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20 Gen2011

Alexander Nevsky in concerto a Santa Cecilia

Scritto da Paolo Eustachi. Pubblicato in Reportage

cover_alexander_nevsky.jpgAlexander Nevsky in concerto a Santa Cecilia

Uno dei pregi della corrente Stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è sicuramente quello di far conoscere al pubblico della capitale alcuni  interessanti nomi emergenti della scena  musicale internazionale. Al debutto sul podio romano del maestro lettone Andris Nelsons lo scorso mese di Dicembre  ha fatto seguito nei giorni trascorsi (15 – 17 – 18 gennaio) quello  del giovane maestro russo di San Pietroburgo Vassily Petrenko, classe 1976, già affermato in campo concertistico e discografico in particolare nel Regno Unito, impegnato in un programma particolarmente coinvolgente. La prima parte del concerto accostava il “Capriccio Italiano  op. 45” di Ciaikovskij con le “Vetrate di Chiesa”  di Respighi in un interessante filo conduttore che lega  Russia e Italia,  dove  visioni , pensieri, sogni  e passioni si fondono e trovano compiuta  forma  artistica nell’inventiva musicale e nell’intensità espressiva dei due grandi compositori. Se Ciaikovskij con il suo “Capriccio” rende da una parte omaggio all’esuberanza lirica e alla colorata fantasia ritmica della tradizione musicale del nostro paese, la musica di Respighi, in particolare  proprio con le sue “Vetrate di chiesa”  evidenzia, con la sua carica spirituale e liturgica  e il carattere descrittivo e contemplativo della sontuosa orchestrazione, i rigorosi studi compiuti dal compositore bolognese con Rimski Korsakov a San Pietroburgo.
La smagliante e raffinata esecuzione del “Capriccio Italiano”  guidata con autorevolezza dal maestro russo viene resa da parte dell’orchestra con un suono morbido e trasparente, con un perfetto dosaggio dei volumi sonori e depurata di ogni componente enfatica e da compiacimenti estetizzanti.
Tratteggiate dall’attenta direzione di Petrenko con asciutta e profonda intensità espressiva le “Vetrate di chiesa” si rivelano una composizione di grande pregio, ingiustamente meno nota rispetto ai poemi sinfonici del trittico romano (“Fontane di Roma”, “Pini di Roma” e “Feste di Roma”), scritta da Respighi sullo slancio del suo profondo interesse per il canto gregoriano oltre che di un proprio  rinnovato interiore  slancio mistico. 
La scrittura  avvolta in una opulenta veste cromatica conferma le grandi doti di orchestratore di Respighi  e affascina l’ascoltatore per il suo marcato carattere contemplativo che a volte evoca rarefatte atmosfere nordiche alla Sibelius  o lascia spazio a colorature di taglio impressionista o si evolve in solenni accenti che tendono la mano ai corali bruckneriani.
Particolarmente coinvolgente nella sua profonda carica spirituale il terzo movimento intitolato “Il mattutino  di Santa Chiara” ispirato ai Fioretti di San Francesco dove la musica sembra elevarsi in toni di preghiera, esaltati dal suggestivo dialogo fra orchestra e tromba fuori campo, sostenuta dall’eccellente Antonio Ruggeri.
La  seconda parte della serata  vedeva impegnati il Maestro Petrenko insieme alla mezzo soprano Ekatarina Semenchuk, l’Orchestra  e il coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella “Cantata Alexander Nevskij”, op. 78 scritta da Sergeij Prokof’ev nel  1939 sulla base di alcuni temi portanti utilizzati  nella colonna sonora composta nel 1938  per l’omonimo film realizzato dal regista lettone Sergej M. Ejzenstejn, tornato sul set dopo un periodo di inattività dovuto a contrasti di ordine culturale e artistico con le autorità politiche del regime sovietico e con l’unione dei cineasti sovietici dove viene accusato di contaminare l’ideologia marxista con un atteggiamento creativo e intellettuale di tendenza formalista e borghese.
