John Williams Hook – Capitan Uncino (Hook, 1991) La-La Land Records LLCD 1211 Disco 1 – 22 brani; durata: 68:18 Disco 2 – 15 brani; durata: 72:17

Hook era da molto tempo uno dei titoli della filmografia di John Williams maggiormente reclamato dagli appassionati. L'album originale pubblicato nel 1991 dalla Sony era una generosa selezione di 75 minuti di materiale, ma si trattava soltanto di metà dell'intera partitura. Hook è infatti una delle opere monstre di tutta la carriera di Williams, un gigantesco affresco musicale di quasi 150 minuti che accompagna il film pressoché dalla prima all'ultima immagine. Come le celeberrime partiture di Guerre stellari, Superman, E.T. o Indiana Jones, anche Hook è un flusso inarrestabile di sinfonismo applicato al cinema, qualcosa di più vicino ad un vivace balletto (se non addirittura ad un musical) che non a una semplice musica di accompagnamento.
E non è certo un caso che il film per cui è stata scritta sia diretto da Steven Spielberg, ossia il regista con cui Williams ha sigillato il proprio nome nell'olimpo cine-musicale sine die. La lussuosa edizione pubblicata da La-La Land Records esaudisce finalmente i desideri e offre una presentazione pressoché integrale della partitura in un doppio CD imperdibile per ogni appassionato. A differenza delle abitudini dell'etichetta, l'edizione non è presentata nel solito format archivistico, ovvero tutti i brani scalettati nell'ordine in cui appaiono esattamente nel corso del film: questa volta si è voluto coinvolgere direttamente il compositore, il quale ha preferito “ampliare” il programma della OST pubblicata nel 1991 mantenendo gli edit e l'assemblaggio originariamente proposto. Si tratta di una piccola deviazione, in questo caso nemmeno troppo fondamentale, dato che l'album originale era uno dei rari casi in cui la scaletta proposta da Williams coincideva più o meno fedelmente con l'andamento narrativo del film.
La pellicola in questione è probabilmente una delle più controverse di tutta la carriera di Spielberg. Il film è un vero e proprio seguito delle avventure di Peter Pan, il celebre personaggio creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie nel 1902, reso universalmente celebre dal romanzo pubblicato nel 1911 e definitivamente entrato nell'immaginario collettivo grazie al cartone animato prodotto da Walt Disney nel 1953. Peter Pan è stato sovente usato come metafora dello stesso Spielberg (definito immediatamente un wonder boy sin dai suoi primi successi) e le tematiche alla base del romanzo di Barrie si possono ritrovare in molte opere del regista: l'infanzia come luogo principe dell'immaginazione (E.T.), la voglia di avventura (Indiana Jones), la fuga verso un luogo magico (Incontri ravvicinati), il dolore della crescita e del diventare adulti (L'impero del sole). Nel 1985 il regista fu assai vicino a dirigere un'adattamento del romanzo originale in forma di musical, ma il progetto venne abbandonato dopo la nascita del suo primo figlio (“Ero appena diventato padre” ha detto Spielberg, “e l'ultima cosa che volevo era trovarmi sul set a dirigere un gruppo di bambini”). Hook nasce dall'assunto “Cosa sarebbe successo se Peter Pan un giorno avesse deciso di diventare adulto?”, (secondo la logica del cosiddetto “What if...?” tanto amata dagli anglosassoni) e costruisce una storia intrigante che vede un Peter adulto, sposato con la figlia di Wendy e trasformato in un avvocato in carriera sovrappeso, costantemente attaccato al telefono cellulare e assente dai suoi doveri familiari. L'acerrimo avversario Capitan Uncino ha però deciso di approntare la sua vendetta finale e rapisce i due piccoli figli di Peter, il quale dovrà suo malgrado tornare sull'Isola Che Non C'é e, con l'aiuto di Trilly e dei Bimbi Sperduti, ritrovare il suo spirito fanciullesco per poter salvare i figli dalle grinfie di Uncino. Sulla carta, sembrava il film spielberghiano per antonomasia e non stupisce certo che il regista, nel 1991, finì per dirigerlo dopo una lunga trattativa con la Sony, assicurandosi inoltre un cast prestigioso e molto ben selezionato (Robin Williams, Dustin Hoffman, Bob Hoskins, Julia Roberts, Maggie Smith). Ma il risultato finale è un'opera non pienamente riuscita, schiacciata dalle proprie ambizioni e piagata da qualche concessione di troppo a mode del momento (lo stesso regista farà autocritica dopo l'uscita del film). Si avverte una certa reticenza da parte di Spielberg nell'andare a fondo delle pieghe più dolorose della storia di Barrie, che vengono