Italian Soundtracks
AA.VV
Italian Soundtracks (2021)
Orchestra Sinfonica di Milano
Giuseppe Verdi
Giuseppe Grazioli direzione
Warner Music Italy 5054197097744
12 brani – Durata: 59’00” 
Vi è tutta una storia di compositori che hanno saputo trattare il Cinema con i guanti di velluto anche quando le pellicole che commentavano non possedevano un briciolo di qualità e originalità narrativo-visiva-realizzativa. Vi è anche tutto un substrato di opere rimaste nell’oblio con colonne sonore di grandissima eleganza compositiva e innovazione sonora. Si ha sempre la tendenza a ricordare i nomi altisonanti e più popolari sia nel nostro Bel Paese che internazionalmente; eppur ci si scorda quanti autorevoli e perfino rivoluzionari (a modo loro) compositori, meno noti ai più, hanno fomentato con le loro note sempre nitide e indovinate sul filmico, una miriade di futuri colleghi o anche coevi, specialmente nello studiare o emulare la maniera di scrivere per le immagini, talora finanche plagiati perché sconosciuti e quindi ancora più dimenticati, così da risultare la paternità delle loro opere attribuita ad altri ben più furbi e famosi.
Questo ultimo frangente da attribuire non soltanto all’ambito musicale tout court bensì a tutto quello artistico in generale. Presunto ciò, questa compilazione voluta dal direttore d’orchestra, celebre internazionalmente, dalla nostra rivista intervistato in più occasioni, il Maestro Giuseppe Grazioli, è da far propria all'istante, anzitutto se si appartiene ai fan assoluti della grande scuola cine-musicale italica dell’Epoca d’oro della Settima Arte, esportata e conosciuta – ed osannata – in tutto il globo. Grazioli – dal sottoscritto intervistato in coda a questa recensione riguardo questo album – cataloga una sequela di capolavori compositivi, scaturiti dalla mente geniale di nobili autori noti mondialmente, di cui alcuni – e qui torniamo al discorso iniziale appena redatto – troppo poco citati e forse molto trascurati dalla nostra cattiva abitudine: l’assai ribadito nemo propheta in patria, ossia una locuzione latina che ci rappresenta molto negativamente, visto che alcuni nostri importanti compositori (e non solo) sono più nominati e tributati all’Estero piuttosto che in Italia, dove hanno donato Arte all’Arte rendendola ancora più Bella, ma relegati all’oblio di cui sopra. Per fortuna ci sono spesso menti sapienti che, attraverso il loro lavorio continuo, riescono a rammentarci quali e quante autori e musiche vi siano nel nostro patrimonio cine-musicale da far ancora – e sottolineo ancora – (ri)scoprire e così comprenderne la Bellezza.
Grazioli sul podio della strepitosa – da noi tanto ammirata da molti anni a questa parte, dato che ne abbiamo elogiato spesso le meravigliose e precise performance di colonne sonore e cineconcerti – Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, ci offre l’esecuzione di dodici capisaldi del nostro Cinema, composti da numi tutelari dell’Ottava Arte: in ordine di apparizione, Stelvio Cipriani, Piero Piccioni, Alessandro Cicognini, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Angelo Francesco Lavagnino, Goffredo Petrassi, Alessandro Cicognini, Fiorenzo Carpi e Riz Ortolani (di cui a breve uscirà in edicola un mio monografico allegato alla rivista “Vinile”, con interviste esclusive a Pupi Avati, Marco Dentici e la figlia Rizia nonché un contest apposito).
Tutti compositori con la C maiuscola, di cui Trovajoli è quello più suonato nel CD: la prima ‘Suite”, che ci racconta musicalmente il Maestro romano (1917 – 2013), è relativa al suo enorme connubio con Ettore Scola e alla melanconicamente e popolaresca, per di più classicheggiante, La famiglia del 1987 (David di Donatello, Nastro d’Argento, Ciak d’Oro alle musiche), nominato agli Oscar nella categoria miglior film straniero. Uno score di una finezza e poeticità che tende ad emozionare ascolto dopo ascolto e che dimostra che l’unico ed il solo cantore della tradizione musicale romana è stato il Maestro Armando Trovajoli; questa suite tra assoli di violino struggenti e un andamento valzeristico di solare beatitudine ne è il massimo esempio in tutta la sua solenne ariosità e nostalgica rimembranza. Stessa atmosfera presente nell’altra lunga ‘Suite” tratta da C’eravamo tanto amati, sempre di Scola e pluripremiato film del 1974, anche questa su risplendenti arrangiamenti di Maurizio Abeni, noto compositore di musica per film e assistente per anni di Trovajoli, in cui prevalgono toni canzonatori e mesti al medesimo tempo, con pagine pastorali per piano solo, archi svolazzanti e fiati bucolici sul finire dell’esecuzione che onorano il tutto: che Musica Maestro!
