The Lone Ranger
Hans Zimmer
The Lone Ranger (Id. - 2013)
Walt Dinsey Records B00DH71GHE
11 brani – durata: 49’36’’
Ascoltare le musiche scritte da Hans Zimmer per un blockbuster rischia sempre di incendiare gli animi. Da una parte, infatti, troviamo i detrattori del compositore, di origine tedesca, i quali scorgono in lui un avversario della musica per film classica, dedito più che altro a carpire l’orecchio dell’ascoltatore con una musica “facile”; dall’altra parte vi sono invece gli estimatori che proprio sulla componente seduttiva della sua musica pongono il più grande merito di Zimmer. Come in ogni diatriba è difficile stabilire chi ha ragione e chi no, soprattutto quando si parla di musica e quindi di qualcosa di soggettivo; sicuramente ambedue le parti ritraggono una porzione di verità.
Proprio questa duplicità può anche essere ascoltata nella partitura scritta da Zimmer per il film di Gore Verbinski The Lone Ranger; già i due avevano collaborato per la saga de I pirati dei Caraibi e per il film di animazione Rango. Quest’ultimo è quello che sicuramente ha più in comune con il lavoro sul ranger solitario per l’atmosfera western che condividono. Eppure notevoli tributi sono prestati anche all’opera piratesca. Il trio Zimmer – Verbinski – Depp sembra trovarsi a proprio agio e aver rinvenuto un comune campo di interesse nel garbuglio confusionale che è proprio dei lungometraggi che i tre hanno realizzato.
Nonostante tutto l’apertura della score non è come ci si potrebbe aspettare; in “Never take off the mask” troviamo infatti un esordio con violino che sembra discostarsi dal roboante suono zimmeriano il quale tuttavia prende presto il sopravvento nel brano successivo. In “Absurdity” si dispiega infatti quella orchestrazione tipica di Zimmer nella quale i confini si confondono in un ritmo tipicamente “piratesco”, tonitruante e a tratti farfugliante. In “Silver” ritroviamo quel violino di apertura sul quale, questa volta, intervengono prepotentemente strutture vagamente “western”, elemento distintivo dell’intera partitura ma non del compositore il quale lo riadatta secondo quelli che sono i suoi stessi stilemi che trovano completa esplosione in “Ride”, brano nel quale il lato più tetragono di Zimmer rivela un maggiore respiro; una corsa all’interno della quale si pone un unico momento di più rilevante distensione sul quale tornano a suonare i fiati alla maniera in cui Zimmer sa fare.
Dal carattere più farsesco è “Red’s theater of the absurd”, brano nel quale una componente più spensierata e a tratti giocosa sembra far respirare l’ascoltatore dopo la corsa alla quale il compositore lo ha invitato.
Ancora dal carattere imponente e spigoloso è “The railroad waits for no one” a cui fa seguito “You’re just a man in a mask” nel quale risulta chiara la eco del brano “Parlay” de I pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo.
In “For God and for country” Zimmer riadotta strutture musicali già trattate in precedenza, questa volta però inserendo l’elemento corale che sembra perdere una propria identità di fronte alla carica strumentale, di cui il compositore dota la partitura, e che sembra soffocare tutto il resto.
Di maggiore interesse appare “Finale” nel quale su una solita trama spigolosa, Zimmer innesta la celeberrima cavalcata del “Guglielmo Tell” che costituisce il filo rosso di questo brano; la carica Rossiniana qui viene trasfigurata continuamente dagli interventi di Zimmer che la riadatta ai propri canoni e dunque accentuandone l’aspetto più “confusionario”. Nel brano finale, “Home”, si riesce a tirare il fiato, il ritmo si ammorbidisce e le note lunghe prendono il sopravvento quasi a voler raccogliere la fatica di una lunga cavalcata.
Con The Lone Ranger Zimmer conferma la strada musicale per la quale si è avventurato; sia i detrattori che gli estimatori ammetteranno che la sua musica non è di quella che arriva al cuore ma tende a far leva sul piacere immediato dell’ascoltare musica, sul carattere ritmato che imprime alle sue partiture, sulla facilità di ascolto che carpisce l’orecchio meno attento (non a caso è il compositore che si trova con maggior frequenza negli spot pubblicitari). Il suo stile, volente o nolente, sta facendo diversi proseliti come testimonia la sempre più larga fetta di compositori che seguono il suo magistero che risulta imperniato su una tipologia che potremmo definire il lato più commerciale della musica per film.
