Fast Five
Scritto da Valerio Mastrangeli   
Lunedì 09 Maggio 2011

cover_fast_five.jpgBrian Tyler
Fast & Furious 5 (Fast Five – 2011)
Varese Sarabande 302 067 088 2
25 brani – durata: 77’13’’

Quinto capitolo della fortunata serie, Fast Five (uscito in Italia semplicemente come Fast & Furious 5), diretto da Justin Lin per la terza volta consecutiva (suoi The Fast and the Furious: Tokyo Drift e Fast & Furious), vede ancora una volta il ritorno dei veterani Vin Diesel e Paul Walker, tornati assieme nel quarto capitolo tentando di dar nuovamente lustro ad una saga che ormai sembra raschiare avidamente il fondo del barile. E se la nuova pellicola convince ancor meno della precedente, grazie anche all’arrivo di Dwayne “The Rock” Johnson, nei panni dell’improbabile super-agente federale Hobbs, capace solo di trasformare l’atmosfera nel nuovo ring dell’ex wrestler, lo stesso non si può certamente dire delle musiche composte da Brian Tyler, fedele collaboratore di Justin Lin dai tempi di Annapolis, il quale riesce a rinnovare musicalmente una serie che sembra aver ormai detto tutto. Pare infatti che il giovane autore statunitense goda di una indiscutibile alchimia col mondo delle automobili, e di Fast & Furious in particolare, tant’è che l’album pubblicato da Varese Sarabande scorre via lasciandosi ascoltare con estremo piacere, alternando brani non troppo originali ad una buona manciata di nuove idee e costruzioni timbriche degne di particolare attenzione.
Fast Five prende le distanze dal precedente lavoro, avvicinandosi maggiormente alle pagine scritte per Tokyo Drift, dove Tyler aveva concentrato le sue forze nella stesura d’intrecci ritmici e soluzioni sinfo-elettroniche davvero molto interessanti.
L’album, che presenta lo score con un ordine dei brani cronologicamente differente rispetto a come appaiono nel film, inquadra da subito con “Fast Five” l’atmosfera estremamente musicale della nuova colonna sonora, introducendo un nuovo leitmotiv portante che si lascia ascoltare e riascoltare, facendosi apprezzare sempre più ogni volta: un mix di orchestra, elettronica e batteria (suonata personalmente dall’autore) che avvolge e affascina, dotato di una incisiva identità capace di farsi apprezzare anche all’interno delle variegate suite “The Vault Heist” o “Train Heist”, di natura prettamente action.
L’ambientazione sudamericana della pellicola favorisce l’ispirazione dell’autore, il quale regala all’opera diverse costruzioni di rara bellezza; un esempio di particolare importanza è “Cristo Redentor”, trionfo di arpeggi e pizzicati per chitarra che commenta la suggestiva sequenza d’apertura della pellicola, con un susseguirsi di landscape sulla città di Rio De Janeiro e riprese delle sue strade più strette e affollate, capace di donare una calda drammaticità alle sequenze.
Molti sono i momenti degni di menzione, e buona parte di questi riguardano le sequenze più spettacolari di questa serie che sembra aver effettuato una stretta virata in direzione action e poliziesca; la lunga “Train Heist”, muscolare e frenetica suite che va a commentare l’adrenalinico assalto al treno in corsa, carica di costruzioni sinfo-elettroniche che recano lo stile inconfondibile (e anche ripetitivo) dell’autore, o l’intenso “The Vault Heist”, brano nel quale convergono alcune delle pagine più significative e caratterizzanti dell’opera, inserite in un contesto mozzafiato che va a commentare la lunga sequenza conclusiva del film.
Eppure c’è da dire che i brani più caratterizzanti della colonna sonora sono quelli che possono brillare tranquillamente di luce propria; Brian Tyler sembra infatti aver svolto un significativo esercizio di stile nella stesura delle pagine dal carattere più ritmico e moderno, mettendo da una parte le sequenze action e i nuovi leitmotiv, mentre dall’altra si è concentrato nella composizione di brani di settore, che guardano molto all’underground musicale che regna sovrano negli ambienti frequentati dai giovani piloti: rap, hip-hop, e una buona dose di techno ed elettronica.
Tutti elementi questi che l’autore padroneggia con grande capacità, plasmando e combinando sound ed effetti per ottenere una serie di brani non sempre d’alto livello, ma indubbiamente molto funzionali e rappresentativi. Si passa dall’avvolgente “The Perfect Crew”, decisamente tipico da “briefing” dotato di una splendida anima musicale, alla più martellante ed elettronica “Tapping In”, che oscilla tra i brani caratterizzanti di Tokyo Drift e le tipiche musiche che commentano spot televisivi dedicati alle automobili. Esercizi di stile e performance ritmiche molto affascinanti in “Tego and Rico” o “Te Job”, due ritmate sequenze musicali che si sposano perfettamente con le relative scene e personaggi.
Fast Five è indubbiamente una pellicola che rispecchia fin troppo bene il carattere commerciale e il business che supporta questa serie apparentemente intramontabile (e l’imminente arrivo di un sesto episodio lo conferma), eppure Brian Tyler sembra essere molto più ispirato da questo genere di film di quanto non lo sia in altre situazioni potenzialmente più originali.
L’autore riesce a mantenere alto il livello di attenzione durante l’ascolto del disco, che viene aiutato nella sua fruibilità grazie ad un ordine dei brani non cronologico che lo rende scorrevole e mai troppo ripetitivo. E se nel film l’incredibile quantità di effetti sonori, di esplosioni, di motori ruggenti seppellisce più della metà delle pagine migliori dell’opera, il disco invece riesce ad esaltarle, rendendo possibile apprezzare brani come “Hobbs” o “Convergence”, dove Tyler include l’interessante tema scritto per il personaggio interpretato da Dwayne Johnson (che ha più di un legame di parentela musicale con la traccia “Fire-Br” dal videogame sparatutto Unreal Tournament), assolutamente impossibile da percepire durante la visione del film.
Sebbene si tratti di un lavoro qualitativamente ben al di sotto delle grandi opere che tutti noi conosciamo, Fast Five è un buon prodotto, che va assolutamente ascoltato e apprezzato, meglio ancora se lontano dalla pellicola e dai suoi troppi, eccessivi rumori, che spesso si tirano indietro solo per far ascoltare i movimenti peggiori o i vari flashback musicali presenti qua e là all’interno del film.