| Composizioni da camera |
| Scritto da Paolo Eustachi |
| Mercoledì 13 Giugno 2012 |
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Schnittke è forse il compositore del ventesimo secolo più amato e apprezzato dal grande pubblico per la singolarità e la forte componente emozionale del suo stile. Mentre la musica di Shostakovich (1906 – 1975) è emblematica espressione di una interiore lacerazione rispetto al dramma storico e politico, quella di Schnittke è volta a trasmettere la drammatica inevitabilità del destino dell’uomo. L’attività compositiva dedicata al grande schermo ha svolto un ruolo rilevante nell’evoluzione del suo linguaggio espressivo. Sono numerosi i temi portanti delle colonne sonore che in seguito sono stati rielaborati in suoi importanti lavori del repertorio cameristico e sinfonico e un significativo esempio lo troviamo proprio nel “Quintetto” per pianoforte e archi. Il suo secondo movimento denominato “In tempo di Valse” rappresenta insieme al Tango del “Rondò” (quinto movimento del “Concerto Grosso” 1 per due violini e orchestra e alla Passacaglia del “Largo” (quinto movimento del “Secondo Concerto” per violoncello e orchestra) uno dei temi conduttori della colonna sonora composta per il film Agonija (Mosfilm, 1974/1981) di Elem Klimov. Lavoro grandioso, complesso e controverso per lunghi anni censurato e tenuto in archivio dal regime sovietico su disposizione del Goskino. Il film descrive gli ultimi momenti di vita del regime zarista guidato da Nicola II e in particolare il ruolo svolto dal monaco Rasputin con la sua ipnotica influenza nelle errate decisioni strategiche assunte dal monarca che conducono alla sua irrimediabile capitolazione e la conseguente ascesa al potere da parte dei soviet. Nel suo contenuto ideologico il lavoro di Klimov si pone in netto contrasto con la visione storica e politica marxista-leninista che considera la rivoluzione sovietica un risultato di un inevitabile processo storico e sociale e Rasputin una emblematica figura, specchio di un regime corrotto. Caratterizzato dalla superlativa prestazione di Aleksej Petrenko nel ruolo del monaco siberiano il film coniuga accenti grandiosi a graffianti toni ironici e farseschi ed è arricchito dall’inclusione di suggestivi flashback storici (fra cui la sanguinosa repressione della rivolta del 1905) cui la scrittura di Schnittke con la sua drammatica eloquenza e interiore inquietudine si associa in modo superlativo nel sottolinearne la forza narrativa in un vitale ruolo dialettico e contrappuntistico. Concepito come un requiem strumentale senza voci e composto fra gli anni 1972 e 1976 il “Quintetto” per piano e archi è dedicato alla memoria della madre del compositore. Il suo secondo movimento “In tempo di valse” poggia sulle note riferite al monogramma B - A - C – H (Si bemolle – La – Do – Si) non trasmette una gioviale atmosfera danzante quanto sinistri accenni a un dramma incombente. Nella scrittura di Schnittke elementi estremi vengono a confronto, il suono e silenzio o il conflitto fra la tranquillità del carattere triadico del tessuto armonico tratteggiato dal piano e i microintervalli degli archi o quello fra gli insistenti rintocchi a carillon nei registri estremi della tastiera e la densità dei clusters degli archi. Il motivo del Walzer riaffiora poi nell’inconscio di un atmosfera serena e consolatoria che avvolge il finale quinto movimento “Moderato pastorale” costruito su un tema di passacaglia che si ripete quattordici volte. La forza visionaria e la drammatica tensione interiore della scrittura è resa con magistrale partecipazione spirituale ed emotiva dalla pianista polacca Ewa Kupiec e dal Quartetto Petersen in una esecuzione caratterizzata da una dirompente carica espressiva, un’impressionante densità dello spessore sonoro e trasparenza del discorso musicale per uno sbalorditivo impatto d’ascolto. Gli stessi artisti si erano già distinti in una precedente