quasi del tutto sovrastate da scenografie sfarzose ed opulente e da un tono assai più infantile che non fanciullesco. Se il primo atto del film è un formidabile pezzo di cinema degno del miglior Spielberg, dal momento in cui si arriva a Neverland tutto diventa un mero parco giochi, quasi una versione sotto steroidi dell'originale cartoon disneyano, dove l'avventura di Peter per tornare ad essere “Il Pan” viene continuamente contaminata da elementi effimeri e piuttosto lontani da qualunque spirito fiabesco originario. In alcuni momenti Spielberg sembra trovare una vena più ispirata (come nella bella sequenza dei ricordi dell'infanzia di Peter) e riesce a creare una vera e propria messa in scena da libro illustrato. Ma sono brevi parentesi in un film altrimenti discontinuo e disomogeneo. Un vero peccato, da diversi punti di vista, poiché Hook poteva davvero essere la più grande summa della poetica del regista. Ma forse non c'è nemmeno da stupirsi più di tanto: gli stessi temi, Spielberg li aveva toccati assai meglio e con più sincerità solo pochi anni prima, nel bellissimo e sottovalutato L'impero del sole (1987).

Durante la preparazione del film, Spielberg decise di realizzare Hook come un vero e proprio musical nello spirito dei celebri film della MGM. Basandosi sullo script di James V. Hart, il fido compositore John Williams e il paroliere Leslie Bricusse scrissero una decina di canzoni che avrebbero accompagnato il film secondo la più classica tradizione del genere. Tuttavia, per ragioni non meglio identificate, regista e compositore cambiarono idea poco prima dell'inizio delle riprese e stabilirono di procedere come d'abitudine. Soltanto un paio di canzoni vennero mantenute nella versione finale del film, ma Williams decise comunque di basare buona parte dei temi della partitura sulle melodie delle canzoni. E difatti quello di Hook è un John Williams particolarmente melodioso, propenso ad un lirismo cantabile e fluente e dunque assai generoso sul piano dell'invenzione tematica. Sin dall'inizio del sodalizio, il compositore ha sempre dimostrato di essere l'interprete-chiave dell'amico regista, capace di tradurre in musica lo spirito e il tono ideale dei suoi film e dunque anche in questo caso troviamo un Williams totalmente in sintonia con Spielberg: la loro undicesima collaborazione diventa l'occasione per creare una vera e propria fiaba musicale. La partitura scorre come una narrazione in musica, seguendo un'impronta che guarda al contempo al poema sinfonico, al balletto, al teatro musicale e alla migliore tradizione cine-musicale hollywoodiana. La scansione dei blocchi narrativi del film consente al compositore di suddividere la partitura in rispettivi “atti”, caratterizzati ognuno dai propri temi e dalla propria identità timbrica. Il modello di Williams è soprattutto quello dei grandi compositori della Scuola Russa, dal C'ajkovskij de Lo schiaccianoci al Prokofiev di Cenerentola e Pierino e il lupo, senza dimenticare lo Stravinskij de L'uccello di fuoco (tutte opere citate più o meno palesemente nel corso della partitura); non mancano rimandi ai colori impressionisti di Ravel e Debussy, così come, nelle sequenze della battaglia finale, al nitore scintillante delle partiture di Erich Wolfgang Korngold per i film cappa-e-spada con Errol Flynn. Williams riprende il discorso affrontato nella colonna musicale di Mamma, ho perso l'aereo (composta soltanto un anno prima), ma disponendo stavolta di una tavolozza ancor più variopinta e di una tela assai più vasta su cui disporre i suoi colori fiammanti. Nonostante la pletora di modelli e riferimenti, il risultato finale è unicamente e squisitamente williamsiano. Il compositore, sovente accusato dai soliti parrucconi di saccheggiare arbitrariamente opere e autori del passato, dimostra ancora una volta la sua grande capacità di sintesi e rielaborazione, realizzando una partitura che trabocca invenzione tematica e timbrica, arrivando talora a punte di virtuosismo inaudito e di grande sapienza di scrittura sinfonica. E' un Williams davvero travolgente, che pare sprizzare inventiva e creatività ad ogni singola pagina. Basterebbe soltanto il breve ma trascinante brano d'apertura (“Prologue”) a sancirlo chiaramente: i corni dipanano un tema di sapore nautico al quale segue poi un'ariosa melodia che pare spiccare letteralmente il volo (non a caso sarà il tema associato al ritorno di Peter Pan). Una vera e propria miniatura orchestrale capace di condensare in poche battute tutto lo spirito del film.
