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13 Apr2021

Fatima

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover fatima buonvinoPaolo Buonvino
Fatima (2020)
Decca Records 0889186
25 brani – Durata: 74’58”



Da molto tempo non recensivamo una colonna sonora a firma Paolo Buonvino – dal 2015 dello score per Padri e figlie, con relativa intervista al Maestro siciliano di nascita e romano d’adozione –, un compositore di casa nostra, celebre anche internazionalmente, che ammiriamo fortemente sin dalla prima ora. Un autore subito riconoscibile, perché la sua firma musicale ha uno stile codificato come pochi altri compositori di musica applicata della sua generazione o attuali. E in special modo da tempo non recensivamo una sua uscita su CD, visto che gran parte dei suoi lavori, in ambito (soprattutto) televisivo, insieme alla sua Factory cine-musicale – da lui fondata – GoodLab Music (leggi intervista), sono quasi tutti stati pubblicati in digitale (a parer di chi scrive, un vero peccato; perché non almeno un’edizione vinilica?).
Difatti questa partitura per l’ennesima trasposizione filmica degli avvenimenti miracolosi avvenuti nella città di Fatima nel 1917, dove la Madonna apparve a tre giovanissimi pastorelli, vede il ritorno di Buonvino nella scrittura a tema religioso, dopo aver commentato, nella sua lunga filmografia, la miniserie del 2000 di Carlo Carlei, Padre Pio con Sergio Castellitto.
La storia, a tutti nota, narra di una pastorella di 10 anni, Lúcia dos Santos, e dei suoi due giovani cugini, Francisco e Jacinta Marto, che raccontarono di aver assistito alle apparizioni della Beata Vergine Maria a Fátima, in Portogallo. Queste rivelazioni aiutarono i fedeli a rafforzare il loro credo un po' vacillante, però fecero infuriare alcuni funzionari della Chiesa cattolica e del governo laico, che tentarono di persuadere i cuginetti pastori a rinnegare la loro storia, non rendendosi conto minimamente che il diffondersi delle loro vicende indusse decine di migliaia di pellegrini religiosi a visitare il luogo delle apparizioni, divenendo loro stessi testimoni oculari del famoso Miracolo del Sole.
La colonna sonora di Buonvino per questa produzione portoghese-americana in lingua inglese, per la regia di Marco Pontecorvo, fin dal primo, introduttivo, brano dal titolo “Fatima”, esprime a chiare lettere tutta la sacralità della Madonna e l’innocenza del miracolo vissuto dai tre beatificati pastorelli, proclamati santi nel 2017, con un piano sospeso, su effetti sintetici aerei, archi aperti (l’Orchestra Italiana del Cinema diretta dal compositore siculo), con il violoncello solista (Angelo Maria Santisi e Luca Pincini) a delineare il tema portante di morriconiana enfatica sintesi, pur mantenendo i tratti distintivi del suo autore, che ben conosciamo. Un leitmotiv ondeggiante e colmo di energia positiva e allietante (vedi i pezzi “Where Are You?” e il crescendo splendido di “I Have To Go”), con quegli sprazzi di quiete innocente con gli archi diffusi. “Cornfield” suona dolorosamente affranto, con il piano che in punta di piedi esegue il tema principale. “Mater Natura” è uno di quei brani che vanno all’istante dritto al cuore, nel quale quella sensazione di epica ariosità morriconiana ti avvolge già dal primo ascolto: piano e archi all’unisono per far sciogliere anche l’animo meno sensibile in un pianto liberatorio. Altro notevole pezzo è il crescendo degli archi dal ritmo sostenuto e tiratissimo di “The Secrets of Fatima”, traccia action che sembra musicalmente fuoriuscire da una score bondiana, che si lega alla dolcezza astratta e mozartiana dei successivi “Lucia” e “I Hope”; quest’ultimo rivelante un secondo leitmotiv di speranzosa (come il titolo allude) e luminosa valzeristica andatura, che nella seconda metà in levare ha un’esplosione armonica di struggente trasporto. Liquescente e sospirante “After the Rain”; “Miracle” e “I Believe” sono frutto di una scrittura pregna di emozionalità che si rabbuia nel contrappunto del violino, del violoncello e del contrabbasso in “Manuel”, andandosi a ottenebrare nell’adagio intensamente lirico per clarinetto, flauto e clarinetto basso, con archi e violoncello solista in seconda battuta, di “For Those Who Do Not Love”. Traccia che dona il là alla seconda porzione della OST, con brani dal siglato imprinting religioso, con un’orchestrale solennità poeticamente impetuosa e tenerissima nel medesimo tempo – come gli occhi colmi d’amore e di fede dei tre pastorelli – eseguiti anche solisticamente da musicisti di primo livello quali, giusto per citare i più noti ai frequentatori delle italiche colonne sonore, Prisca Amori, Lee Kung Me, il succitato Pincini, Massimo Ceccarelli e Luca Lombardi: “The Sun”, “For Those Who Do Not Believe”, “For Those Who Do Not Hope”, “My Prayer” e “The Angel of Portugal”. La parte strumentale dell’album sembra terminare con “Thank You” di indefinibile coinvolgimento viscerale e rituale.
Si passa a tre brani cantati da Andrea Bocelli: l’energica e bellissima “Gratia Plena”, supportato dalla soprano Rossella Ruini e il coro di voci bianche Voxart diretto da Fabrizio Palma, tema portante in versione formalmente lirica – che la voce tenorile di Bocelli canta in ottave separate, gareggiando con sé stesso in due registrazioni sovrapposte, vocalizzando al contempo in inglese, francese, ebraico e latino. Nel frattempo il coro di cui sopra canta lodi alla Beata Madre in oltre una dozzina di lingue: inglese, francese, ebraico, latino, tedesco, greco, arabo, giapponese, polacco, italiano, kinyarwanda, e altro ancora; “Gloria, the Gift of Life” e “Ave Maria Pietas” sono due composizioni originali dalla profonda sacralità e dalla moderna tenuta acustica, scritte da vari autori stranieri, e anche dal nostro Mauro Malavasi (la seconda traccia molto più possente per emotività).
Penultimo pezzo della soundtrack, l’etereo e new age “Fatima’s Dream” composto e interpretato dalla voce paradisiaca della quarantenne Dolche, al secolo Naïf Hérin, pseudonimo di Christine Hérin, cantautrice italiana che canta nei suoi album in diverse lingue. Il CD conclude il suo percorso strumentale, questa volta, con “Ich Liebe”, versione sopranile del leitmotiv portante di Buonvino con l’orchestra d’archi a renderne la performance ancora più elegiaca e appassionante.           

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Daniela Bocconi

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