Banning
Quincy Jones
Il club degli intrighi (Banning, 1967)
La-La Land Records – LLLCD1554
20 brani - Durata: 59'00"

Colpo grosso della La-La Land Records che pubblica - per la prima volta assoluta in CD edizione limitata - la colonna sonora composta da Quincy Jones per Banning (Il club degli intrighi), film del 1967 diretto da Ron Winston, su sceneggiatura di James Lee e soggetto di Hamilton Maule, prodotto da Richard Berg per la Universal Pictures e girato negli Universal Studios a Universal City, California. Nel cast Robert Wagner (nei panni del protagonista Mike Banning/Mc Dermot), Anjanette Comer (Carol Lindquist), Jill St. John (Angela Barr), James Stockwell (Jonathan Linus), James Farentino e Gene Hackman (Chris Patton e Tommy Del Gaddo). Robert Wagner interpreta Mike McDermot, un playboy giocatore di golf professionista in ascesa, che - espulso dal circuito per presunti imbrogli - è costretto a darsi da fare per guadagnarsi da vivere. Decide allora di cambiare nome in Mike Banning ed accetta un lavoro come assistente professionista presso “El Presidente Country Club”, anche per aiutare a pagare il debito di gioco del suo vecchio amico e socio Doc Brewer. La sua presenza suscita immediatamente l’interesse di due donne “aggressive”: Angela Barr, una ricca aristocratica, e Cynthia, la moglie del top golf player Jonathan Linus, ma Banning si ritrova attratto dalla direttrice del club, Carol Lindquist, una vedova con una giovane figlia, ignara di essere l’amante di Linus. Dopo che Banning viene a sapere che Cynthia aiuta suo padre, J. Pallister Young, a imbrogliare a poker, lo ricatta facendogli organizzare un “Calcutta”, un torneo speciale con un enorme premio in denaro.
I partner principali della partita saranno Banning e Richard Tyson (nipote di Young) contro Young ed il giovane caddie Chris Patton. Prima del torneo, il risentimento di Patton per la posizione assunta da Banning nel club sfocia in una violenta rissa e Patton finisce con un polso rotto; viene sostituito da Linus, che tenta di squalificare Banning sottolineando che una volta aveva cercato di imbrogliare un match, ma Young ha saputo da Cynthia che era stato proprio Linus ad incastrare Banning, e così il “Calcutta” può svolgersi nei tempi previsti. Tyson e Banning vincono, e questi lascia la sua parte di denaro per pagare il debito di Doc Brewer. Nel finale Banning lascia per sempre il Country Club, chiedendo a Carol e alla figlia di andare via con lui.
Il film fa parte di quei prodotti cinematografici, tipici della produzione studio Universal di metà degli Anni Sessanta, nei quali coesistevano generi e registri diversi in un’unica sceneggiatura: il plot ambientato nel mondo del Golf professionale è virato verso atmosfere da noir ed action movie, senza disdegnare elementi comici, sexy, drammatici e romantici. Un pot-pourri esagerato, ma sicuramente gustoso, reso accattivante dalla fotografia contrastata in Technicolor, e coeso proprio dalla musica del grande Quincy Jones. L’atmosfera sofisticata del film - sospesa tra le ambientazioni lussureggianti degli esclusivi Country Clubs e gli eleganti completi da Golf dei protagonisti – è sostenuta in maniera perfetta dallo score del compositore afro-americano, che per primo tra i musicisti e compositori della sua comunità è riuscito a guadagnarsi una posizione anche nel campo delle colonne sonore. Dopo essersi fatto un nome nel circuito del jazz – prima come trombettista, poi come arrangiatore e big band leader – dopo aver studiato composizione ed armonia a Parigi con Nadia Boulanger ed Oliver Messiaen, nei primi anni Sessanta Quincy è pronto per il debutto nel mondo degli score cinematografici: nel 1961 l’episodico lavoro per il film indipendente svedese The Boy in the Tree, realizzato con una big band di musicisti scandinavi, poi nel 1964 l’esordio vero e proprio con Sidney Lumet per The Pawnbroker (L’uomo del banco dei pegni), e da quel momento una carriera che lo porterà a scrivere la musica originale per oltre 40 film e le sigle di alcune serie e show televisivi di successo, come, tra gli altri, Ironside, Sanford & Son, The Bill Cosby Show (I Robinson) e Roots (Radici).