splendida registrazione discografica pubblicata dalla casa Capriccio Klassik (CD 21 – 67082) del “Quintetto” per piano e archi di Shostakovich. Nata a Stoccolma da genitori lettoni Maria Lettberg, ora residente a Berlino, rappresenta una delle figure più interessanti dell’attuale panorama pianistico internazionale, interamente dedita allo studio e volutamente lontana dai riflettori di vuote autocelebrazioni mediatiche. Le sue acclamate registrazioni dell’opera omnia per piano di Skrjabin (1872 – 1915) e di Melarktin (1875 – 1937) ne sono una tangibile testimonianza. La pianista svedese in compagnia del Maestro Frank Strobel alla guida di un ensemble di solisti del Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin offre una prova superlativa del suo estro virtuosistico e delle sue capacità interpretative nell’affrontare con grande autorità l’intrigante “Kammerkonzert fuer Klavier und Orchestre”. La partitura realizzata nel 1964 risale alla fase compositiva di Schnittke in cui risulta più accentuata l’influenza della ‘seconda scuola di Vienna’ e dove egli riesce a coniugare in modo sorprendente il linguaggio dodecafonico con quello jazzistico, in particolare nel basso ostinato del terzo movimento. Geniale anche il senso di sospesa e inquietante irrisoluzione trasmessa dal “Cantus Firmus” del secondo movimento enunciato dal piano e di seguito ripreso dal contrabbasso. Frank Strobel da molti anni immerso nell’universo sonoro di Schnittke, di cui ha diretto e registrato su cd le più significative partiture realizzate per il grande schermo, si rivela un partner prezioso nel guidare il suo formidabile gruppo di musicisti in perfetta intesa spirituale e musicale con la solista. Maria Lettberg e il Quartetto Petersen danno poi prova delle proprie eccelse doti solistiche e interpretative nel “Quartetto” per piano e archi in cui Schnittke prosegue un discorso incompiuto iniziato da Gustav Mahler con un suo “Quartetto” per piano e archi del 1876 allacciandovi un nuovo movimento denominato “Scherzo”. Gli accenti tardo romantici che rimandano alle atmosfere create dal compositore boemo vengono avvolte da un linguaggio espressivo contemporaneo in una costruzione a Moto Perpetuo in un intessersi di ritmi sovrapposti, clusters e stridenti glissandi. Composto nel 1992 il “Trio” per piano, violino e violoncello è un arrangiamento del precedente “Trio” per archi realizzato nel 1985 su commissione della Società Alban Berg di Vienna per celebrare i cento anni della nascita del compositore. A differenza dell’immagine sonora di tipo quasi orchestrale trasmessa dal “Trio” per archi, il “Trio” per piano sembra voler proporre una visione anatomica del tessuto armonico. Il linguaggio lontano dall’eclettismo di altri lavori è portatore di chiari rimandi all’universo classico viennese e avvolto in una penetrante espressività che richiama Alban Berg. Il Leit-Motiv nel decorso della scrittura subisce variazioni, trasformazioni e deformazioni della sua essenza armonica in una costruzione strutturale che si muove nella combinazione polifonica e nella variazione tematica con innesti di accordi di toccata spezzati, accenti sinistri e passaggi contemplativi. La partitura priva di acuti contrasti e citazioni presenta un soffuso lirismo che in certo modo anticipa la sobrietà espressiva e l’introspezione che caratterizzerà il conclusivo periodo compositivo di Schnittke negli anni novanta. Maria Lettberg, il violinista Conrad Muck e il violoncellista Henry Varema del Quartetto Petersen penetrano l’universo artistico e psicologico del compositore russo e in perfetta intesa colgono e trasmettono con maestria l’interiore tensione drammatica e il soffio metafisico nello stupore di un coinvolgente trasporto emotivo per restituire la partitura in una smagliante rappresentazione sonora superbamente riprodotta dai tecnici della Crystal Classics. Assolutamente imperdibile!.... |









Alfred Schnittke