30 Set2013
Vallanzasca – Gli angeli del male
NegramaroVallanzasca – Gli angeli del male (2010)
Sugar Music – Special Edition dell'album Casa 69
22 brani - Durata: 44' 33''
Nastro d'argento 2011 alla migliore colonna sonora

Film fortemente contestato e boicottato, Vallanzasca – Gli angeli del male esce nei cinema italiani nel gennaio 2011 con una policromatica coproduzione internazionale del valore di oltre 10 milioni di euro delle francesi Babe Film e Canal+, dell'italiana Cosmo Production, della romena Mandragola Movies e dell'americana Fox International Productions in associazione con 21st Century Fox. Lo script originale preparato da Andrea Purgatori viene completamente rimaneggiato dal regista Michele Placido tanto che Purgatori ritira la sua firma dal copione (già letto e apprezzato dal vero Vallanzasca). Non sappiamo com'era la prima versione della sceneggiatura, ma sta di fatto che Placido riesce a confezionare un biopic noir (con qualche licenza poetica) sulle vicende del bandito milanese Renato Vallanzasca molto interessante, carico di ritmo, tensione, profondità introspettiva, dramma e ironia.
Probabilmente è il miglior film di Placido (e quello per il quale lui stesso vorrebbe essere ricordato insieme a Un eroe borghese del 1995, biopic dedicato invece all'avvocato Giorgio Ambrosoli), con un eccellente e gigionesco Kim Rossi Stuart nei panni del Bel René (ovviamente ancora più bello dell'autentico...). Rossi Stuart libera tutto il suo carisma e la sua professionalità attoriale e trasforma l'accento naturale romanesco che usò nel passato ruolo del Freddo in Romanzo criminale del 2005 nel milanese più pronunciato, dando luogo a una rappresentazione molto credibile e affascinante, a tratti teatrale, del bandito della Comasina. Per la colonna sonora, Placido incarica la celebre rock band italiana dei Negramaro. È la prima volta che il gruppo salentino si cimenta in un progetto cinematografico, mentre il vocalist Giuliano Sangiorgi aveva già firmato in solitaria nel 2009 la colonna sonora del film Una notte blu cobalto di Daniele Gangemi. Nonostante non sia il loro mestiere principale, i Negramaro riescono a produrre una colonna sonora molto funzionale ed efficacemente inserita a corredo delle immagini, seppure concepita in maniera libera, senza particolare attenzione ai sincroni. L'umore principale è quello del sound elettronico con moltissimi effetti di sintetizzatore a creare tappeti sonori su cui si sviluppano incisi melodici che però non tradiscono mai il codice genetico dell'insieme, improntato sulle sonorità rock. Il primo brano che si ascolta nel film è la sospesa “Remember”, nella quale gli accordi trattenuti del pianoforte commentano i ricordi di Vallanzasca che, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Ariano Irpino, ripensa alla sua infanzia. A questo segue il tema più rock e minimalista dell'intera produzione, ovvero “Destination, Condemnation” che funge da livello pseudointerno perché viene montato sul flashback dell'incontro di Vallanzasca con Consuelo mentre una vera band suona musica rock in un locale della Milano degli anni Settanta. Nel contempo si alternano anche le immagini del violento pestaggio di Vallanzasca sorvegliato speciale ad Ariano Irpino, mentre sullo schermo appare il titolo bianco del film. Un buon gioco di suoni e ritmi fotografici che dimostrano le capacità tecniche e creativo-visive di Placido. Nel momento della mancata copulazione di Vallanzasca con Consuelo viene utilizzato il brano “Love and Cygarettes”, di breve durata (sotto i due minuti), evanescente e non particolarmente memorabile. I ritmi più aggressivi dell'action-noir con le chitarre pulsanti di Sangiorgi e Spedicato li troviamo nella traccia “First Rubbery” mentre il film ci mostra la sequenza della rapina da parte della banda Vallanzasca al furgone portavalori dell'Esselunga di Viale Zara, avvenuta nella realtà nel febbraio del 1972. I ritmi rallentano e un caldo arpeggio di chitarra sui suoni sintetici e campionati di Mariano e De Rocco commenta l'incontro di Consuelo (in dolce attesa) con Vallanzasca