sinfonia.
Le Musiche di scena op 58a sono percorse da impetuosi e penetranti accenti drammatici che prendono forma nell’iniziale “Preludio” e culminano nelle sequenze de “L’avvicinarsi della tempesta” e “Accecamento” mentre l’interiore tensione narrativa viene stemperata dai toni farseschi dei Lieder pronunciati dal santo folle (jurodivij), fedele riflesso della coscienza turbata del re immerso nella sua follia errante.
Nella colonna sonora (op.137), volutamente lontana da un percorso leitmotivico e illustrativo, prevale il carattere espressivo, straniante e riflessivo di accenti tormentati volti a trasmettere la tragica inevitabilità del destino e che riflettono allo stesso tempo l’interiore lacerazione del grande musicista russo. Il linguaggio sobrio, austero ed essenziale della scrittura musicale si sposa in modo superlativo con la carica metafisica, la forza visionaria e l’atmosfera di ‘Endzeitstimmung’ trasmessa dalle immagini.
Lo ‘jurodivij’ - rappresentato in modo impareggiabile da Oleg Dal - non è qui chiamato a cantare come in teatro ma a tratteggiare con il flauto in apertura e chiusura del film gli accordi introspettivi, misteriosi e vagamente dissonanti espressione del dolore e sofferenza che percorre il drammatico cammino del Re Lear e del suo popolo.Come a Berlino anche per il concerto diretto a Roma - di cui è prevista una replica a Bologna il 23 novembre - Abbado ha tratto i brani più significativi delle due partiture unendoli in una successione che accompagna in modo nel complesso soddisfacente e con forte impatto emotivo la proiezione delle principali sequenze del film di Kozintsev.
Dobbiamo peraltro rilevare come il montaggio non sia stato del tutto impeccabile e in alcuni momenti siano emersi squilibri e sovrapposizioni fra esecuzione orchestrale, immagini e dialoghi. In particolare pensiamo alla drammatica sequenza del ‘Castello di Lear’, dove il Re sancisce la divisione del suo regno e ripudia figlia Cornelia come figlia infedele, che – a nostro avviso – appare travolta dalla inadeguata imposizione dei drammatici accordi del “Preludio” tratto dalle musiche di scena che finisce per comprometterne la tensione narrativa.
Il Maestro penetra in modo magistrale il pathos interiore e la dirompente drammaturgia sonora della musica di Shostakovich superbamente assecondato dal binomio orchestrale Mozart-Santa Cecilia, dai solisti Anna Caterina Antonacci e Anatoli Kotscherga e dal Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia guidato da Ciro Visco, fortemente espressivo nei sommessi e dolorosi accenti del brano “Lacrime”.
“La tempesta” rappresenta il brano culminante premonitore del dramma incombente che avvolge il destino del Re Lear che nel programma del concerto si allaccia dal punto di vista ideale e tematico con la fantasia sinfonica “La Tempesta” op. 18 di Tchaikovskij che ha aperto il concerto in un’avvolgente esecuzione.
La magnifica partitura si sviluppa in un percorso tematico ispirato all’omonimo lavoro letterario di Shakespeare per esprimersi in un suggestivo affresco sonoro dal forte taglio caleidoscopico che sembra rivolto a tratteggiarne i luoghi (l’isola, il mare, la tempesta…) e i personaggi (Prospero, Antonio, Ariel…) in un’alternanza di impetuosi crescendo, marcati contrasti cromatici e momenti riflessivi dalla forte
carica atmosferica.
Assecondato dal prodigioso amalgama risultante dall’incontro delle due orchestre Abbado ottiene un sontuoso impasto sonoro che impressiona per la luminosità timbrica , le raffinate gradazioni cromatiche, la straordinaria morbidezza e il profondo spessore degli archi.
Desideriamo infine segnalare il grande pregio di approfondimento dei testi del programma di sala curati dal Maestro Valerij Voskobojnikov.
Grande successo tributato da un pubblico delle grandi occasioni onorato dalla presenza del Presidente della Repubblica On. Napolitano.
