Pictures at an Exhibition: The Paintings of Bob Peak
AA.VV.
Pictures at an Exhibition: The Paintings of Bob Peak (2026)
Warner Classics 5021732762559
11 brani – Durata: 53’36”

Il 14 giugno del 2024 al Walt Disney Concert Hall andò in scena il concerto “Pictures at an Exhibition: The Paintings of Bob Peak” prodotto da Abu Dhabi Festival e da Robert Townson Productions, con la Los Angeles Film Orchestra diretta dal leggendario Leonard Slatkin, alla presenza dei dieci compositori prescelti per far uscire dal loro pentagramma un tributo al grandissimo genio pittorico di Bob Peak. E’ stato un concerto epocale, dall’enorme riscontro mediatico che ha portato quest’anno all’incisione su CD, col medesimo titolo dell’evento concertistico, per Warner Classics, riportante pari pari la scaletta del suddetto. “Pictures at an Exhibition: The Paintings of Bob Peak” è un trionfante, intimistico, elegiaco e vigoroso, come accennato poco sopra, omaggio cinemusicale al pittore e illustratore americano (1927 – 1992) che chi ama il Cinema e l’universo illustrativo delle riviste (Time Magazine, TV Guide, Sport Illustrated), di manifestazioni rilevanti (le Olimpiadi) e molto altro, conosce benissimo: Peak (vedi Bob Peak - Wikipedia) ha reso pittoricamente su tela per i poster cinematografici, in maniera sublime e originale, così imprimendole definitivamente nell’immaginario collettivo a caratteri cubitali, le imprese filmiche di pellicole entrate nel mito quali, tra le molteplici, West Side Story, Superman, My Fair Lady, i film originari di Star Trek, Excalibur e Apocalypse Now. Robert Townson, produttore tra i più importanti e celebrati nel mondo delle colonne sonore e fautore di molteplici eventi correlati alla Film Music in ogni angolo del globo, con concerti ed eventi da lui stesso creati, non tralasciando esser stato lo storico fondatore della famosissima etichetta di soundtracks Varèse Sarabande, ha desiderato ardentemente ideare questo doveroso tributo a Peak ed il seguente CD ne è la prova comprovata e un ascolto da restare meravigliosamente stupiti nota dopo nota – soprattutto in considerazione del fatto che, quando un compositore di musica applicata è slegato dalle immagini alle quali prestar servizio funzionale, può finalmente andare a ruota libera e scatenare a pieno il suo reale metodo di scrittura, dimostrando di poter essere ben altro, oltre al nome noto per le sue composizioni filmico-seriali, pur mantenendo il suo stile precipuo –.
Dieci i nomi coinvolti in questa operazione musicale, ispirata sin dal titolo alla grande composizione di Modest Petrovič Musorgskij, “Quadri di un’esposizione” del 1874, che apre il disco nell’esecuzione essenziale al piano solo di Robert Thies, ovvero Maria Newman, Mychael Danna, Harry Gregson-Williams, Ihab Darwish, Jeff Beal, Marco Beltrami, Michael Abels, Marc Shaiman, Don Davis e Bill Conti. Ogni autore è stato chiamato a metter in note alcune opere pittoriche di Peak secondo la propria ispirazione compositiva in piena libertà, solo condizionata (o ancor meglio dettata ‘spiritualmente’) dalla visione dettagliata dei dipinti o delle illustrazioni.
Dopo l’apertura musorgskijana di “Pictures at an Exhibition: Promenade No. 1”, si lascia spazio alla “Rhapsody for a Golden Age” (poster del 1937 degli Academy Players Directory che racchiude tutta l’essenza del leggendario e maestoso Star System di Hollywood), composta da Maria Newman, figlia del celeberrimo compositore dell’Epoca d’Oro della Settima Arte Hollywoodiana Alfred Newman, autrice di colonne sonore per corti e serie TV, non ultimo musicista ella stessa (violista): brano eseguito dal virtuoso pianista Thies, di istantanea ispirazione sinfo-jazz Gershwiniana, tra crestomazie orchestrali danzanti e smaglianti sfoggi da grandeur sinfonica che incanta l’uditore a più battute.
Il compositore canadese premio Oscar Mychael Danna (Vita di Pi) scrive uno dei pezzi più vibranti ed emozionali dell’intero album, “Mother Teresa” (ritratto per Time Magazine del 1975 della nota Madre Teresa di Calcutta, canonizzata nel 2016, in una posa che esprime dolcezza e mestizia): una traccia che parte drammaturgicamente indecifrabile per cedere il passo al vocalismo femmineo intenso e profondo di Azam Ali, un elegiaco e liturgico canto, reso adagio sinfonico dalle horneriane (a tratti) reminiscenze orchestrali, con controcanto del violoncello e del piano in un crescendo arioso e poeticamente abbracciante.
