15 Mar2011
West Side Story con le sorelle Labeques
West Side Story con le sorelle Labeques per la Stagione IUC a Roma
Pur avendo radici comuni – la loro origine russa – i due musicisti hanno seguito un proprio cammino artistico dal punto di vista compositivo con risultati estetici e espressivi alquanto differenti.
Gershwin cerca con risultati alterni di coniugare la tradizione musicale afro-americana, in particolare l’universo jazzistico, con l’austero linguaggio e l’estetica architettonica della musica colta europea con lo sguardo rivolto in particolare all’impressionismo francese.
Egli ha legato il suo nome ad alcuni musical di successo come Fanny Face (1927) e a musical cinematografici come Voglio danzare con te (1937) di Mark Sandrich e Follie di Hollywood (1938) di George Marshall.
Katia e Marielle Labeques rendono la sua celebre “Rapsody in blue” in un’esecuzione di grande equilibrio che affascina per il raffinato virtuosismo , il grande senso timbrico e ritmico e la capacità di mitigare l’ interiore languore espressivo e prosaico della scrittura musicale esaltandone piuttosto il carattere sognante e atmosferico.
La partitura di Gershwin è stata anche utilizzata per la colonna sonora del film Fantasia 2000, seguito del celebre film musicale del 1940 realizzato dalla Walt Disney.
Assolutamente affascinanti nella loro spontanea ricerca ritmica e armonica, avvolti in un marcato clima impressionista e guidati da un sorprendente respiro meditativo i “Tre Preludi” (si bemolle maggiore – do diesis minore – mi bemolle minore), composti nel 1926, si rivelano nelle mani delle sorelle Labeques come un pezzo di sorprendente eleganza espressiva.
Leonard Bernstein (1918 – 1990) compositore, pianista e direttore d’orchestra appartiene alla generazione successiva a quella di Gershwin. La sua folgorante carriera di direttore d’orchestra lo ha portato a dirigere le maggiori orchestre del mondo incluso i Wiener- e i Berliner Philharmoniker con i quali ha realizzato importanti registrazioni discografiche. Particolarmente apprezzate dalla critica sono state le sue interpretazioni di autori come Haydn, Schumann e Mahler. Il carattere estroverso e versatile di Bernstein si riflette pienamente nel suo stile compositivo caratterizzato da un forte eclettismo, grande libertà espressiva, fantasia cromatica e ritmica.
Lontano da ogni forma di radicalismo d’avanguardia, al pari di Gershwin, anch’egli tenta con successo una sintesi stilistica fra le tradizioni musicali del vecchio e del nuovo continente, con grande spontaneità e maggiore spregiudicatezza accoglie nel suo linguaggio citazioni banali e jazzistiche, riferimenti di musica sacra (canti ebraici) e popolare, figure ritmiche politonali di impronta neoclassica che ricordano Stravinskij e Prokov’ev per arrivare a crescendo di velato taglio rossiniano come nella sua opera Candide. In campo cinematografico il suo nome è legato unicamente a tre lavori, la versione filmata del musical On the Town (Un giorno a New York, 1949) di Stanley Donen e Gene Kelly, On the Waterfront (1954) di Elia Kazan con Marlon Brando grande protagonista e soprattutto West Side Story (1961), pluripremiato film di Robert Wise e Jerome Robbins, trasposizione filmica dell’omonimo musical allestito a Broadway alla fine degli anni cinquanta.
La sua riluttanza a lavorare per il grande schermo era dovuta principalmente agli enormi compromessi e rinunce che il musicista si trova normalmente a compiere per volontà del regista al momento del montaggio della musica, spesso ridotta, a suo avviso, a un ruolo irrilevante.
La sua partitura composta per il musical West Side Story, firmato dal Regista Jerome Robbins e dal celebre paroliere Stephen Sondheim e adattata per la successiva realizzazione filmica, rimane comunque un prestigioso contributo musicale per il grande schermo, insignito con l’Oscar quale migliore colonna sonora.Del resto come dimenticare temi suggestivi come “Maria”, “Tonight” o “America” , divenuti Hits che ci hanno accompagnato negli anni sessanta?
West Side Story è una coinvolgente trasposizione moderna dal forte contenuto sociale del dramma di Romeo e Giulietta ambientato nell’Upper West Side a New York e che vede contrapposte una gang di strada locale a un gruppo di portoricani e dove i due protagonisti positivi appartengono ovviamente alle fazioni opposte.
La forte impronta ritmica e timbrica e una incisiva carica atmosferica trovano nella scrittura di Bernstein un ammirevole equilibrio cui fa riscontro anche un soddisfacente montaggio delle immagini.
Particolarmente suggestiva è apparsa la versione realizzata da Irwin Kostal per due pianoforti e percussioni presentata nel concerto dell’IUC, in cui il formidabile virtuosismo del duo Labeques si associa alle avvolgenti evoluzioni dei solisti venezuelani Pablo Bencid e Gonzalo Grau e ne esalta in modo magistrale le raffinate gradazioni ritmiche.
L’eleganza del tocco delle sorelle francesi insieme alla straordinaria musicalità di Pablo Bencid e Gonzalo Grau, impegnati nei vari pezzi con batteria, tamburo jazz, bongos, nacchere e – come nel caso di “America” – anche con semplice clapping, caratterizzano un’esecuzione volta ad evidenziare le qualità strutturali della composizione che, anche lontano dalle immagini per cui è stata scritta, presenta una solida valenza architettonica e diventa un’esperienza concertistica di grande pregio.
La tensione espressiva, ritmica e virtuosistica raggiunge in “Mambo” e “America” i due momenti culminanti, sottolineati dall’entusiasmo del pubblico con applausi a scena aperta e puntualmente ripetuti poi fuori programma dagli esecutori. La scrittura di Bernstein d’altra parte è percorsa anche da una forte vena romantica e melodica particolarmente evidente nei brani “Maria”, “I Feel Pretty”, “One Hand”, “One Heart” e “Tonight” rese con grande raffinatezza espressiva da Katia e Marielle Labeques, accolte insieme a Pablo Bencid e Gonzalo Grau con lunghi e calorosi applausi da parte di un pubblico straripante stipato in ogni angolo della sala.
