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18 Feb2011

La Suite dal Gattopardo

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

filmografie_rota.jpgLa Suite dal Gattopardo e il concerto per piano di Nino Rota per la stagione sinfonica di Santa Cecilia a Roma

Nel concerto diretto nei giorni 12, 14 e 15 gennaio per la Stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il Maestro Nicola Luisotti ha evidenziato una notevole versatilità di interprete conducendo l’ascoltatore  attraverso un percorso musicale di grande interesse che vedeva l’accostamento di due mondi sonori alquanto distanti. Appariva coraggiosa l’idea del Maestro, attivo prevalentemente in campo operistico, di affrontare nella prima parte del concerto una grande pagina del repertorio classico come la Quarta Sinfonia op. 60 di Beethoven, lavoro  composto dal maestro tedesco nel 1807, periodo particolarmente fecondo che ha visto anche la nascita di capolavori quali il Quarto Concerto per piano e orchestra op. 58 e del Concerto per violino e orchestra op. 61.
Grandi interpreti della sinfonia sono stati  in passato Wilhelm Furtwaengler, Eugen  Jochum, Carlos Kleiber e più recentemente nelle stagioni dell’Accademia Wolfgang Sawallish e Kurt Masur.
Collocandosi nel mezzo di due partiture dai penetranti  accenti drammatici e dall’imponente architettura  come la Terza e la Quinta Sinfonia, l’elegante classicismo e la sognante olimpica serenità che  percorrono  la Quarta vengono spesso  rappresentati con sbrigative letture di routine che non arrivano a cogliere  l’opera nella sua giusta dimensione  e portata artistica.
Assecondato in modo brillante con un suono trasparente e morbido da un’orchestra in piena forma, l’interpretazione  di taglio classico impressa alla partitura dal Maestro Luisotti  impressiona al contrario per l’intensità e la limpidezza espressiva, per l’ampio respiro del fraseggio nella sua nitida articolazione,  l’equilibrio del disegno architettonico che tendono  a proiettare il lavoro beethoveniano in  un’avvolgente visione romantica.
Conosciuto prevalentemente per il suo intenso lavoro svolto per il grande schermo, in particolare per la sua collaborazione artistica con Federico Fellini, allievo di Pizzetti e Casella, Nino Rota (1911 – 1979) è un’eminente figura musicale del novecento italiano, compositore fortemente prolifico anche in campo classico e teatrale.
Tenutosi sempre lontano dalle avanguardie sperimentali del serialismo, Rota, come del resto Shostakovich, ha sempre considerato la melodia come base di un linguaggio musicale, comunque moderno  nella sua spontaneità e freschezza espressiva. Pur avendo composto quasi duecento partiture extra cinematografiche, solo di recente il suo enorme lavoro creativo è stato oggetto di interesse da parte delle case discografiche e delle istituzioni musicali.  Di Rota il grande violinista Gidon Kremer  propone spesso insieme alla sua formidabile orchestra Kremerata Baltica  l’intrigante Concerto per archi oltre ad arrangiamenti di sue colonne sonore.
Riteniamo degna di lode  la scelta dell’Accademia di Santa Cecilia  di  aver fatto  conoscere al suo pubblico il volto di Rota anche quale compositore classico con una folgorante esecuzione del Concerto in do per pianoforte e orchestra,  partitura scritta nel 1959 e dedicata al pianista Arturo Benedetti Michelangeli (1920 – 1995) al quale lo legava una profonda amicizia.
Il lavoro evidenzia l’esuberante fantasia ritmica e la ricchezza timbrica proprie del compositore milanese.
Il suo tessuto armonico è percorso da un sottile cromatismo e da una impetuoso  impulso ritmico che nel terzo movimento, associato ad una incisiva carica satirica,  evoca le graffianti trasfigurazioni lasciate da Shostakovich in alcuni delle sue più compiute scritture.
In perfetta intesa con un orchestra che si distingue per una sorprendente compattezza e precisione di stacchi, il giovane pianista Giuseppe Albanese affronta il  lavoro di Rota con grande determinazione  evidenziando uno sbalorditivo  virtuosismo  e una solida preparazione. Del compositore milanese egli propone in fuori-programma anche un sognante valzer.
Ovviamente il pianista è atteso  alla prova delle sue qualità di interprete anche  nel suo futuro confronto con i  grandi lavori del repertorio  classico-romantico.
