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06 Lug2026

Reportage del cineconcerto “Il Gladiatore” di Ridley Scott al Circo Massimo

Scritto da Lorenzo Subrizi. Pubblicato in Reportage

locandina cineconcerto il gladiatore circo massimo 2026

Hans Zimmer, conquistatore del Circo Massimo in Roma
Reportage del cineconcerto
“Il Gladiatore” di Ridley Scott del 3 e 4 luglio 2026 - Orchestra del teatro dell’opera di Roma e Lisa Gerrard

Essere immersi nella storia.
Questa la sensazione provata dalle quasi 12mila persone complessive presenti al Circo Massimo di Roma, nelle serate del 3 e 4 Luglio, per il cineconcerto de Il Gladiatore (alla sua seconda esecuzione assoluta dopo la prima del 2018), presentato dai celeberrimi Forum Studios romani con la produzione esecutiva di Marco Patrignani. 

Si respirava aria di storia percorrendo i 600 metri del maestoso “circo romano" fino all’imponente struttura allestita dal Teatro dell’Opera e dal comune di Roma per un Luglio ricco di eventi (concerti, opere e non solo). Si respirava aria di storia mentre un radioso tramonto illuminava i fori romani, alla destra del palco, e il Vittoriano, sullo sfondo, mentre il numeroso pubblico era intento a prendere posto. Ma soprattutto si respirava aria di storia perché diciamocelo... quando capita nella vita di assistere alla visione de Il Gladiatore con orchestra e coro dal vivo (la compagine del Teatro dell’opera di Roma diretta da Ludwig Wicki) e Lisa Gerrard (straordinaria voce originale del film) immersi negli stessi luoghi vissuti dai protagonisti del film stesso?
Un privilegio ed un’emozione palpabili tra i partecipanti all’evento, ripagati, ad inizio serata, dal saluto in video di un sorridente Russell Crowe - intento nelle riprese di un nuovo film in Spagna -. La colonna sonora - firmata da Hans Zimmer e Lisa Gerrard - è considerata una delle più conosciute ed importanti nel panorama della musica da film, da un lato per la potenza espressiva dei suoi temi, da sempre indistinguibili, dall’altro per lo straordinario apporto della voce della Gerrard stessa. Questa soundtrack rientra infatti nella casistica di quelle in cui più che una progressione armonica o un’orchestrazione sgargiante o ancora l’energia ritmica, è un timbro specifico a renderla immediatamente identificabile. È proprio la cantante australiana, nota per la sua partecipazione in diversi film di successo, il vero valore aggiunto dell’intera opera musicale; la sua particolare timbrica è resa da un mix tra una vocalità profonda, drammatica e con chiari richiami etnici ed una fonetica basata su un idioma inventato e perfezionato da lei stessa negli anni.

