The Moon and the Forest
Joby Talbot, Howard Shore, Ludovico Einaudi, Robert Schumann
The Moon and the Forest (2021)
Miloš Karadaglić
BBC Symphony Orchestra / Canada’s National Arts Centre Orchestra
Decca 485 1525
8 brani – Durata: 51’37”
Tre compositori di musica applicata alle immagini ed uno di musica classica al servizio di un chitarrista classico di 38 anni celebrato in tutto il mondo: rappresentazione di questo stupefacente album di musica extra-cinematica pur tuttavia a strettissimo contatto con l’Ottava Arte in un florilegio di intima profondità d’intenti sonori percettivamente visivi. “The Moon and the Forest” è il nuovo CD del “musicista superstar e autentico ‘Classical Guitar God’” a detta del The Times, vero e proprio “chitarrista più famoso del mondo” come riportato dal Sunday Times, ma non solo, il “pioniere e innovatore del repertorio chitarristico contemporaneo” dal comunicato stampa di questo album: il montenegrino Miloš Karadaglić (intervistato da noi in coda alla recensione) che ritorna nella discografia internazionale con due prime registrazioni mondiali di composizioni originali, appositamente scritte per la sua chitarra dal compositore premio Oscar Howard Shore (le saghe de Il signore degli anelli e L’Hobbit) e da Joby Talbot (Guida galattica per autostoppisti, Ladri di cadaveri - Burke & Hare, Sing), più due composizioni preesistenti di Ludovico Einaudi (Quasi amici, The Father, Nomadland) e di Robert Schumann (1810 – 1856) con nuovi arrangiamenti.
Ovviamente a richiamare l’interesse globale sono le due opere compositive di Shore e Talbot – quest’ultimo un autore di musica per film e serie non noto ai più, con all’attivo una quarantina di scores, ma dalla smisurata creatività compositiva assai seduttiva da (ri)scoprire per chi è un appassionato di colonne sonore – che nella performance entusiasta ed elegante di Miloš acquisiscono ancor più un fascino empirico e unicamente attrattivo. La composizione di Talbot, che apre l’album, “Ink Dark Moon” in tre movimenti (“Andante espansivo – Allegro molto energico – Luminoso – Allegro energico – Andante calmato”, “Largo flessibile – Adagio contemplativo” e “Allegro vigoroso”), con la strepitosa BBC Symphony Orchestra diretta da Ben Gernon, è qualcosa di incandescente e fiabesco al medesimo tempo: un intrigato e puntillistico succedersi di paesaggi eterei e rocciosi che si inseguono come in un gioco a rimpiattino, fanciullescamente irreale perché sottendente, come affermato dal chitarrista del Montenegro, “influenze alternate tra armonie delicate e minimaliste, temi di danza spigolosi di ispirazione balcanica e le propulsioni ritmiche sfrenate tipiche di Talbot”. Uno di quei capolavori compositivi di cui ci si innamora sin dal primo ascolto. E che dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, dinnanzi a che livello di Compositore ci si trova, sfortunatamente troppo sottovalutato e poco utilizzato nel mainstream cine-musicale. Miloš è un reale virtuoso del suo strumento d’elezione, non v’è ombra di dubbio, e qui dimostra che quando si ha una composizione di tal genere, superba e originale oltre ogni dire, la si può plasmare tirandone fuori qualcosa di ancor più perfetto che già di per sé è riportato in nuce nel suo pentagramma. Quasi 23’ di componimenti idilliaco fiabeschi e coloristicamente vibranti e poderosi, con qualche nuance alla Michael Kamen (“The New Moon in the Old Moon’s Arms”) e Jerry Goldsmith (Sotto tiro e Legend), che nel terzo movimento (“Allegro vigoroso”) giunge all’apoteosi con un crescendo talmente deflagrante da far venire la palpitazione accelerata, dal tanto elettrizzante capolavoro di scrittura e di esecuzione che le nostre orecchie ascoltano assuefatte.
