03 Lug2013
Black killer
Daniele Patucchi Black killer (1971)
GDM Music ”The Hillside Series” CD 4161
18 brani – durata: 51’ 35’’

Black killer, oltre ad essere una delle innumerevoli varianti del tema della vendetta con un Klaus Kinski stranamente schierato dalla parte dei buoni (o presunti tali) nei panni di un abile avvocato, è anche il primo dei cinque western musicati dal torinese Daniele Patucchi (1945), autodidatta di formazione jazzistica: un esordio di tutto rispetto dove la tradizione morriconiana viene integrata con qualche tentativo di personalizzazione legata soprattutto all’esasperazione delle sonorità scabre, che appaiono dominanti pur senza compromettere il generale impianto melodico.
“Seq. 1 – titoli” è una tipica performance western con guizzi di rivisitazione: in primo piano c’è un riff di piano elettrico cui fanno da contrappunto delle cacofonie elettriche ottenute col wah wah che estremizzano il vecchio clichè morriconiano di riprodurre distorcendoli i suoni della natura o quelli umani. Pregevole anche “Seq. 2” dove viene per la prima volta illustrato il tema principale basato ancora su un riff tastieristico appoggiato ad un arpeggio ribattuto di chitarra classica (anche questo un retaggio morriconiano) con abbellimenti di violino o banjo. “Seq. 3” riprende più misteriosamente e lentamente la precedente per sfociare in un lungo brano di suspense un po’ allucinata risolto, nella sezione conclusiva, col ritorno del leitmotiv accompagnato da una serrata ritmica di chitarra acustica. Il tema romantico per tastiere e chitarra diffusamente esposto in “Seq. 7” ci trasporta in una dimensione lounge anni Settanta (infatti rimanda un po’ al Cipriani più sdolcinato). Ricco di suggestioni è il brano drammatico “Seq. 8”, una parata di suoni inquietanti dove spiccano il basso e la chitarra elettrica. Da ricordare infine il riaffiorare del tema conduttore in “Seq. 18 – finale” con un arrangiamento più compatto e tradizionale, potremmo dire in formato 45 giri. Il resto della colonna sonora reitera i pezzi sopra descritti dilatando oltremodo i suoni ruvidi delle parti drammatiche.
Un titolo raro e certamente degno dell’attenzione di ogni appassionato di western all’italiana che si rispetti, anche perché fino ad ora l’unica testimonianza disponibile su CD delle suddette partiture di Daniele Patucchi era il nostalgico Los amigos (1973), uscito una ventina d’anni fa su etichetta CAM.
