16 Ott2013
Jack Reacher
Joe Kraemer
Jack Reacher – La prova decisiva (Jack Reacher, 2012)
La-La Land Records LLLCD 1240
13 brani – Durata: 61’13”

Queste vaghe ma incalzanti palpitazioni cardiache che cosa vogliono dire?
E questa sensazione di sfarfallio dentro lo stomaco?
Sono segni di un innamoramento improvviso o di un attacco di cuore?
Sono le sensazioni che si provano ascoltando la partitura composta da Joe Kraemer per Jack Reacher, ottimo e atipico anti-action hollywoodiano diretto da Christopher McQuarrie, quello che sceneggiò I Soliti Sospetti, tanto per capirsi.
Ecco, dicevamo, la partitura di Kraemer, uno che in un mondo appena appena più normale comporrebbe per il cinema dal mattino alla sera e invece si ritrova ad avere una commissione cinematografica con scadenze da passaggio della cometa di Halley (ma vuoi mettere il versatile eclettismo di Brian-Tyler-Bates o, chiaramente, l’inarrivabile pressoché della Z più famosa di Hollywood dopo quella di Zorro??), grida al cielo la vendetta della bella musica applicata alle immagini rispetto alla generosa melassa appiccicosa e nauseabonda spalmata a quattro mani sulle “pellicole” nordamericane dei tempi nostri.
In un action bolso e a rilento, ma teso come un filo di nylon invisibile pronto a far decollare lo spettatore, e dove Tom Cruise ci regala una delle sue prove più convincenti, la musica di Kraemer si permette il lusso inaudito di commentare con giudizio, senza ingaggiare i dieci, venti migliori percussionisti del pianeta per poi offrirgli un caffè e farli giocare col Synsonic Drums, di rimanere in attesa, attendere la mossa del film anziché anticiparla o sottolinearla a spron battuto e cafonamente, com’è oramai la norma universalmente ben accetta, e magari permettersi il lusso di studiare il primo quarto d’ora di pellicola, una magnifica sequenza autoconclusiva senza dialoghi e tutta azione, per creare uno dei momenti musicali più ficcanti che si ricordino nel cinema degli ultimi anni.
Come un cuore che batte a rilento e man mano si riprende e si gonfia grazie all’adrenalina, la musica di questo bravo compositore segue con giudizio le tracce indelebili del Williams di Black Sunday e dei grandi Fielding e Schifrin alla ricerca di un commento non invasivo e intrusivo, ma che quasi zavattinianamente pedini le vite dei protagonisti della vicenda con qualche sussulto degli archi , protagonisti indefessi dell’organico, e con gli incisivi interventi degli ottoni più corruschi che si ricordino da un po’ di tempo a questa parte.
L’ascolto su disco si rivela ricco e sfaccettato solo dopo un po’ di studio (‘nsomma ‘sta musica non gasa!), ma come i vini da meditazione rispetto alle bibite, resta al termine della contemplazione un ricordo più bello, maturo e duraturo e magari la voglia di versarsene un altro bicchiere a scapito della “gasante” cola.
Beware!!, quindi, appena stappato, il cd va decantato un pochino e assaggiato a piccoli sorsi, non ingoiato: seguendo il consiglio otterrete un piacere sottile ma pieno e persistente.
Alcuni colori richiameranno con insistenza alla memoria certe pagine herrmanniane, per la loro incompromessa e sfacciata integrità, per la loro oscurità grama e abominevole , e sembra proprio l’abisso dell’essere umano il punto fermo della partitura di Kraemer, sociologo e antropologo musicale che, con spirito di fratellanza universale ci tratteggia ritratti di uomini troppo soli per scaldarsi ancora ai raggi del sole e troppo feriti per potere lenire e capire il dolore degli altri.
Il senso del dovere però li obbliga a portare a termine ciò che hanno iniziato, nel bene e nel male: “E’ il senso del dovere che ci frega, caro Lloyd!”, come ci ricorda sempre il Jack Torrance di Shining e in fondo anche Kraemer ha seguito il suo stretto e privato senso del dovere nello scrivere questa splendida partitura: verso la pellicola, verso il regista, verso sé stesso, verso noi e verso la vita stessa, alla quale questo compositore, quando verrà il tempo dei bilanci potrà a testa alta dire: non ho mai dovuto vergognarmi della mia arte e sono stato onesto nei confronti della musica.
E vi pare poco?