Trovajoli viene per la terza volta ossequiato con la “Suite” da Profumo di donna del 1974 di Dino Risi con Vittorio Gassman, su arrangiamenti dell’arcinoto compositore ed orchestratore americano William Ross, che riesce a tirar maggiormente fuori tutta la drammaticità del tema portante, con quella tromba lacerante in primo piano su archi affranti, il tutto conclusosi con un’accorata esecuzione, in forma di adagio mozartiano, di pomposità finale dolorosa e speranzosa al contempo: qualcosa di talmente bello e intenso da sentire, che fa veramente adorare la performance della compagine lombarda. La quale mostra tutta la possente poetica lagunare di un tema così iconico che non si smetterebbe mai di udire, così romanticamente valzeristico e seduttivo come la sua protagonista Florinda Bolkan: stiamo parlando di Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno del 1970, che fece aggiudicare il Nastro d’Argento alle musiche di Stelvio Cipriani (1937 - 2018), e di questa “Suite” arrangiata da Ross tra ritmi pop e ridondanti ottoni contrappuntati da archi leggeri come lo scivolare di una gondola sulle acque del Canal Grande in una Venezia colma d’Amore.
Dopo cotanta mielosa opera sonora di gran classe ci si addentra nei meandri jazzistici, di sopraffina eleganza, scritti da un Piero Piccioni in stato di grazia per La notte brava di Mauro Bolognini del 1959: il leitmotiv principale con archi swing in controcanto di ineffabile sensualità e melanconica disperazione, con l’orchestrazione di Gianluca Podio che ne risalta tutti i lusingatori e persuasivi timbri e colori, fanno elevare questo tema ad uno dei più belli nella carriera illustre di uno dei padri del jazz cine-musicale italiano, l’esperto Piccioni (1921 – 2004).
Sempre di Podio le orchestrazioni brillanti e giocose del tema portante sbarazzino di Pane, amore e… del 1955 di Dino Risi con Vittorio De Sica e Sophia Loren, terzo film della tetralogia Pane, amore e…, anticipato da Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia e seguito da Pane, amore e Andalusia, con le musiche di Alessandro Cicognini (1906 – 1996): un vero must della commedia scanzonata e leggiadra, di cui si sono persi i master originali della ballabile colonna sonora; un peccato mortale, in special modo se ascoltando la raggiante e gagliarda performance dell’Orchestra milanese, ci si rende subito conto di cosa si è perso. Ennio Morricone (1928 – 2020) viene omaggiato con il celeberrimo andante pop trascinante, su arrangiamento enfatico di Ross, della “Suite” da Il clan dei siciliani di Henri Verneuil del 1969.
Altro Maestro, sempre poco rievocato come il succitato Cicognini, è Angelo Francesco Lavagnino (1909 – 1987) con Venere imperiale del 1962 di Jean Delannoy con Gina Lollobrigida, ed il suo “Main Theme” trascritto accuratamente per l’occasione da Fabio Gurian, di una solennità e sfarzo da grandeur sinfonica d’altri – leggendari – tempi che furono: il leitmotiv con quell’incedere epico e l’assolo del violino, di straziante meraviglia, sembra essere uno di quei temi indimenticabili e immediatamente iconici che non poco avranno ispirato il Morricone de La leggenda del pianista sull’oceano.
Il maestro di Morricone, Goffredo Petrassi (1904 – 2003) con il tema albinoniano, tremendamente ondivago e tensivo, per Cronaca familiare del 1962 di Valerio Zurlini con Marcello Mastroianni, vede la compagine Giuseppe Verdi in un crescendo di acuta drammaturgia per archi e legni in pieno tripudio interpretativo. Si rasserenano i toni con la slapstick comedy partenopea del grande mattatore Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, nel girovagante e popolano tema derisorio, in pieno stilema da commento per classici comici del cinema muto, del summenzionato Cicognini per Totò, Peppino e i fuorilegge del 1956 di Camillo Mastrocinque, su orchestrazioni di Podio.
Un altro nominativo tenuto in disparte e ricordato solo di rado, quello del bravissimo ed eclettico Fiorenzo Carpi (1918-1997) col tema principale per la commedia burlesca Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto del 1972 di e con Vittorio Gassman e Paolo Villaggio, su orchestrazione realizzata da Marco Mojana: un leitmotiv a tempo di valzer e mazurka combinati egregiamente, con un’andatura a tratti simil marcetta irriverente come i due protagonisti del film. Che gran pezzo!
Chiude in bellezza l’album, contenente queste incancellabili melodie italiane per film, lo splendido e cantabile tema “More” di Riz Ortolani (1926 – 2014) e Nino Oliviero (1918 – 1980) dal cult Mondo cane del 1962: sulle ariose e spumeggianti orchestrazioni di Ross, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, sotto la scrupolosa direzione di Grazioli, esprime tutto il suo trasporto emotivo, altamente coinvolto, per conferire a questo leitmotiv strapremiato e coverizzato in tutto il mondo, e invero a tutti i temi eseguiti nel CD, il dovuto e speciale tributo che meglio gli si confà e che soltanto una compagine del genere ed il suo Direttore appassionato potevano imprimergli.
