03 Mar2011
Curiosità filmiche e musicali dalla Berlinale 2011

Curiosità filmiche e musicali dalla Berlinale 2011
Precedenza assoluta a una vera opera d’arte – Gran Premio della Giuria e Orso d’Argento – A Torinòi Lo’ (The Turin Horse) dell’ungherese Bela Tarr – girato in b/n, un film dalla straordinaria introspezione drammatica, profonda carica espressiva e interiore forza metafisica. Secondo all’iraniano Jodaeiye Nader Az Simin (Nader and Simin, A Separation) di Asghar Farhadi, riteniamo esclusivamente per motivi politici. In superlativa simbiosi con la forza delle immagini la scrittura musicale di Mihaly Vig – da anni fedele collaboratore del regista ungherese - ricorre a sonorità sobrie, fortemente austere, dagli accenti lamentosi e dal carattere spigoloso che avvolgono il tema esposto dagli archi che torna con impressionante cadenza nel corso del film volto a sottolineare lo scorrere della vita e il ripetersi di rituali gesti quotidiani da parte dell’uomo.
Di grande interesse sia dal punto di vista del suo tormentato contenuto esistenziale e metafisico avvolto in una raffinatissima veste fantascientifica e gratificato da una spettacolare tecnica fotografica e dalla affascinante scrittura musicale che percorre ininterrottamente le immagini in modo quasi ossessivo è risultato il nuovo film di Alexander Zeldovich Target (Mishen) presentato nella sezione Panorama. La trama del film è proiettata nella Russia di un non lontano futuro del 2020, paese prospero i cui cittadini si dimenano in lussurioso consumismo. Alcuni personaggi che ricoprono importanti ruoli nella società sono spinti dal desiderio di esplorare una zona di tarkovskiana memoria che emana radiazioni che prolungano la gioventù, ma alcuni di loro vengono travolti dalle forze perverse di un tragico gioco.
Inevitabile, come già in passato, l’associazione di Zeldovich con Leonid Desyatnikov, uno dei maggiori compositori russi viventi che confezione una partitura a dir poco imponente, estremamente variegata, atmosferica e contrastata, percorsa da una sottile vena ironica che coniuga magistralmente accordi jazz a stranianti soluzioni armoniche atonali, arrangiamenti di temi popolari cinesi a lunghi disegni tematici punteggiati da insistenti ricami ritmici per associarsi in modo affascinante e superlativo all’imponente incedere delle sconvolgenti immagini che a volte sfiorano il delirio, rimanendo peraltro sempre perfettamente aderenti al suggestivo lavoro.
Ricordiamo Leonid Desyatnikov in una sua altra rimarchevole partitura scritta sempre per un lavoro di Alexander Zeldovich, Sakat (Tramonto, 1991) e fatta conoscere al grande pubblico dal violinista Gidon Kremer e dalla sua formidabile Orchestra Kremerata Baltica nella registrazione discografica ‘Le Cinema’ (Cd Teldec 0630-17222).
Vorremmo citare poi il film tedesco Wer wenn nicht wir (Chi altro se non noi) realizzato da Andres Veiel, interessante storia di Bernwald Vesper (magistralmente interpretato da August Diehl) e Gudrun Ensslin protagonisti dell’inizio dell’onda terroristica – subito prima della formazione della RAF - che ha sconvolto la Germania degli anni settanta.
Nella sua partitura dagli accenti tormentati e drammatici Annette Focks inserisce anche alcune rock-hits dell’epoca. Della compositrice tedesca abbiamo potuto riascoltare l’avvincente colonna sonora composta per il bellissimo film Poll di Chris Kraus, Gran Premio della Giuria al Festival di Roma 2010 e riproposto per una sera nell’ambito della Berlinale e comunque in visione nel mese di Febbraio in numerosi cinema della capitale tedesca. La registrazione discografica da parte della Normal-Records sarà oggetto di una prossima recensione. Fra i film che ci hanno colpito vorremmo inoltre segnalare El Premio, dramma giovanile, film intenso e coinvolgente di Paula Markovitch per una coproduzione messicano-argentina, Orso d’argento per le riprese (Wojchiek Staron) e per la scenografia (Barbara Enriquez) con interessante commento musicale perfettamente inserito nelle immagini curato da Sergio Gurrola.