Il Gladiatore Roma 2026 5

Ma veniamo alla serata.
Lo spettacolo, prodotto dalla Cineconcerts, è stato presentato nella versione doppiata in italiano con sottotitoli in inglese (visti anche i numerosi stranieri presenti). Nonostante chi scrive sia (diventato) un’amante delle versioni in lingua originale dei film, bisogna sottolineare come la scuola italiana di doppiaggio, in particolare quella romana, abbia davvero raggiunto livelli altissimi, soprattutto in questi tipi di kolossal. Alla straordinaria voce di Luca Ward, nei panni del gladiatore Massimo, fanno infatti da eco, tra gli altri, gli indimenticabili Glauco Onorato (Proximo) e Gianni Musy (Marco Aurelio). Parlando di musica, i dubbi prima di molti cineconcerti italiani sono sovente riguardanti non tanto la qualità dell’orchestra esecutrice, quanto la reale capacità d’immergersi in un suono prettamente cinematico senza farsi trascinare dal lirismo tipico della nostra cultura che, spesso, cozza con la richiesta di questa tipologia di partiture. Sin dalle prime note, però, si è percepito come l’orchestra, diretta magistralmente dal M° Wicki (direttore di numerosi cineconcerti oltre che di registrazioni di colonne sonore di primo livello), fosse pienamente a proprio agio nel gestire con maestria le varie sfaccettature delle pagine zimmeriane, non estremamente complesse ma decisamente intense. Ne è la prova l’epica sequenza iniziale - la battaglia dei romani contro i barbari - che, sviluppandosi su sonorità radicate nella tradizione tardo-romantica, permette alla compagine romana di far immergere il pubblico nelle potenti e crude immagini - create da Ridley Scott - con tale trasporto e carica espressiva da entrare subito in empatia con l’ascoltatore. È proprio verso il termine della sequenza di “The Battle” che sulle note di uno dei temi leitmotivici più incisivi dell’opera, il palcoscenico, diventato ormai luogo mistico in cui gli strumenti si fondono con le immagini, viene irradiato dalla commovente linea vocale dalla Gerrard che, con il suo esordio di serata, si amalgama con gli archi in una sorta di requiem che segna la conclusione della sanguinosa battaglia. Un inizio davvero serrato, accolto da copiosi applausi, che emoziona con altrettanta intensità scenica e musicale nell’immediato susseguirsi della storia. La drammatica sequenza del parricidio, scritta per orchestra d’archi e co-firmata dal compositore Gavin Greenaway, esalta i musicisti sprigionandone (qui sì!) il lirismo più impetuoso nelle cromatiche linee contrappuntistiche che accompagnano con profonda angoscia l’atto l’ignobile del principe Commodo. Come in tutta la colonna sonora, alla veemenza orchestrale di stampo novecentesco, tipica dei primi lavori del compositore tedesco, fanno da contraltare le eteree sonorità etniche come richiamo di un mondo antico ma, soprattutto, di un universo metafisico svelato solo al termine della storia. È in questo contesto, molto chiaro in “Sorrow” o “The Emperor is Dead”, che la sovrapposizione di layer timbrici (talvolta pedali di archi o leggeri sintetizzatori con chitarre e percussioni) creano un tappeto sonoro che fa da sfondo ai dolci e strazianti vocalizzi di una Lisa Gerrard in forma davvero radiosa che ci guiderà, come il protagonista, verso i campi elisi. 

locandina il gladiatore

La serata prosegue in maniera lineare ed avvolgente, quasi da non far più percepire la presenza dell’orchestra dal vivo, con musicisti sempre attenti e tecnicamente (quasi) mai imprecisi. La ripresa dei vari temi già esposti e le elaborazioni orchestrali dei co-compositori Greenaway e Klaus Badelt (che riciclerà diverse idee per il successivo Pirati dei Caraibi che in verità fu firmata da Zimmer come da molti anni a questa parte svelato in varie occasioni e interviste del due volte Premio Oscar) accompagnano battaglie gladiatorie, le crescenti inquietudini all’interno della famiglia imperiale e, ancora, lo storico monologo di Massimo Decimo Meridio: il momento che il pubblico stava aspettando e che, impossibile negarlo, tutti noi abbiamo ripetuto insieme alla voce di Luca Ward sulle note dell’epico tema di ottoni e archi finale di “Barbarian Horde”. L’emozione degli ultimi minuti del film, dalla battaglia tra Commodo e Massimo fino alla morte di quest’ultimo, è, se possibile, amplificata da una pienezza orchestrale armoniosa e delicata (nonostante due ore abbondanti di esecuzione) che, ancora una volta, crea l’ambiente sonoro adeguato per le melodie malinconiche e spirituali di “Elysium”, “Honor Him” e, soprattutto, “Now we are free” al termine del quale la Gerrard, sostenuta dall’imponente coro (sotto la guida del M° Ciro Visco), riceve la giusta e meritata ovazione insieme a tutto l’ensemble. Nonostante le oltre due ore e mezzo di proiezione, inframmezzate ad onor del vero da una lunga pausa, l’orchestra si è donata con incredibile entusiasmo guidata, ed è giusto sottolinearlo ancora, da un Ludwig Wicki estremamente preciso, composto e mai esagerato (da bravo artista del mestiere). Menzione speciale per il coro per aver reso onore alla grandiosità dell’intera partitura con enfasi, coesione e applicazione seppur, per puro gusto personale, un suono più “cinematico” (statico) avrebbe valorizzato con più coerenza espressiva alcuni sporadici frammenti musicali più eterei. 
Un plauso, infine, all’imponente macchina organizzativa e a tutto il comparto audio per aver reso in maniera davvero eccellente la scena musicale che, tuttavia, talvolta sovrastava i dialoghi. Forse un miglior bilanciamento acustico, solo in brevi passaggi, avrebbe reso l’esperienza ancora più memorabile.

Un ringraziamento speciale a Sara Ghiglia

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Daniela Bocconi

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