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08 Giu2026

Alter Quantum

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover alter quantum291out
Alter Quantum (2026)
Tasty Treats Records
Lato A: 4 brani
Lato B: 3 brani

<<Per la scrittura e la realizzazione di “Alter Quantum”, i 291out attingono da scenari fantascientifici attraverso una narrazione sonora strutturata in forma di “concept” e dall’immaginario di un possibile futuro distopico che si mescola allo spazio profondo. Il titolo del disco, riportato sul retro nella forma di Alter Alter Quantum, richiama quasi testualmente la rivista mensile di fumetti “Alter Alter” apparsa in Italia tra la seconda metà degli anni 70 ed i primi 80 per volontà di Oreste Del Buono>>. 

Con questa premessa, la band cinematico musicale 291out, formata da Luca “Presence” Carini al basso elettrico e sintetizzatori, Marco Leo alle chitarre e sintetizzatori, Niccolò Barozzi al piano elettrico, sintetizzatori e talk-box, Antonio “Totem” Bocchino alla batteria e darbouka (strumento percussivo egiziano), Daniele Lacava al sassofono e Roberto Dazzan alla tromba, ritorna sulla scena discografica dopo la colonna sonora per il corto Kvara – Una storia d’amore e pallone contenuta nell’album “Chennàpule” (leggete recensione).
Un vinile 33 giri ‘fantascientifico nella forma sonora e nella stilizzazione grafica’ (fascinosamente evocativa la copertina a cura di  Simone “Mega” Antonucci), che è una OST non OST di puro sound sci-fi di ieri ma anche un po' di oggi, che tributa la suddetta rivista di fumetti a tema cosmico, in specie autori del calibro di Sydney Jordan, Richard Corben e Jean Giraud in arte Moebius, con tante di quelle influenze pentagrammate, percepite, assorbite, enucleate, diradate e masticate sino alla loro mutazione in altro (“Alter Quantum” si può interpretare anche come “Altra Dimensione”), da far girare la testa perfino al cultore più accanito di soundtracks per la fantascienza anni Sessanta e Settanta, in primis, e di quella musica elettronica psichedelica sempre Settanta con spruzzate di Ottanta. Convergono pur tuttavia dinamiche ritmico ascensionali della Blaxpolitation, tanto amata dai 291out in altri loro album, nei brani che aprono l’LP: “Locus-Zeta” e “Saturazione momentanea” non potevano essere migliore composizione per immergersi istantaneamente nella spazialità distopica di una progressione ritmica funky alla Isaac Hayes di Shaft con intromissioni funambolico eteree alla Tangerine Dream e John Carpenter a braccetto con Vangelis; la performance della band è strepitosa, soprattutto quando entra il sax solo con le sue evoluzioni psichedeliche – il gruppo si è fatto supportare in alcune esecuzioni dai sintetizzatori di Floriano “Majà” Bocchino, dal piano elettrico e synth di Walter “Quiroga” Del Vecchio, dalla chitarra elettrica di Tancredi Duccio “Nagarrius” d’Alò e quella di Vincenzo “Warren” Ciorra, nonché il rainstick (strumento percussivo tubolare etnico) di Francesco “Vienna” Rotondo. I Goblin fanno capolino nel beat selvaggio ma contenuto al contempo di “Giove chiama Terra”, in cui la melodia circolare e serpentina nel suo ascendente incedere si avvicina a certe soluzioni timbriche del Piero Umiliani delle iconiche Library Music e ad un Keith Emerson dei polizieschi statunitensi Eighties. “Città cieche” ha un lievemente vivace ritmo da Miami Beach in piena Estate con curve synth alla Giorgio Moroder che ipnotizzano e una tromba che seduce cantando note d’amore, il tutto non dimenticando che ogni cosa che ci circonda è frutto di un mondo allo sbando; sennonché un gran leitmotiv può salvarci. I Pink Floyd battono il tempo iniziale di “Pianeta mutante”, che viene sconquassato da ondulazioni synth, brass e chitarristiche alla Oliver Onions o Riz Ortolani dei fantadistopici italici anni ‘70 – ‘80 ambientati in U.S.A. che facevano il verso (in taluni casi perfino superiore seppur non con gli stessi grandi mezzi a disposizione delle produzioni hollywoodiane) a pellicole quali 1997 fuga da New York o I guerrieri della notte. “Zeta-Luna” risuona traboccante nella sua progressione ritmica che fa dondolare la testa e i pensieri come in un trip acido senza fine, un po' come quelle lunghe sequenze beat-synth alla Fabio Frizzi per Lucio Fulci. “Pianeta mutante (titoli di coda)” è l’ultima traccia del Lato B di questo vinile: discerne morbidezze ritmiche su pianistiche assolvenze armoniche e con una chitarra elettrica che intona poetiche elucubrazioni sul futuro dell’umanità su altri mondi fattibili. Alcuni brani presenti nel disco sono stati rielaborati per questa pubblicazione ma nascono compositivamente per un documentario di Giorgio Carella del 2001 dal titolo Box e nel 2004 all’interno di due episodi della serie documentaristica Scrivere New York per la regia di Giorgio Carella e Marco Cassini con protagonisti nove scrittori americani che raccontano la propria visione di New York.
Sette tracce che dal vivo suonano sicuramente ancora più coinvolgenti e che speriamo di poter ascoltare quanto prima in concerto!

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Daniela Bocconi

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