Nel corso della Berlinale la città tedesca non è soltanto cinema ma offre come sempre un’intensa vita musicale e forse non a caso a volte con esecuzione di lavori scritti da compositori direttamente o indirettamente legati al grande schermo. Vorremmo quindi con piacere segnalare le avvincenti e scintillanti interpretazioni che hanno caratterizzato il concerto del 20 febbraio diretto dal giovane maestro finlandese Hannu Lintu alla guida del Deutsches -Symphonie-Orchester Berlin con lavori di Esa-Pekka Salonen, Dimitri Kabalevsky e Gustav Holst.
Dell’eclettico compositore-direttore d’orchestra finlandese Esa Pekka Salonen veniva presentato “Insomnia” un breve pezzo avvolto in un suggestivo tessuto armonico politonale e percorso da intriganti disegni ritmici e timbrici festosamente accolto da lunghi applausi dal numeroso pubblico accorso alla Philharmonie.
Come molti compositori classici del novecento russo Dimitri Kabalevsky, contemporaneo di Shostakovich, ha intensamente lavorato per il cinema e composto partiture principalmente per un regista fortemente allineato al regime quale Grigorij Roshal ma anche per un regista più aperto alla sperimentazione quale Michail Kalatozov, del quale ricordiamo Quando volano le cicogne (Palma d’oro a Cannes nel 1957) e La Tenda Rossa (1969) con la suggestiva partitura composta da Ennio Morricone.
Kabalevskij del resto era un musicista molto apprezzato dal regime anche per il suo rifiuto di percorrere strade moderniste come invece avvenne per Alfred Schnittke, vittima di pesanti boicottaggi e emarginazioni.
Nel Concerto per violoncello n. 2 la sua scrittura musicale liberata comunque da ogni scoria di taglio enfatico-celebrativo presenta un accentuato virtuosismo associato a interessanti momenti riflessivi e viene resa in modo superlativo dalla tecnica imponente e dall’interiore forza interpretativa del violoncellista Misha Mayer, magistralmente sostenuto dal suntuoso suono prodotto dall’orchestra berlinese guidata da Hannu Lintu.
Che dire di Gustav Holst e dei suoi Pianeti? La sua partitura ha sicuramente influenzato molte colonne sonore a cominciare da Star Wars di John Williams, ma il motivo di Marte lo troviamo anche nel Gladiatore…
Suggestiva scrittura che unisce un raffinato cromatismo a una sottile carica impressionista che nel magnifico movimento finale del mistico Nettuno evoca chiaramente le debussiane Sirenes.
Le qualità sonore della falange berlinese vengono esaltate dal Maestro Hannu Lintu che ottiene un suono morbido e avvolgente in un’esecuzione che coglie il lavoro di Gustav Holst nelle sua incantata opulenza timbrica e intensità atmosferica.
Dal canto suo, un’altra grande compagine berlinese, la celebrata Staatskapelle Berlin che vanta Daniel Baremboim come direttore artistico e musicale, guidata il giorno 21 febbraio dal Maestro Ingo Metzmacher, si esibiva in una vibrante esecuzione, asciutta, essenziale e lontana da compiacimenti estetizzanti della “Settima Sinfonia” di Dimitri Shostakovich, anche denominata ‘Leningrado’ in quanto composta nel tempo dell’assedio nazista alla città baltica. Questa imponente partitura dal carattere drammatico quanto anche celebrativo è stata utilizzata in parte quale colonna sonora delle versione russa del celebre film muto di Eizenstein La Corazzata Potemkin (1925) in occasione del suo restauro avvenuto nel giubileo del cinquantennale nel 1975 e da quel momento mantenuta nelle successive edizioni Video e DVD.
Per la versione tedesca del film il compositore Edmund Meisel (1894 – 1930) scrisse nel 1926 una delle prime grandi colonne sonore della storia del cinema dalla forte impronta sinfonica che riscosse l’incondizionato apprezzamento del regista lettone.