Ma, come notavamo prima, è soprattutto la vena melodica a brillare in questa partitura. E in tal senso, Williams è davvero un fiume in piena. Ispirato probabilmente dalla ricchezza di personaggi, luoghi e situazioni, il compositore mette in campo un vero e proprio arsenale di temi e leitmotiv, in alcuni casi quasi “sprecati” soltanto per una breve apparizione. Hook è indubbiamente uno degli score più tematici del compositore (si contano almeno una decina di leitmotiv), in cui praticamente ogni intervento è distinto dalla presentazione e dallo sviluppo di uno o più dei motivi conduttori. I personaggi principali sono i dedicatari di alcune delle invenzioni più belle. Peter è rappresentato da due figure tematiche: il tema “dell'infanzia” e il tema “del volo”. Il primo è un classico cimento williamsiano dal lirismo fluido e trascinante, melodioso ma al contempo venato di una malinconia che ben rappresenta l'idea di infanzia perduta (e infatti Williams lo associa sapientemente anche al personaggio di nonna Wendy); il tema del volo è invece svettante ed araldico, affidato quasi sempre al suono brillante degli ottoni. Williams ha una lunga storia di “temi volanti” e quello di Hook non è certo secondo a nessuno. I due temi giungono all'apoteosi nel brano “Remembering Childhood”, in cui Peter Pan spicca finalmente il volo in un crescendo ricco di emozione. Capitan Uncino è anch'egli distinto da due temi: il primo è un inciso in minore affidato spesso ai corni (lo ascoltiamo per la prima volta nel bellissimo “The Bedroom”, uno dei brani inediti più affascinanti), un'idea apparentemente semplice, ma che Williams tratta con grande plasticità nel corso di tutta la partitura (“Hook-Napped”, “Pirates!”, “Hook Challenges Peter”), capace di tratteggiare con poche decise pennellate il carattere minaccioso del personaggio. Il secondo tema associato ad Uncino è invece una buffa marcia dal carattere prokofieviano; anch'esso è indagato da Williams in ogni umore e guisa possibili (“Presenting the Hook”, “Hook's Blues”, “Smee's Plan”, “Hook's Madness”) e, come nel caso del tema di Peter, viene talora associato anche al personaggio-spalla, il simpatico marinaio Spugna. Quando Williams introduce per la prima volta il tema in “Presenting the Hook” appaiono molto chiare le origini musical del progetto: il tema è infatti letteralmente “cantato” dalla ciurma dei pirati con l'accompagnamento dell'orchestra. Anche tutti i personaggi secondari sono distinti ciascuno da un proprio tema: Campanellino/Trilly, come una vera e propria “fata confetto” c'ajkovskijana, è accompagnata in ogni sua apparizione da un tema delicato e misterioso affidato alla celesta (“The Arrival of Tink”, “From Mermaids to Lost Boys”, quasi un antesignano del tema di Harry Potter) e da rapidi svolazzi di legni ed archi; i Bimbi Sperduti sono distinti da una sorta di marcetta briosa (“The Banquet”), che Williams tramuta poi in una grande e festosa esplosione di colori (“The Never-Feast”); i figli di Peter sono l'occasione per una dolce e cullante ninnananna (“The Watch”), proposta anche in forma cantata (“When You're Alone”, una delle due canzoni sopravvissute al progetto originario). Vi sono poi figure tematiche non prettamente associate a personaggi specifici: “You Are The Pan” offre un magnifico tema per flauto e archi di grande afflato spirituale (Williams lo associa al lato “mitico” di Peter Pan); c'è poi un altro tema che Williams lega alla nostalgia dei ricordi d'infanzia: una splendida melodia sovente presentata dal corno inglese che trova il suo sviluppo più esteso nel lungo brano “Remembering Childhood” (uno dei momenti più sinceramente ispirati di tutta la colonna sonora) e nella pagina inutilizzata “Exit Music”; la ciurma dei pirati di Uncino viene invece identificata da un motivo borbottante assai spiritoso, sviluppato compiutamente in “Presenting the Hook”. Tuttavia, è la destrezza con cui Williams gioca con tutto questo materiale tematico a sorprendere. Si potrebbe pensare che tutta questa sovrabbondanza sia persino esagerata per un solo film, ma il compositore trova sempre il modo di rendere organico e naturale il passaggio da un tema all'altro. L'andamento narrativo della vicenda è fedelmente rispecchiato dall'evoluzione del discorso