Ejzenstejn viene ricordato nella storia del cinema come il postulatore della teoria del montaggio verticale, inteso non soltanto come elemento finalizzato alla narrazione ma soprattutto quale strumento rivolto a suscitare nello spettatore un impatto emotivo ideologico dove anche la musica  viene ad assumere un ruolo fondamentale nel suo associarsi e interagire con le componenti figurative, cromatiche e architettoniche del film. L’Alexander Nevskij rappresenta uno degli esempi in cui immagini e musica raggiungono una formidabile compenetrazione al punto da poter considerare il film come un grande poema sinfonico visivo, il cui profondo carattere epico e patriottico risulta determinante nel suo trionfale accoglimento, sia da parte del pubblico che dagli ambienti politici sovietici.
Le riprese prendono avvio il  5 giugno del 1938 e il film viene realizzato nel tempo record di 5 mesi mentre con diversi anni di ritardo rispetto agli USA, ha inizio in Unione Sovietica l’era del cinema sonoro. La collaborazione fra Prokof’ev e Ejzenstejn rivela una sorprendente identità di intenti ma anche  grande efficienza e pragmaticità. Il regista attribuisce alla musica un ruolo di primo piano nello svolgimento del dramma volto al raggiungimento di un’assoluta compenetrazione fra suono e immagine: nella grandiosa scena  della battaglia sul lago ghiacciato  vi è totale mancanza di sonorità naturali e la colonna sonora è lasciata interamente al pathos interiore della musica fino all’ estremo tintinnio delle armi…
In una prima fase delle riprese il regista si muove sull’influenza degli schizzi musicali provvisori che quotidianamente – spesso con lavoro notturno – Prokof’ev gli propone in forma di sue esecuzioni al piano fatte registrare su nastro.
In seguito i due si accordano per la procedura inversa: il regista fornisce una sequenza provvisoria della scena sulla cui base il compositore di volta in volta sviluppa il testo musicale.    
L’ intesa fra i due artisti è totale a ogni livello.
Prokof’ev possiede una grande sensibilità per il movimento poetico e ritmico dell’immagine e la non comune capacità di coniugare idee musicali legate sia a momenti scenici reali che teatrali.
Nei suoi lavori il regista lettone si sforza di trasmettere un messaggio politico creando un’adeguata atmosfera emotiva e la musica svolge in questo senso un ruolo fondamentale: ‘ … il ritmo della musica rende percettibile il movimento dell’immagine, non solo quella reale e visiva, ma anche quella nascosta. La musica ha una funzione volta  a intensificare la percezione formale dell’opera…’.
Lo spettatore rimane colpito dalla simbiosi fra l’intensità espressiva delle immagini e la grande suggestione della musica di Prokof’ev che contribuisce a sottolineare il carattere epico e solenne del film e  l’incedere  vertiginoso delle immagini il cui messaggio viene trasmesso nel finale dall’eroe - interpretato in modo eccelso da Nikolai Tscherkassow – con queste parole.:
‘…il nostro paese accoglierà sempre con amicizia i forestieri che ci visitano con il medesimo spirito. Coloro invece che si presentano brandendo la spada, periranno di spada…’.
La visione intensamente patriottica di una Russia unita contro l’invasore tedesco diviene però improvvisamente scomoda quando Stalin nel 1939 decide di siglare un patto di alleanza con la Germania di Hitler e il film viene ritirato dalla distribuzione privando così il regista del meritato riconoscimento.
Il grande successo in patria come all’estero dell’Alexander Newski non tarda ad arrivare quando la Russia nel 1941 di nuovo viene colpita dall’invasione delle truppe tedesche e il film prontamente riesumato.
Nel 1939 Prokof’ev decide di comporre una cantata per mezzo soprano, coro e orchestra dal titolo “Alexander Newski“ e basata su temi utilizzati per la colonna sonora del film. Lo  scopo  era quello di restituire alla musica quella propria ricchezza sonora che nelle precarie condizioni di registrazione nel film veniva solo parzialmente percepita.