nel carcere di Bari dove era stato trasferito dopo l'arresto a Milano. Il brano in questione, ripreso poi sulla scena della fuga del bandito dal porto di Genova, è “When You Call Me I Fall in Down”. Ancora suoni campionati e fasce di suoni sintetici nel successivo “Prison and Nails”, quando Vallanzasca “si nutre” di aghi arrugginiti per contrarre l'epatite e farsi ricoverare in ospedale (da dove riuscirà a fuggire corrompendo un agente di sorveglianza; è il luglio 1976). Fuggito dell'Agostino Bassi, il bandito latitante è ora pronto a mettere in piedi una batteria che gli consenta di realizzare decine di rapine in Lombardia e non solo. I ritmi rock del brano “Recruitment” descrivono questo momento del lungometraggio. Durante una di queste rapine viene accidentalmente ucciso un impiegato (accadde realmente ad Andria, in Puglia, nel novembre 1976). Appena Vallanzasca ode gli spari fuori inquadratura attacca il brano “The End is Starting”, quasi mistico e stralunato nei suoni sintetici del violino e del flauto. Non da meno è il sinistro “The Drug's Sound”, caratterizzato da suoni tipicamente sintetici, forse a tratti un po' retorici, ma destinati a tradurre la confusione mentale di Enzo e il suo atto criminoso in preda all'alterazione da narcotici. Stesso montaggio nella scena del sopralluogo all'Esattoria civica di Piazza Vetra, quando Vallanzasca vede da una finestra il poliziotto che fredda con un colpo di pistola un suo complice e parte in concomitanza al gesto il brano “All Life in a Shot”, nel quale ritroviamo la dolcezza del piano di “Remember” e, improvvisamente, gli ardori rock mentre nella mente del bandito scorrono in frenetica successione le immagini della sua vita e, nel ritorno degli appoggi pianistici, si vede la salma dell'amico ucciso nella camera ardente. La stessa traccia viene montata anche sul ralenti che mostra la sparatoria al casello autostradale di Dalmine (evento accaduto nel febbraio 1977). Dopo i misfatti di Dalmine, Vallanzasca, ferito a un gluteo, trova rifugio a Roma, ma qui viene arrestato dai carabinieri in un appartamento. L'ingresso degli uomini dell'Arma viene commentato da “Ironic Blitz”, dagli echi rock minimalisti con l'inserimento di una mediterranea fisarmonica. Durante la detenzione a Rebibbia e San Vittore ascoltiamo i brani “Treason”, sovrainciso alle voices over delle donne innamorate del Bel René che gli scrivono lettere appassionate, “Dear Giuly”, quando invece è Vallanzasca a rispondere a una di esse, Giuliana Brusa, facendole una proposta di matrimonio, il quale verrà celebrato nel carcere di San Vittore con Francis Turatello compare d'anelli. Il brano “Soul Dancing” condisce questa descrizione visiva. In “Hours of Air” vediamo invece Vallanzasca complottare nel carcere di Novara per l'uccisione dell'infame (che poi si rivelerà essere il suo amico Enzo), fatto che ci riporta alla contemporaneità narrativa, chiudendo il lungo flashback iniziale. Siamo infatti nel 1981. In quell'anno, nel carcere nuorese di Badu' e Carros, viene assassinato e sventrato il boss Francis Turatello e la traccia “Everything is Wrotten” commenta il drammatico ralenti della sua esecuzione mixato coi primi piani della sua salma martoriata post hoc facto. Nel luglio del 1987, dopo la fuga dalla nave Flaminia, Vallanzasca si ritrova solo e tenta una disperata latitanza durata venti giorni. Sulle note di “All Life in a Shot (Reprise)” ci viene presentato un bandito ormai al traguardo e senza più futuro, stanco di fuggire dal suo destino. La musica del livello esterno viene interrotta nel livello interno dai colpi sul vetro del finestrino da parte di un giovane carabiniere che svegliano Vallanzasca addormentato in auto. È l'ultimo atto della sua recita criminale e sulla battuta conclusiva di Rossi Stuart “Hai fatto 13: sono Renato Vallanzasca...” partono i titoli di coda con la canzone (l'unica presente nel film) interpretata naturalmente dai Negramaro, “Voglio molto di più” (finalmente un titolo in italiano!). Per questa produzione i Negramaro si portano a casa il Nastro d'argento. Mica male come debutto...
