| The Life Aquatic with Steve Zissou |
| Scritto da Valentina Alfonsi |
| Lunedì 12 Maggio 2008 |
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Si pensi in particolare a due scene, quelle accompagnate da "Life on Mars" di David Bowie e da "Here’s to You" di Joan Baez dalla colonna sonora di Sacco e Vanzetti. "Life on Mars" è drammatica, tesa, potente ma Anderson la usa per commentare un momento di assoluta confusione e passività del suo protagonista, perso nei suoi dubbi sotto il cielo notturno: la canzone suscita sensazioni opposte rispetto a quelle contenute nella scena e ne fa così risaltare la banalità, l’assoluta mancanza di spirito eroico. Questo tipo di distacco è ancora più evidente durante la scena in cui Steve Zissou è seduto insieme alla giornalista Jane sulla mongolfiera sospesa in aria: i due personaggi parlano di argomenti assolutamente quotidiani (i problemi sentimentali di Jane, la sua gravidanza inopportuna) ma ad un certo punto, in sottofondo, si ascoltano le note di "Here’s to You". L’effetto in questo caso, più che ironico, è quasi apertamente comico: la scelta musicale è talmente assurda, fuori posto, persino irrispettosa che semplicemente si ride, per incredulità. Lo straniamento torna anche nelle curiose cover in portoghese delle canzoni di David Bowie eseguite da Seu Jorge che fanno da contrappunto al dipanarsi del racconto: anche qui uno sfasamento di senso, questa volta addirittura linguistico. Attraverso l’inconsueto adattamento i brani vengono inglobati in una dimensione personale, dal sapore musicale più malinconico rispetto agli originali e pertanto più vicina allo spirito del film e del suo protagonista: un tentativo, filtrato appunto dalla musica, di adattare a sé una realtà che risulta troppo aggressiva, spigolosa e difficile (si notino a tal proposito le differenze di "Life on Mars" interpretata da David Bowie e il suo equivalente portoghese, entrambe comprese nella soundtrack). È un processo simile a quello adottato da Gus Van Sant per le selezioni musicali dei suoi Elephant e Paranoid Park: nei film di Van Sant però la sensazione di straniamento non è ironica ma tragica, spesso impalpabilmente poetica, coerentemente ad uno stile cinematografico gelido, doloroso, lacerato. La messa in scena di Anderson è invece stralunata, buffa ma anche affettuosa nei confronti delle imperfezioni dei suoi personaggi. Interessanti sono pure, come si diceva all’inizio, i pezzi strumentali dello score di Mothersbaugh portatori anch’essi di una forma più o meno esplicita di effetto straniante; "Loquasto International Film Festival" si sviluppa su una melodia aggraziata dalle tonalità quasi barocche. Fin troppo aggraziata, forse. Zissou a Loquasto non si sente a proprio agio, la sua confusione e il suo senso di colpa non coincidono con l’atmosfera ordinata e con l’eleganza istituzionale del fantomatico Festival cinematografico.
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Mark Mothersbaugh/Sven Libaek/AA.VV.