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  • Per Elisa – Il caso Claps
15 Nov2024

Per Elisa – Il caso Claps

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in TV

cover per elisa caso clapsMatteo Buzzanca
Per Elisa – Il caso Claps (2023)
Sony Music Publishing
34 brani – Durata: 1h e 35’

Grande dimenticanza nel recensire la OST di Matteo Buzzanca quando uscì su Rai 1 la miniserie TV Per Elisa – Il caso Claps, con la regia di Marco Pontecorvo e l’interpretazione onorevole di Elisa Claps da parte di Ludovica Ciaschetti, di Guido Claps da Gianmarco Saurino e di Danilo Restivo da Giulio Della Monaca, anche se poi recuperammo parzialmente parlandone con il compositore in un’intervista su Soundtrack City (vedi qui). In occasione della recente candidatura di Buzzanca ai SIAE Music Awards 2024 nella categoria “Migliore Colonna Sonora – Serie TV”, ci dedichiamo con accuratezza al suo score che, come già avvenne l’anno passato, ancora ci colpisce parecchio per la sua intensa e delicatissima trasparenza comunicativa, toccante corde emotive profonde in coloro che l’ascoltano, anche disgiunto dalle immagini per cui è stato scritto. Lo stesso compositore, con un carnet professionale di alto profilo e attivissimo tra musica leggera, colonne sonore per TV, Cinema e Pubblicità – nomination al Fabrique du Cinema 2021 per Miglior Colonna Sonora, al Ciak d’Oro 2019 per Miglior Canzone e al Nastro d’Argento 2019 per Miglior Canzone, il Premio Speciale Soundtrack Stars Award alla 75° Festival del Cinema di Venezia, Disco Triplo Platino per “Senza fare sul serio” di Malika Ayane, Disco di Platino per “L’estate di John Wayne” di Raphael Gualazzi e per “Arriverà l’amore” di Emma Marrone e Disco d’Oro per “Bologna è una regola” di Luca Carboni e per “Un cuore in due” di Francesca Michielin, nonché collaborazioni con artisti del calibro, oltre quelli appena citati, di Eros Ramazzotti, Ermal Meta, Max Gazzè, Marco Mengoni, Arisa, Gianni Morandi, Patty Pravo, Noemi, Giusy Ferreri, Anna Tatangelo e gli Zero Assoluto – ha dichiarato riguardo questa sua composizione televisiva: <<Nella musiche di Per Elisa – Il caso Claps ho dato forma alle diverse anime della storia: la ricerca disperata da parte della famiglia Claps; il mondo oscuro di Danilo Restivo; l’amore che tiene legata una famiglia provata da un dolore profondo. I quattro temi vengono affrontati in brani differenti per stile e colore e che interpretano le forze opposte ma rivelatrici del medesimo racconto. La colonna sonora è impreziosita dalla canzone originale “Fiore bianco” eseguita da Beatrice Giliberti, una delle tracce più evocative, con l’intento di dare idealmente voce a Elisa Claps, presenza e assenza al tempo stesso>>.
Storia di cronaca nera nota a tutti in forma di fiction, ricostruente alla perfezione i delitti di Elisa Claps ed Heather Barnett attraverso l’estenuante battaglia di Gildo Claps e della sua famiglia per fare luce sulla scomparsa della stessa Elisa e nel frattempo assicurare il suo assassino alla giustizia, cercando di comprendere le motivazioni dei brutali omicidi e del perché la verità sia stata tenuta celata per troppo tempo. Buzzanca non eccede mai nel sentimentalismo più scontato e facilone, che in talune trame di questa portata potrebbe venire spontaneamente fuori, anzi giocando quasi sempre in sottrazione emotiva con note sul fil di lana, aprendo la partitura con il leitmotiv principale in versione canora, “Fiore bianco” (sulla scelta di questo poetico titolo vi invitiamo ad ascoltare le commosse parole del suo stesso autore nell’intervista di cui sopra al link su Soundtrack City), interpretata dalla voce vellutata e dolcemente acuta della bravissima Beatrice Giliberti: una melodia circolarmente e leggiadramente in levare, come un pungente grido lancinante, pur tuttavia amorevolmente tenero, verso quella mancanza così dolorosa che non potrà essere mai colmata nemmeno da una vera giustizia umana e celestiale; una preghiera prosaicamente strillante, che fa giungere alla memoria di chi ha subito una perdita illogica e brutale, ciò che ebbe a scrivere il poeta e pittore libanese Kahlil Gibran: <<Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole? E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio? Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare>>. Cantare con la stessa potenza scossa della Giliberti sulle note di Buzzanca, addolorate ma bramanti libertà dagli orrori di una giovane esistenza infranta dall’indicibile violenza umana. Un altro tema, quello della disperazione trattenuta eppure dolorosamente implosiva di una madre, è il chitarristico assolo straziante, su archi leggeri e ondeggianti, di “A Mother’s Hope”. “Sadness in My Heart” cela all’inizio il motivo della canzone, quasi a volerlo proteggere con quella chitarra e quel violino in controcanto a darsi conforto amorevolmente, con il sopraggiungere di un nuovo tema dai contorni struggenti per coro femminile e cello amareggiati. “Same Fate” si dipana su un tappeto synth meditativamente teso, con archi e chitarra classica enuncianti una melodia affranta.
