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16 Set2011

Curiosità musicali dall’Elba Festival 2011

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

Curiosità musicali dall’Elba Festival 2011

L’edizione 2011 del Festival Elba Isola musicale d’Europa (http://www.elba-music.it/) è stata semplicemente stellare per la qualità artistica e l’interesse dei programmi proposti e rimarrà sicuramente impressa a lungo nella memoria dei tanti appassionati musicofili che hanno affollato la magnifica isola toscana nella prima decade di settembre.
Il grande e crescente successo di quella che a buon diritto può essere considerata una delle maggiori manifestazioni musicali a livello europeo va ascritto in particolare al merito del Maestro George Edelmann, Direttore Artistico e del Maestro Jurij Bashmet, Direttore Musicale. Nello svolgimento della 15^ edizione del Festival anche il cinema ha avuto un ruolo – anche se indiretto – non indifferente.
L’esecuzione del “Praeludio im memoriam Shostakovich” per violino solo e nastro magnetico di Alfred Schnittke in data 6 settembre è stata preceduta dalla presentazione e relativa proiezione di due perle del cinema d’animazione del periodo sovietico orchestrate dal compositore russo-tedesco, come La ballerina sul vascello di Lev Atamanov (Soyuzfilm 1969) e L’armonica di vetro di Andrej Krzhanovskij (Soyuzfilm 1968).
I due cortometraggi, pur realizzati nello stesso periodo storico del ‘disgelo’, presentano un linguaggio estetico molto diverso. Al carattere fiabesco, sognante e sottilmente ironico avvolto nel suggestivo cromatismo ispirato ai dipinti di Raoul Dufy (1877 – 1953)  della Ballerina sul vascello si contrappone il forte contenuto ideologico, drammatico e visionario de L’armonica di vetro.
La partitura composta da Schnittke sposa i disegni animati di Atamanov con disarmante spontaneità e compiutezza espressiva in una miracolosa compenetrazione con i movimenti dei personaggi coniugando un’esemplare raffinatezza timbrica a un accesa vitalità ritmica e suggestivo languore weberniano.
Ne L’armonica di vetro il compositore affida alla musica una funzione più specificatamente narrativa e dialettica nella rappresentazione dell’esercizio salvifico e catartico del ruolo dell’arte in un regime totalitario, filtrato attraverso le visioni di grandi capolavori della pittura, da Raffaello a Dali. La partitura risponde in modo superlativo al taglio polistilistico del film e si sviluppa sul filo conduttore del monogramma B-A-C-H, simbolo della sorgente della tradizione musicale europea e diventa la base dell’imponente “Seconda Sonata” per violino e pianoforte denominata “Quasi una sonata”, composta da Schnittke nello stesso anno.
Alla film-conferenza ha assistito anche il maestro Giya Kancheli (1935), grande compositore georgiano, anch’egli per lunghe fasi della sua vita compositiva impegnato con la scrittura di pagine per il grande schermo. Al riguardo vorremmo ricordare la sua lunga collaborazione con il regista Georgij Danelja in coinvolgenti lavori come ‘Kin-Dza-Dza (Mosfilm 1985) o Non te la prendere (Mosfilm 1969) dove la musica associa un marcato carattere nostalgico e ironico a una brillante fantasia ritmica e a una imponente interiore forza narrativa.
Di Giya Kancheli, Gidré Dirvanauskaité, solista dell’Orchestra Kremerata Baltica, eseguiva poi nella stessa serata lo splendido pezzo per violoncello solo “Having wept”, dalla dirompente interiore carica drammatica ed espressiva.
L’illustre violoncellista lituana insieme all’impareggiabile violinista Gidon Kremer hanno poi offerto al pubblico che gremiva il Duomo a Rio nell’Elba un’eccelsa interpretazione di “Rejoice” di Sofja Gubaidulina (1931), affascinante musicista russa che nella profonda spiritualità della lontananza e della solitudine coniuga in modo suggestivo nel suo linguaggio espressivo elementi della filosofia orientale e della tradizione tartara con la sensibilità dell’avanguardia musicale occidentale.
