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10 Nov2021

A Classic Horror Story

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover a classic horror storyMassimiliano Mechelli
A Classic Horror Story (2021)
Plaza Mayor Company Ltd
21 brani – Durata: 38’17”



Un horror italiano così originale e intelligente non si vedeva da un bel po' di anni. Dalla regia alla recitazione, dalla messa in scena generale alla colonna sonora ogni elemento è al posto giusto, con quella carica di tensione, paura e sbalordimento che solo i grandi nomi del nostro passato (ad esempio Dario Argento, Mario Bava o Lucio Fulci) sapevano infondere e rendere universale. In più, fatto non scontato, vanta un impianto produttivo-realizzativo dalla forte impronta internazionale, proponibile ai vari festival di settore e vendibile all’estero. A Classic Horror Story di Roberto De Feo e Paolo Strippoli, premio alla miglior regia alla 67ª edizione del Taormina Film Festival, ha un’ulteriore freccia al suo arco narrativo e visivo nello score del giovane Massimiliano Mechelli (In the Trap, Il legame), che ha costruito una partitura giocata su pochi strumenti per lo più ad arco e percossi violentemente sul ponticello (“Amici fino alla fine”), voci conturbanti campionate ed effetti sintetici da incubo assai vicini alla industrial music (“Non è una foresta”, “Un pianto nella notte”), rendendo il tutto tormentante e strisciante sotto l’epidermide (“Tre fantocci nel bosco”, “Fuga nel bosco”) al punto da scuotere non solo lo spettatore ma anche l’ascoltatore più avvezzo alla “scary music” classica o moderna. Sembrerebbe non esservi un tema portante, ma esso in realtà si palesa in tutta la sua martellante e precipua forza malevola in “Il sacrificio” ed “Ecco il vostro finale”. Una specie di motivo spaghetti western si fa strada in “Cimitero d’auto”. Uno score che può rendere le notti parecchio insonni, come del resto il film.   

Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 435 – Ottobre 2021

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Daniela Bocconi

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