Nel 1967 Quincy Jones è, dunque, impegnato come A&R della Mercury Records, come arrangiatore e produttore discografico ed, oltre che a Banning, sta lavorando ad almeno altri 3 importanti lavori per il cinema: Enter Laughing, commedia musicale ed autobiografica di Carl Reiner, In the Heat of the Night (La calda notte dell’Ispettore Tibbs), poliziesco di denuncia diretto da Norman Jewison (in nomination ai Grammy per Miglior Colonna Sonora Originale) ed il famigerato In Cold Blood (A Sangue Freddo), diretto da Richard Brooks e tratto dal romanzo omonimo di Truman Capote, a sua volta basato su un cruento fatto di cronaca realmente accaduto. In quel momento Quincy risulta essere sicuramente ancora agli esordi come compositore per il cinema - con una manciata di lavori nel genere noir/thriller per Columbia Pictures e registi come Sidney Lumet, Sidney Pollack ed Edvard Dmytryk - ma questa commissione per la colonna sonora di Banning rappresenta un primo contatto con la Universal Pictures e con un budget più alto che gli consente di sfruttare un’orchestra di 55 elementi! Il Maestro decide, così, di comporre un tema principale caratterizzato da una melodia semplice e cantabile, ricorrendo però ad una variegata ricchezza di colori per le orchestrazioni, con una ricerca armonica e timbrica ed una complessità di articolazione interna nella scrittura per l’orchestra, che non aveva mostrato prima. Joseph Gershenson è il direttore musicale, mentre Quincy dirige - in due sessioni nel gennaio del ‘67 agli Universal Scoring Stage di Hollywood - questa grande orchestra che, oltre agli archi, comprende rinomati top session players della West Coast (che hanno inciso una quantità innumerevole di lavori per il cinema e la televisione, sotto la direzione di diversi compositori e direttori d’orchestra): tra gli altri Bud Shank, Gene Cipriano e Jack Nimitz (flauti e sassofoni), Maynard Ferguson e Pete Candoli (trombe), Mike Barone e Dick Nash (tromboni), Herb Hellis, Bob Bain e Howard Roberts (chitarra elettrica), Ray Brown e Chuck Berghofer (contrabbasso), Carol Kaye (basso elettrico), Dave Grusin, Don Randi e Artie Kane (piano, organo e Harpsichord), Earl Palmer e Louis Bellson (batteria), Emil Richards e Sam Goldstein (percussioni).