Harry Gregson-Williams (Shrek, Sopravvissuto – The Martian, House of Gucci, Il gladiatore 2) compone in stile riccamente williamsiano (il John di Star Wars, Harry Potter e Indiana Jones) “Two Girls with Sparklers”, un’allegoria psichedelica del 1970 in cui Peak raffigura due ragazzine con in mano le stelline infuocate di Capodanno: un brano che si destreggia soavemente tra rimandi al Prova a prendermi (Cath me If You Can) e Nemiche amiche (Stepmom) in un andirivieni orchestrale che esalta, trasporta verso panorami incantevolmente lieti e colmi di meraviglia, dal finale solennemente araldico (la direzione della compagine losangelina di Slatkin, come in tutti i brani del CD, è rigogliosa e avvolgente).
Il giovane e semisconosciuto compositore Ihab Darwish mette in campo tutte le sue forze compositive per “Curva grande” (illustrazione per il magazine Sport Illustrated del 1970 che si focalizza su una grande curva di una pista italica di corse automobilistiche tra le più veloci e pericolose): la scrittura del brano è ritmicamente pomposa, divisa in 4 movimenti, con un tema portante epico che aumenta sempre più in un esplodente crescendo percussivo-sinfonico che toglie il fiato.
Jeff Beal (Roma, House of Cards – Gli intrighi del potere, Pollock) scrive una pagina intitolata “New York World’s Fair 1964 – 1965” (poster della fiera mondiale newyorkese di quegli anni citati nel nome del brano, con un globo-mappamondo illuminescente in primo piano): una traccia che è un concreto inno sinfo-jazz celebrativo-avventuroso di un momento storico rilevante per la Grande Mela, in un levare architettonico-musicale insigne e ampolloso.
Marco Beltrami (Scream, Hellboy, World War Z, Io, Robot, The Killer) compone “The Spirit of Sport: Jack Nicklaus” (dipinto del 1983 ritraente per il 15° anniversario delle Olimpiadi Speciali un gruppetto di ragazzini giocanti a palla in un prato verde lussureggiante): brano puntilistico iniziale con pizzicati d’archi e assolo di violino, dall’incedere pastoral-bucolico, spezzato a metà da un bachiano sinfonismo festante sempre in un crescente e baldanzoso allegretto, che l’orchestra rende un florilegio di saliscendi gaudenti e solenni.
Michael Abels (Scappa – Get Out, Us, Nope, The Acolyte) in “Unbound” da sfoggio di sé in maniera eroica, d’altronde un quadro che vede Jesse Owens, un velocista e lunghista statunitense, vincitore di quattro medaglie d’oro ai Giochi olimpici di Berlino del 1936, saltare come una divinità dell’Olimpo dotata di ali: il brano è un crescente araldico inno sinfonico alla grandezza dell’atleta in tutta la sua performance sportiva imponente.
Il pluricandidato all’Oscar Marc Shaiman (Smash, Hairspray, South Park, Il ritorno di Mary Poppins) canta l’ode musical-intimista ad Audrey Hepburn in “A Song About Audrey” (ritratto in bianco e nero, con solo le labbra di rosso truccate, della mitica e indimenticabile attrice di Colazione da Tiffany e Vacanze romane): su orchestrazioni di William Ross, una canzone da musical di Broadway vecchio stampo, teneramente soave e dolce come la lodata e ammirata Hepburn, con un finale semi celato che cita l’Henry Mancini di Breakfast at Tiffany’s.
Don Davis (la trilogia di Matrix, Jurassic Park III) scrive “Golden Eagles” (un quadro del 1978 che riporta due aquile in volo che si scagliano nella loro maestosità su un cielo marrone e dorato immensamente western): una traccia epicamente rigogliosa che riecheggia tratteggi della score imponente per Matrix e che sa far saltare alla mente cinefila certi paesaggi del Far West classico di John Ford attraverso le musiche di Dimitri Tiomkin o Alfred Newman.
Il compositore veterano premio Oscar Bill Conti (la saga di Rocky e Karate Kid, Uomini veri, Fuga per la vittoria) chiude questo CD con “The Great Bridge” (dipinto glorificante il 100° anniversario del ponte di Brooklyn nel 1983): un pezzo che incomincia sospeso come in una bolla d’aria che va su e giù, subito dopo fatta scoppiare da un mozartiano allegro moderato che sa essere sottesa armonia e leitmotiv sussultante pastorali reminiscenze; il tutto concentrato in un inneggiante sopraggiungere di ottoni e fiati che narrano gloriose vedute e un passato di vite differenti solcanti uno dei ponti più famosi al mondo, dalla conclusione musicale fragorosa.
