Un uomo, un cavallo, una pistola
Scritto da Federico Biella   
Giovedì 05 Luglio 2012

cover_uomo_cavallo_pistola.jpgStelvio Cipriani
Un uomo, un cavallo, una pistola (1967)
GDM Music ”The Hillside Series” CD 4154
22 brani – durata: 58’ 13’’


   
Un uomo, un cavallo, una pistola di Luigi Vanzi è il secondo dei quattro spaghetti western che costituiscono la saga dello Straniero impersonato dall’attore italo-americano Tony Anthony (al secolo Roger Petitto). Il film, un grande successo negli Stati Uniti e un mezzo flop in Italia, espone una storia abbastanza classica ma con la particolarità di avere un protagonista eccentrico e svagato: cavalca nel deserto munito di un buffo ombrellino parasole rosa, non sembra minimamente preoccupato di mostrare le proprie doti di combattente e preferisce ricorrere all’ironia o al paradosso anche in circostanze rischiose. Insomma più che un clone dei personaggi leoniani, lo Straniero si può definire un antesignano di Trinità. La partitura scritta da Stelvio Cipriani per la pellicola - lo stesso Vanzi lo convocherà anche per il successivo Lo Straniero di Silenzio (1969), terzo episodio della serie - è da sempre una delle più apprezzate dagli appassionati. Molti però lamentavano il fatto che le precedenti uscite in LP e CD (l’ultima, su etichetta CAM, risaliva al 1998) fossero tutte penalizzate dal difetto di presentare una tracklist poco estesa e da quello, più grave ancora, di non eccellere per qualità sonora. La GDM Music/Hillside è riuscita ad ovviare ad entrambi i punti di criticità pervenendo ad un’edizione che offre un resoconto quasi completo del lavoro di Cipriani e con un sound nettamente migliorato.
Il celeberrimo tema principale “Un uomo, un cavallo, una pistola”, a suo tempo elogiato pure da Henry Mancini che ne incise addirittura una cover, esibisce una struttura abbastanza complessa ed un’atmosfera decisamente “spaghetti”: dopo un incipit per chitarra a corde di nylon, basso e ocarina, segue una progressione in crescendo degli archi che condividono l’esecuzione della melodia prima con la chitarra elettrica e poi con la tromba; nella seconda parte un interludio romantico per flauto ed orchestra conduce al finale risolto con una breve ripresa delle battute iniziali in dissolvenza. Tra le diverse ripetizioni del motivo stranamente non c’è traccia alcuna di un’indovinata versione, ascoltabile nel film e nei trailer, arricchita dagli interventi del coro. Un vero peccato!
Anche gli altri temi, a volte indolenti a volte incalzanti, ricorrono agli stereotipi del genere: trombe struggenti (“Una canzone per la luna”, “Notturno per Colt”) o ineluttabili come una resa dei conti (“La sentenza”, “Faccia a terra”); chitarre elettriche taglienti (“Zoccoli nella polvere – versione finale”) o cristalline (“Carrozza d’oro”); primordiali versi umani (“Viaggio nella prateria – versione film”, ancora “Faccia  a terra”); passaggi per organo liturgico (“Il buon pastore”); intermezzi etnici orientati verso il flamenco (“Zoccoli nella polvere”). Ma l’elemento più caratterizzante di tutto questo materiale si divide equamente tra l’opulenta inclinazione melodica tipica del Maestro e la particolare, e non solo citazionistica, attenzione da lui riservata ai dettagli ed agli abbellimenti (schiocchi di frusta, rintocchi di campane, ghirigori di flauto ed ocarina).
Un uomo, un cavallo, una pistola è in definitiva una ristampa degna di rilievo, anche perché chiarisce in che modo Stelvio Cipriani, pur non potendo ignorare l’insegnamento di Ennio Morricone, abbia saputo ritagliarsi una nicchia di originalità nel panorama del western all’italiana.