Tutta questa esplosione performativa viene stemperata dal brano “Full Moon” di Einaudi, minimalismo accorato per chitarra solista, su arrangiamento di Michael Lewin, che lascia spazio alle architetture misteriche, elegiache e pastorali, pressoché ispaniche, dei tre movimenti di Howard Shore intitolati “The Forest” (20’52” totali), eseguiti dalla Canada’s National Arts Centre Orchestra diretta da Alexander Shelley. Nel libretto del CD Shore asserisce, in riferimento al fatto che Miloš vive in Montenegro immerso in foreste bellissime, ombrose e sfolgoranti al contempo, che hanno ispirato il titolo di questo album: “Anch’io vivo in un luogo in cui sono avvolto da cose che crescono, fioriscono e svaniscono. È una continua evoluzione, un’incessante ricerca di equilibrio e armonia. Trovo questa interconnessione e interdipendenza stimolante. Queste sono idee che porto con me e spesso sono la fonte da cui esprimo le mie idee musicali”. E Miloš controbatte: “La prima volta che ho ascoltato il pezzo, sono stato commosso dalla spontanea semplicità delle sue armonie, dalla scrittura idiomatica e dalla natura incredibilmente programmatica che ti fa sognare all’istante tanti colori e scenari nella tua testa. Il lavoro è magico, proprio come la foresta incantata che Howard voleva dipingere con le sue speciali pennellate musicali”. Si ravvisano in questi tre meravigliosi movimenti armoniose reminiscenze epiche e intimamente nostalgico-inebrianti delle sue compiute composizioni, baciate dall’Oscar, per la trilogia de Il signore degli anelli ma anche tratti caratterizzanti da The Departed e Cop Land. L’opera di Shore raggiunge vette di eccelsa dilatazione sinfonica e solistica beatificazione per una chitarra che rasenta il nobile nella sua esecuzione in punta di fioretto.
Chiude questo splendido CD la “Träumerei (from Kinderszenen Op.15 No.7)” di Schumann, arrangiata da Michael Lewin, un classico pezzo romantico per a solo di chitarra che ne evidenzia maggiormente gli aspetti delicatamente cullanti.

Intervista esclusiva a Miloš Karadaglić
Colonne Sonore: Perchè Joby Talbot ed Howard Shore, due noti compositori di musica applicata alle immagini, per questa tua nuova esperienza musicale?
Miloš Karadaglić: E’ stato qualcosa che è arrivato in modo molto naturale. Sono innamorato della musica di entrambi questi compositori e quando ho avuto il privilegio di incontrarli ovviamente ho subito chiesto loro se avrebbero scritto qualcosa per me. È sempre stato il mio più grande desiderio ispirare i compositori a scrivere nuovi pezzi per la chitarra e ogni volta che ne ho l’opportunità mi assicuro di parlarne. Sia con Howard che con Joby il processo è stato molto semplice e organico: la nostra mente e il nostro cuore si sono sincronizzati e come risultato sono nati due nuovi meravigliosi concerti. Questo è davvero un sogno che si avvera per me.
CS: Quali sono le peculiarità del tuo strumento, che hanno subito colto i due compositori di questo album, per affascinarti così tanto e rendere ogni tua performance qualcosa di mirabolante e intimista al contempo?
MK: La chitarra possiede un’intimità magica e questo la rende molto speciale. Ed è proprio questa qualità che sentivo doveva essere fortemente presente nel cuore di questi nuovi lavori. Anche se Joby e Howard hanno due stili molto distintivi, la loro musica funziona ancora magnificamente insieme, fianco a fianco. Ero così entusiasta di poter presentare un nuovo album in cui ci sono solo nuovi pezzi e nuove trascrizioni. Sono incredibilmente felice e orgoglioso di questo e spero che le future generazioni di chitarristi abbracceranno ulteriormente queste nuove idee e continueranno a portarle avanti molto tempo dopo di me.
CS: I restanti brani del CD sono tue trascrizioni di composizioni di Ludovico Einaudi, altro compositore che ha scritto per il Cinema, e Robert Schumann: su quale legame musicale ti sei basato per affiancarli ai pezzi di Shore e Talbot?
MK: La mia idea per questi due brevi pezzi è venuta da un luogo molto “classico”, allo stesso modo in cui faresti in un concerto dal vivo un breve bis dopo il medesimo. Il pezzo di Einaudi è evocativo, oscuro e d’atmosfera: sembra la conclusione perfetta del concerto di Talbot. La “Träumerei (from Kinderszenen Op.15 No.7)” di Schumann è un’opera di elevata profondità e colore. Eppure sulla chitarra si evolve in qualcosa di completamente nuovo. È esattamente il genere di cose che artisticamente mi ispira così tanto.