Intervista esclusiva a Giuseppe Grazioli
Colonne Sonore: Il nostro patrimonio cine-musicale consta di compositori e colonne sonore di grandissimo valore; e non parlo ovviamente dei soliti nomi titolati e noti internazionalmente, che non sto qui a citare, di cui molti sono presenti in questo tuo pregevolissimo CD “Italian Soundtracks”. Ora che questo album ha preso vita ed è già in vendita, ti piacerebbe idearne un secondo volume, andando a pescare compositori meno popolari ma ugualmente di apprezzabile interesse? Se sì, riesci a farci qualche nome e motivarne la scelta?
Giuseppe Grazioli: L’idea alla base di questo CD è di dimostrare la varietà e le differenti personalità dei musicisti italiani che hanno lavorato per il grande schermo, tutti così lontani dai cliché e dalla routine. Il programma è quindi volutamente eterogeneo per sottolineare la ricchezza del periodo che va dagli anni ‘50 agli anni ‘70. Ascoltare Petrassi e subito dopo Cicognini ci fa capire in pochi secondi quale spettro compositivo si delinea in Italia in quel periodo. Ogni scelta è naturalmente arbitraria e molti autori sono rimasti esclusi da questa compilation, penso per esempio a Fusco, Bacalov, Rustichelli, Rossellini e tanti altri. Saranno senz’altro al centro delle mie prossime incursioni nel mondo del cinema, così come vorrei registrare la colonna sonora integrale di Ladri di biciclette, forse il capolavoro di Alessandro Cicognini.
CS: Quali, se ve ne sono state, le maggiori difficoltà nel mettere in piedi una selezione del genere e perché indirizzarsi verso alcuni titoli piuttosto che altri?
GG: Senz’altro la maggiore difficoltà è quella di trovare degli arrangiamenti di qualità e soprattutto che mettano in primo piano le caratteristiche compositive e di orchestrazione senza le ovvie interferenze del montaggio, dove le ragioni musicali vanno in secondo piano. La scelta quindi è caduta su quei brani che non soffrono dell’assenza delle immagini e che vivono di vita propria.

CS: I temi da film e i compositori prediletti in questa compilazione sono da acquisto immediato, in particolar modo dopo aver ascoltato in che maniera sono stati arrangiati – tra gli altri, da William Ross, Maurizio Abeni e Gianluca Podio – ed eseguiti questi capolavori dell’Ottava Arte con splendido trasporto e vigorosa maestria dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Quali le tue sensazioni, ancora una volta sul podio, nel dirigere questa straordinaria compagine lombarda in un repertorio di musica applicata che li trova, come con la musica classica, divinamente a loro agio?
GG: Poche orchestre possono offrire la duttilità e la capacità di adattarsi a stili così differenti come la Verdi. Riuscire a passare da La notte brava, brano di Jazz sinfonico, a Totò, Peppino e i fuorilegge pura musica popolare per grande orchestra, o ancora a Cronaca familiare, fusione di musica contemporanea e barocca, non è da tutti. Senza dimenticare il talento di ogni singolo musicista; in questa naturalezza nell’affrontare stili così diversi si nasconde il segreto della grande qualità di questa orchestra.
CS: Lo so che non si deve fare una domanda del genere, perché, come si dice in dialetto campano, “Ogni scarrafone è bello 'a mamma soja” ma c’è uno dei temi eseguiti che ti ha impressionato musicalmente di più su tutti gli altri? E perché?
GG: Se posso citare un solo scarrafone, devo dire che rimango sempre sorpreso dalla freschezza di “More” da Mondo cane di Riz Ortolani. Non bastano milioni di ascolti sugli aerei in attesa del decollo o negli ascensori dei grandi alberghi, c’è qualcosa in questa melodia che impregna la nostra memoria e sembra rinnovarsi ad ogni ascolto, creando una specie di assuefazione. Come sia possibile, con quali mezzi e perchè succeda è il grande mistero di certe melodie e lungi da me cercarne le ragioni, rovinerebbe il piacere dell’ascolto!
CS: Ritieni che sia condivisibile quanto affermato da Ennio Morricone: “Io penso che, quando fra cento, duecento anni, vorranno capire com'eravamo, è proprio grazie alla musica da film, che lo scopriranno.”
GG: Difficile fare previsioni ovviamente, ma Morricone ha centrato un punto fondamentale. La musica da film ha evitato la trappola in cui è caduta spesso la musica classica contemporanea, quella di considerare l’ascolto del pubblico come un aspetto accessorio. La musica da film non ha mai perso il contatto con le reazioni di un pubblico che si evolve e reagisce a diversi livelli, a seconda della propria cultura, intelligenza, esperienza, etc. etc. In questo la musica da film, proprio perchè così legata alla realtà umana, ci racconta i gusti, le preferenze, le frustrazioni e i sogni di un’epoca.

Un grazie alla cortesia sempre ineccepibile del Maestro Grazioli e a Donatella Buratti per il supporto all’intervista.
Foto di Marco Borrelli