Il concerto presentava in chiusura  l’esecuzione della “Suite”  dalla colonna sonora composta dal musicista milanese  per il film Il Gattopardo, realizzato da Luchino Visconti nel 1963, un pluripremiato cult-film passato alla storia anche per il suo superbo cast di interpreti fra cui ricordiamo Burt Lancaster, Paolo Stoppa, Alain Delon e Claudia Cardinale.
Il Gattopardo, ambientato in Sicilia negli anni dal 1860 al 1862 che videro lo sbarco di Garibaldi a Marsala e  la successiva annessione dell’isola al regno sabaudo, è un’imponente rappresentazione della fine di un mondo, dei suoi ideali e privilegi, di una classe e di un ambiente esclusivo e elitario e l’inizio di un nuovo regno dominato da una  borghesia opportunista, trasformista  e affaristica. Il tramonto del regno siciliano e della sua nobiltà viene tratteggiato  da Visconti in una grandiosa realizzazione scenografica, punteggiata da  accenti melanconici,  che si muove in un sontuoso gioco di colori e in una cura ossessiva del dettaglio ma la cui irresoluta forza narrativa solo in parte consente alle immagini di trasmettere l’ interiore pathos poetico e il senso di inevitabilità del dramma.
Nino Rota era  apprezzato nel mondo del cinema per la sua straordinaria capacità di assecondare e tradurre le idee musicali dei registi con cui lavorava,  con questo molto spesso rinunciando al desiderio di far ascoltare la propria musica con maggiore spontaneità  attraverso le immagini, realizzando peraltro sempre scritture estremamente funzionali e efficaci percorse da una  formidabile vivacità  tematica e ritmica. Fra i suoi lavori più riusciti vorremmo ricordare la musica scritta per Delitto sotto il sole di René Clement e quella realizzata per La strada di Federico Fellini.
Con Visconti Rota aveva già collaborato curando la musica dei film Senso (1954), Le notti bianche (1957) e Rocco e i suoi fratelli (1960).
La partitura realizzata per Il Gattopardo evidenzia una marcata impronta sinfonica, un carattere sognante  con forti tinte nostalgiche espresse con accenti misurati e con una strumentazione raffinata che evitano ogni sconfinamento in decadente languore.
Riteniamo interessante sottolineare che l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia  guidata da Franco Ferrara  ha tenuto a battesimo la partitura nella registrazione utilizzata per la colonna sonora del film.
La “Suite” proposta nel concerto diretto dal maestro Luisotti non include le musiche che in diverse forme danzanti (valzer tra cui un inedito di Giuseppe Verdi, polka, mazurka, quadriglia)  accompagnano la lunga sequenza del ballo, momento culminante del film,  che sancisce l’unione fra Tancredi, nipote del principe Fabrizio Salina e Angelica, figlia del ricco e potente sindaco del paese di Donna Fugata, proiettandone il cammino nella nuova  ascendente società.
La sequenza del ballo  rappresenta forse il momento  in cui la musica, finalmente in adeguato equilibrio con le immagini,  acquisisce un ruolo vitale e non soltanto esornativo come al contrario avviene soprattutto nella prima parte del film,  dove a causa di un precario montaggio si trova a volte  soffocata in frequenti sovrapposizioni di dialoghi e rumori di scena, viene spesso utilizzata in sottofondo  e ridotta in una frammentazione che nel corso della visione ne compromette  la percezione  del  suggestivo disegno architettonico, del suo smalto timbrico e della sua ricchezza  melodica.
L’esecuzione proposta dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha il merito  di aver fatto conoscere al pubblico la magnifica scrittura di Nino Rota, in particolare proprio alcune delle parti che nel film per motivi tecnici emergono con minore evidenza.
Il  Maestro Luisotti  da prova di sensibile interprete nel plasmare un sontuoso affresco sonoro carico di pathos, illuminando il raffinato tessuto armonico della partitura e tratteggiandone in modo elegante la delicata sensualità timbrica. La musica estrapolata dalle immagini riacquista in questo modo il suo intrinseco valore oltre che la sua consequenzialità architettonica e  l’ascolto diventa in questo modo un esperienza di elevato interesse coronata dal pubblico  con lunghi applausi.
 
 

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Daniela Bocconi

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