musicale. Come notavamo, la partitura accompagna il film quasi come un lungo balletto: valgano come esempio pagine come “The Lost Boy Chase”, una vera e propria danza sinfonica in cui archi e legni si destreggiano in una performance di virtuosismo mozzafiato (si presti attenzione soprattutto alla parte dei flauti), oppure “From Mermaids to Lost Boys” e “The Arrival of Tink/Flight to Neverland”. Ma è nelle pagine che accompagnano la lunga battaglia finale che troviamo il culmine di tutta la partitura: “The Ultimate War”, finalmente presentata nella sua durata integrale, è un vero e proprio tour de force di eccezionale bravura, 20 minuti di musica d'azione in cui Williams squaderna tutti i temi della partitura mettendo l'orchestra sotto torchio in ogni suo comparto. Riecheggiano le fanfare korngoldiane de Lo sparviero del mare e Captain Blood, ma è tutto il flusso sinfonico ad essere irresistibile. Williams mostra qui il suo volto più giocoso, cogliendo appieno lo spirito fanciullesco alla radice della vicenda (con più convinzione dello stesso Spielberg, vien da pensare) e, nonostante la necessità di dover aderire con attenzione agli accadimenti sullo schermo, non c'è mai la sensazione di ascoltare un mero mickeymousing, ma piuttosto un epigono di un grande balletto russo. E' una lunga sequenza che probabilmente rimarrà tra i migliori traguardi artistici di sempre del compositore e della musica cinematografica americana. La vicenda giunge al denouement con toni nostalgici e sussurrati (“Farewell Neverland”), in cui trovano spazio momenti di grande poesia ora affidati al flauto solo, ora a un coro di voci femminili, capaci di creare un mood da favola d'altri tempi. Peccato soltanto per l'eccesso di zuccheroso sentimentalismo a cui Williams pare lasciarsi andare negli istanti finali, in un crescendo di atmosfere pseudo-natalizie che paiono più consone a Mamma, ho perso l'aereo che non a quella che dovrebbe essere una fiaba senza tempo. L'ascolto si conclude con la bellissima suite dei titoli di coda (“End Credits”) dove il tema dell'infanzia viene proposto in una trascinante versione per orchestra. L'edizione presenta poi una manciata di bonus tracks in cui troviamo versioni alternative di alcune pagine e brani che si è preferito lasciar fuori dal program principale per ragioni di fluidità d'ascolto. Su tutti spicca la già citata “Exit Music”, un'altra miniatura di abbacinante bellezza e sincero lirismo. Notevole anche tutto il lavoro di remastering, anche se in alcuni limitati casi paiono evidenti le condizioni non ottimali delle sorgenti utilizzate: i produttori dell'etichetta hanno spiegato che alcuni master delle sessioni sono andati perduti e dunque si è dovuto ricorrere alle tracce separate utilizzate per il missaggio del film (i cosiddetti stems), con tutti i problemi di discrepanze di volume e di editing che questo comporta; a subirne le conseguenze più pesanti è purtroppo tutta la seconda parte di “The Ultimate War”. E' soltanto un piccolo neo in una edizione altrimenti eccellente sotto tutti i profili (molto bello anche il confezionamento e la cura delle note di copertina).
Hook è probabilmente uno dei casi in cui la qualità e il livello della composizione arriva a trascendere il film per cui nasce. Non è un caso infatti se da questo punto in poi Spielberg cominci ad allontanarsi dai terreni della fiaba e dell'escapismo più marcatamente infantile (con l'eccezione forse di Jurassic Park e del recentissimo Le avventure di Tintin), preferendo nuove sfide e nuove strade artistiche. In questa partitura Williams pare raggiungere un'ideale vertice del suo lato fauve. Sebbene una vena analoga a Hook sia sicuramente ravvisabile nelle tre partiture per la serie di Harry Potter, anche Williams preferirà sviluppare discorsi musicali un po' meno ancorati allo scintillante sciabordio sinfonico à la russe (curioso infatti come nello stesso anno Williams scriva la colonna sonora di JFK, partitura connotata da una forte tratto sperimentale e quasi post-moderno). E dunque questa nuova imprescindibile edizione della colonna sonora di Hook diventa un altro fondamentale tassello per studiare (ed ammirare) l'arte di uno dei più grandi compositori del nostro tempo.
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