Tensivo e serpeggiante malevolmente il brano “The Casket”, con coda di piano, synth, coro, archi pizzicati e puntellati in un crescendo cupo e progressivamente sempre più pericoloso. “Anyone Can Help Me” sbuca come un inciso leitmotivico quasi scintillante, invero sottesamente guardingo, con archi pizzicati, violoncello solista che suona il tema e percussive ridondanze in levare. Una delle tracce più coinvolgenti, dopo quella della canzone portante, è “Thousands of Torches” (trad.: migliaia di torce): un elegiaco adagio iniziale per archi, in cui subentrano ariosamente ritmiche inneggianti speranza e soli di cello che espongono un tema colmo di solidarietà e amore, il tutto concluso da un pianoforte sinteticamente riverberato come un’invocazione di giustizia e verità raggiungente i cieli, spezzata da archi sottesi tensivi. Un organo liturgicamente classico e archi circolari in contraltare, con assolo di violoncello smarrito e pregno di drammatica mestizia a primeggiare, in “Incoherence”. “Only One Family” ha la stessa configurazione del brano “Sadness in My Heart”, con il main theme abbozzato e poi scosso dal cello densamente addolorato, ed il piano sullo sfondo, che lo conduce verso altre direzioni emotive. Chiesasticamente glassiano l’incedere funereo iniziale di “An Old Code”, che sfocia in un crescendo allertante per archi. “Elisa’s Room” è un nuovo bel tema per piano gocciolante, alla Erik Satie, dalla dolcezza rattristante ma anche calmante. “In the Mind of a Child” (variato più grottescamente orrorifico in “In the Mind of a Bad Child”) è un puzzle cristallinamente fanciullesco, una nenia quasi scary e distraente per archi, chitarra ed effetti synth soffocanti.
La versione della canzone principale in inglese, cantata dalla limpidezza sconsolata di Emma Morton, la si ascolta in “Blood On the Altar” e ancora una volta la dolente bellezza di questo leitmotiv canoro colpisce dritto al cuore, stordendo non poco. “Danilo’s Dream” risulta tremante e sospirosamente pauroso, confondente come i sogni del suo serial killer Restivo, seppur attenuati da una linea sintetico-chitarristica velatamente disseminata. “Father and Son” per archi sottesi e piano puntillistico suonanti una melodia accennata, delicatissima e lacerata da un dolore insopportabile che non dona scampo alla mente. Sintetismi raggelanti in “The Eye of the Pin”, con un vociare sotterraneo ligetiano, bruscamente interrotto da ritmiche compulsive che vogliono essere solo aggredenti, troncate a metà brano da un battente e soffocante incedere horror synth falsamente lusingatore. “For Elisa, robusto pezzo di 6’37”, si poggia all’inizio sul piano, sugli archi leggerissimi ed effetti sintetici sparsi, subito dopo disperatamente frantumati da un violino solista acutamente urlante un motivo che non può far altro che esprimere perdita infinita e paura del dopo, dove e quando, in specie a causa di cotanta disumanità assassina, con archi in contrappunto, densi di armoniose e consolanti note amorevoli. “With Serenity” è il tema secondario, sentito in “A Mother’s Hope”, per chitarra solista e synth volatili, un vocalizzo tenue e un violoncello accoratamente cantabile, che fa versare più di una lacrima all’ascoltatore. Sottilmente pianistico, con cello in contrappunto e poi gli archi tutti, il disperatamente melodrammatico “The Greatest Promise”. “In A Dark Cave” instilla ancestrali e sordide paure con quei synth, archi flebili e percussive tribalità sottese.
“Pray on the Altar” mostra il main title pianisticamente spossato e solitario, soprattutto quando subentrano gli archi adagianti. “Searching” gira su sé stesso con quella chitarra che cerca risposte. La stessa sensazione che si riscontra in “Two Tears”, con ancora più sensoriale smarrimento, altresì attenuato da un dolce cantar d’archi nelle retrovie. “An Infinite Question” è una lunga sequenza sintetico pianistica che estende l’infinita domanda del suo titolo. “Left Alone” fa perno su piano, archi e synth dilatati e sconsolanti, senza tregua alcuna alla mente e allo spirito della narrazione su scena. “Many Questions” risuona assordante nel suo atmosferico passo indagatorio. “No Suspicious” è balenante sinteticamente e ritmicamente allarmismo e dubbi tremendi. “Pile of Malice” sembra provenire, con quei suoni campionati, quelle ritmiche canzonatorie e il cello cupamente astratto, da asiatiche risonanze, rese più occidentali sulla seconda parte. “The Rescue” è brano esagitato in puro stile legal crime moderno hollywoodiano. “No More Serenity” si affida ancora una volta alla chitarra, al cello, al vocalismo femmineo e agli effetti sospiranti dei synth per articolare un’amarezza senza fine. “Sadness in One Breath” stride attraverso il violoncello solista gracchiante su archi sottesi una sconfinata rabbia ed insuperabile funesta accettazione. “A Wound Inside” è un adagio liturgicamente palpitante e amaro. L’album digitale termina con “Requiem For Elisa”, traccia tutta in levare per iniziali archi scalpitanti, al quale subentra un piano rattristato e archi sottesi in dissolvenza.

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Daniela Bocconi

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