L’atmosfera musicale orchestrata da Quincy Jones per Banning ruota intorno a quel sound Jazz da Jet Set, reso celebre al cinema dalle partiture di Henry Mancini (non a caso un compositore che Quincy Jones amava e che aveva “studiato” approfonditamente in un lavoro come “Quincy Jones Explores the Music of Henry Mancini” (Mercury Records, 1964)): un cocktail equilibrato di archi, ottoni, ance, legni, percussioni e strumenti elettrici. Il main title theme costituisce, come di consueto ai tempi, il leit motif della colonna sonora: lo ascoltiamo in 2 alternate takes, come utilizzato nei titoli di testa del film, con introduzione e fanfara per il Logo Universal e l’esposizione in forma di ballad per archi, ottoni, legni, ance, ritmica e voce femminile (purtroppo non identificata nelle, pur esaustive, liner notes di John Burlingame) che canta la melodia senza parole, mentre una serie di solisti si evidenziano alla tromba, alla chitarra elettrica e all’Harpsichord. Seguono una serie di variazioni del tema, utilizzate a sottolineare momenti diversi della narrazione: “Members only”, un breve jazz waltz per orchestra e voce femminile, con clavicembalo e flauto in evidenza - “The Eyes of love (Instrumental)”, per quartetto jazz, con piano e chitarra elettrica in a solo - “Banning can’t forget”, bossa-jazz per grande orchestra, con un fantastico gioco di voicing del basso elettrico di Carol Kaye doppiato dal contrabbasso di Ray Brown ed il pizzicato degli archi - “Relay chase”, in cui una prima parte drammatica per orchestra sinfonica sfocia nell’esecuzione del tema per voce ed orchestra in stile anni ‘20 – “Poker / Take Tea...”, una delle composizioni più belle del disco (con un’orchestrazione che richiama Bernard Herrmann per il cinema di Alfred Hitchcock, Roberto Nicolosi per il Gotico Italiano, e dichiarati richiami a Bartok e Stravinski, un brano di musica classica contemporanea, fruibile perfettamente anche in assenza di immagini), in cui ad una prima parte drammatica e tensiva (per archi, ottoni, ance, legni, clavicembalo, vibrafono e tromba sugli acuti) subentra una ripresa del tema per orchestra, voce e tromba, sospesa e in jazz – o ancora le brevi variazioni del mood in “Fixation” (prima sospesa in un sogno, poi swingante, ed infine malinconica, con il tema esposto dalla voce, dal clarinetto e dal clavicembalo) e nei due brani conclusivi “Finale” ed “End Title”, nei quali viene declinato prima à la Nino Rota per legni, celesta ed archi, poi eseguito in fortissimo, in pieno stile sinfonico hollywoodiano. Per chiudere il cerchio, Bob Russell - paroliere tra i più apprezzati negli Stati Uniti, sin dai tempi dei successi con Duke Ellington – scrisse anche le parole sulla melodia di Quincy: nacque così la canzone “The Eyes of Love”, interpretata per il film da Gil Bernal (crooner dalla voce suadente ma impostata, già sassofonista a fianco di Q. nell’orchestra di Lionel Hampton), che ascoltiamo in questo CD per la prima volta su supporto fonografico. Jones & Russell furono nominati per l’Academy Award: non male per una canzone che non era stata neanche pubblicata e che si poteva ascoltare solo nel film! La nomination fece scalpore anche perchè si trattava della prima volta per un compositore afro-americano, e Jones & Russell bissarono persino l’anno successivo con la candidatura per la canzone “For love of Ivy”, dall’omonimo film!
A completare lo score per Banning una serie di brani di commento, suddivisi sostanzialmente per mood: dramma, suspance, thrilling ed attese snervanti in brani come “Don't make waves” (lunga composizione per sole percussioni con interventi stridenti e minacciosi degli archi e degli ottoni), “Dental fleece” (degna dei migliori momenti di tensione e suspance di John Barry in James Bond 007), “Mad Pad/ A lack of...” (in cui un sassofono jazz da lounge bar viene sepolto da una musica da giostra, grottesca e maligna), “The set up” (brano drammatico, sinfonico e durissimo, che poi si dipana su un lungo dialogo per sole percussioni). E c’è di più nella ricchissima scrittura di Quincy Jones per questo film: una serie di brani iper cinetici e di pura azione, come “The tournment”, “Trying tie” e “Sudden death” (sospese tra crime jazz, exotica ed echi di compositori coevi come Henry Mancini, Lalo Schifrin ed Ennio Morricone), o piacevoli brani di easy cocktail jazz come ”Rendezvous / Price...” (con una ricchissima orchestrazione che mette alternativamente in mostra l’orchestra e i solisti) ed “I want you” (che omaggia le grandi orchestre jazz da ballo degli anni ‘30).
Un lavoro decisamente riuscito, che si apprezza completamente anche slegato dal film, e che non solo pone di diritto Quincy Jones nel novero dei grandi musicisti per il cinema, ma ne sottolinea definitivamente la statura di compositore tout court.