Secondo il compositore la cantata si associa compiutamente al flusso narrativo del film sia con il suo susseguirsi di  contrasti di atmosfere  che nelle lunghe e avvincenti fasi della battaglia sul lago ghiacciato di Peipus.
La “Cantata” è così divenuta nel corso degli anni il testo musicale con cui è stata  accompagnata dal vivo la proiezione del film in numerose occasioni e che è stato anche integrato nella pellicola per le comuni proiezioni nelle sale cinematografiche e per le edizioni in video e DVD in commercio.
La trama musicale  del testo originale  composto per il film  da Prokof’ev che evidenzia un carattere più intimo, poetico e meno solenne e in diversi punti -  come nel finale  - si discosta da quella della cantata,  risultava disponibile solo nella forma oltremodo precaria della registrazione originaria nel film, carica di rumori e fruscii e dove spesso interi gruppi strumentali si sovrappongono creando severi squilibri al quadro sonoro d’insieme. In alcune sequenze, a causa del precario lavoro di sincronizzazione, musica e dialoghi si sovrappongono producendo sovramudulazione e distorsioni di tono tali da far venire a mancare quasi totalmente la percezione del discorso musicale.
Agli inizi del trascorso decennio il Maestro tedesco Frank Strobel (leggi l’intervista all'autore) – profondo conoscitore e interprete di molte importanti composizioni scritte per il grande schermo - si dedica alla complessa opera di restauro della partitura originale attraverso un delicato lavoro di carattere filologico sul concetto sonoro particolare perseguito dal musicista russo oltre che un complesso lavoro di filtraggio e corrispondenza della registrazione realizzata per la prima del film con i manoscritti autografi della colonna sonora rinvenuti presso il Museo Glinka di Mosca. Il restauro è stato portato a termine nel 2003 ed è stato seguito da prime esecuzioni mondiali integrate alla proiezione del Film a Berlino e a Mosca e da una registrazione discografica pubblicata dalla casa discografica Capriccio-Phoenix (leggi recensione CD). Nel frattempo le istituzioni musicali di diverse città europee hanno proposto al proprio pubblico la proiezione del lavoro di Eisenstein con l’esecuzione dal vivo della colonna sonora originale restaurata di Prokof’ev e contiamo che anche l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dopo aver validamente proposto grandi esecuzioni della “Cantata” affidate a eminenti interpreti con regolare periodicità, negli anni a venire prenda in considerazione questo progetto.
Vassily Petrenko si dimostra superlativo interprete della grandiosa partitura di Prokoviev e trascina l’orchestra in un’avvincente esecuzione pervasa da un acceso pathos interiore e  caratterizzata da una forte incisività del fraseggio e da un’ammirevole trasparenza e lucidità timbrica.
Straordinaria la  ‘Endzeitstimmung’ che avvolge i sinistri accordi iniziali che annunciano la Battaglia sul lago Peipus come impressionante risulta la quasi delirante carica ritmica che  percorre la rappresentazione musicale del confronto armato dove la scrittura richiama le idee tematiche e stilistiche di grandi lavori come la Quinta sinfonia o il balletto Romeo e Giulietta.
L’eccellente prestazione del coro guidato da Ciro Visco  con le sue modulazioni espressive finemente calibrate e la splendida voce del mezzo soprano Ekatarina Semenchuk nello struggente canto d’addio ai caduti della battaglia hanno offerto il proprio rilevante contributo per una grande serata musicale.
Da segnalare l’interessante iniziativa, frutto della collaborazione fra l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Fondazione Cinema per Roma,  della realizzazione dal 15 al 21 gennaio di una rassegna dedicata all’arte cinematografica di Sergej Ejzenstejn con la proiezione all’Auditorium Parco della musica dei suoi più significativi lavori (http://www.santacecilia.it/).

 

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Daniela Bocconi

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