La compositrice sporadicamente ha lavorato per il cinema dove ha legato il suo nome al magnifico e sconvolgente dramma giovanile Lo spaventapasseri (Chuchelo, Mosfilm 1984) di Rolan Bykov (indimenticabile interprete del buffone nell’Andrej Rublev di Tarkovskij) e Vertikal di Stanislav Govorushin, storia di una difficile spedizione nelle impervie montagne del Caucaso, dove il suo linguaggio marcatamente atonale si associa in modo singolare alle ballate intonate dal grande poeta, attore e cantante dissidente Vladimir Vysockij.
Grande entusiasmo e travolgente partecipazione il giorno 8 settembre per il concerto a Portoferraio della leggendaria Martha Argerich e i suoi ‘friends’ in una formidabile serata quasi interamente dedicata al tango. Grande forza espressiva e interpretativa unita a una tecnica prodigiosa caratterizzano l’arte della pianista argentina che insieme agli altri eccelsi interpreti, il bandeon di Nestor Marconi, la viola di Jurj Bashmet, i violini di Alena Baeva e Michael Guttman, il violoncello di Alexander Buzlov e il piano di Eduardo Hubert, ha trascinato il pubblico in un trionfale delirio con vari brani fra cui il celebre “Oblivion Libertango” (eseguito in versione per due pianoforti) di Astor Piazzolla che lo si ricorderà come Leitmotiv del film Enrico IV  (1984) di Marco Bellocchio e “Atoreando” per due pianoforti di Luis Bacalov (1933) che ricordiamo autore di grandi sountracks per registi quali Fellini, Pasolini, Monicelli, Scola e Radford.
Valentin Silvestrov (1937) compositore ukraino di grande successo, considerato postmoderno in virtù dei forti richiami nel suo linguaggio musicale di nostalgici echi postromantici, era presente al festival con un suo contributo per il suggestivo progetto di Gidon Kremer intitolato ‘Hommage à J.S. Bach et à Glenn Gould’, eseguito il giorno 9 settembre con il violinista lettone solista accompagnato dalla splendida compagine dell’Orchestra Kremerata Baltica, dove otto musicisti contemporanei sono stati chiamati a realizzare brevi pezzi ispirati a lavori del grande compositore di Lipsia con cui il pianista canadese si è frequentemente confrontato.
Il suo “Dedication to J.S.B.” rappresenta in un certo modo una breve appendice al suo precedente lavoro intitolato “Dedication” per violino e orchestra e dedicato a Gidon Kremer.
Ricordiamo Valentin Silvestrov per le partiture scritte per diversi film firmati dalla regista Kira Muratova e in particolare i suoi ultimi suggestivi lavori Due in uno (2007) e Melodia per organetto (2009). La sua è una musica più intimista che narrativa, raramente si pone in gioco dialettico con le immagini ma sa essere fortemente coinvolgente con il suo carattere nostalgico nella costruzione di forti affreschi atmosferici.
Kremer ha ovviamente coinvolto nel progetto anche Giya Kancheli che da poco ha raggiunto il suo 75° compleanno. Il suo “Bridges to Bach” si pone come uno studio dal carattere intenso e drammatico su motivi polifonici e sul nome BACH.
Gyia Kancheli non è solamente una personalità artistica di rilievo nella sua Georgia ma viene giustamente considerato uno dei più significativi e interessanti compositori contemporanei.
La sua ispirazione musicale trova fondamento nel folklore georgiano per svilupparsi in un linguaggio di grande intensità spirituale e poetica  che costruisce un universo di grandi spazi sonori in cui intensi slanci mistici e meditativi collidono con devastanti esplosioni sonore, come a rappresentare il mondo spirituale e l’equilibrio interiore dell’uomo sistematicamente messo in discussione e in pericolo dalla violenza e dalla sopraffazione che dominano il mondo circostante.
Queste considerazioni si rivolgono anche al suo recente lavoro “Chiaroscuro” per viola e orchestra,  partitura eseguita dall’Elba Festival Orchestra  in prima esecuzione italiana nel concerto conclusivo del 10 settembre e dedicata al solista Jurj Bashmet .
Il pezzo è concepito come una solenne e  avvolgente meditazione dalla forte carica spirituale e dal profondo trasporto emotivo percorso da un drammatico tormento interiore tratteggiato da potenti e dissonanti rintocchi percussivi in un linguaggio fortemente espressivo che interroga e avvolge l’animo dell’ascoltatore.

 

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Daniela Bocconi

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