CS: Ti piacerebbe essere il solista di una colonna sonora e per quale tipologia di film? E con quale compositore di musica per film ti sentiresti più a tuo agio?
MK: Alcuni anni fa ho registrato una traccia di Gustavo Santaolalla: le sue colonne sonore sono bellissime. Adoro Alexander Desplat e John Williams. Pensa solo quanto successo ha avuto “Cavatina” da Il cacciatore e che potente film è davvero. Questo è realmente molto eccitante. Ricordo di aver registrato una colonna sonora per un cartone animato giapponese dello studio Gibli a Tokyo: era assolutamente affascinante mettere la musica nelle immagini. Rende tutto veramente vivo.
CS: Cosa ti aspetti da questo album che venga trasmesso a chi lo ascolta? Quale il brano che più ti ha coinvolto emotivamente nell'eseguirlo?
MK: Questo album è la mia favola personale che si avvera. Condividere questa storia ed esperienza con il pubblico significa molto per me. È una sensazione molto rara essere in pace e completamente felici con ogni nota dell’album. Forse è perché è tutto nuovo e così personale per me... Spero solo che chiunque stia ascoltando, possa sentire questa profonda connessione ed energia che mi ha ispirato così tanto. È impossibile individuare un movimento particolare qui... appartengono tutti allo stesso processo e formano un unico grande insieme.
English Version:
Colonne Sonore: Why did you choose Joby Talbot and Howard Shore, two well-known composers of music applied to images, for this new musical experience of yours?
Miloš Karadaglić: This was something that came very naturally. I am in love with the music of both composers and when I had a privilege of meeting them I of course immediately asked them if they would write something for me. It has always been my biggest wish to inspire composers to write new pieces for the guitar and whenever I have an opportunity I make sure to talk about it. With both Howard and Joby the process was very organic and easy- our minds and hearts synced and as a result two wonderful new concertos were born. This is truly a dream come true for me.
CS: What are the peculiarities of your instrument, which the two composers of this album immediately grasped, to fascinate you so much and make each of your performances something amazing and intimate at the same time?
MK: Guitar possesses a magical intimacy- this makes it very special. And it is exactly this quality that I felt should strongly feature in the core of those new works. Even though Joby and Howard have two very distinctive styles, their music still works beautifully together side-by-side. I was so excited to be able to present a new album where there are only new pieces and new transcriptions. I'm incredibly happy and proud about this and hope that future generations of guitarists will additionally embrace these new ideas and continue bringing them forward long after me.
CS: The remaining pieces of the CD are transcriptions of compositions by Ludovico Einaudi, another composer who wrote for the Cinema, and Robert Schumann: on which musical bond did you rely to combine them with the pieces by Shore and Talbot?
MK: My idea for those two short pieces came from a very "classical" place, in the same way like you would in a live concert play a short encore after a concerto. Einaudi's piece is evocative, dark and atmospheric- it feels like a perfect end to the Talbot concerto. Schumann's “Träumerei (from Kinderszenen Op.15 No.7)” is a work of profound depth and colour. And yet on the guitar it evolves into something completely new. It is exactly the sort of thing that artistically inspires me so much.
CS: Would you like to be the soloist of a soundtrack and for which type of film? Apart from Talbot and Shore, there is other film music composer would you feel very comfortable with?
MK: Some years ago I recorded a track of Gustavo Santaolalla- his film scores are beautiful. I adore Alexander Desplat and John Williams. Just think how successful Cavatina from the Deer Hunter has been and what a powerful medium film really is. This is indeed very exciting. I remember recording a soundtrack for a Japanese cartoon by studio Gibli in Tokyo- it was absolutely fascinating to put music to the pictures. It makes it all truly come alive.
CS: What do you expect from this album to be transmitted to those who listen to it? What is the song that most emotionally involved you in performing it?
MK: This album is my own personal fairytale come true. Sharing that story and experience with the audience means so much to me. It's a very rare feeling to be at peace and completely happy with every note on the album. Maybe it's because it's all new and so personal to me... I just hope that anyone who is listening can feel this deep connection and energy that has inspired me so much. It is impossible to single out any particular movement here... they all belong to the same process and form one big whole.
Un ringraziamento particolare a Giovanni Mazzucchelli della Universal Music Italia che ha reso possible tale intervista e a Miloš per la sua generosità nelle risposte.
