05 Apr2012
Andrea Morricone per L’industriale
Prima esecuzione assoluta della musica scritta da Andrea Morricone per L’industriale
Allievo a Parigi di Gabriel Fauré, Alfredo Casella (1883 – 1947) evidenzia raffinatezza e inventiva timbrica e ritmica nei suoi “Pupazzetti” carichi di ironia e rimandi stravinskiani tratteggiati con elegante espressività dai musicisti della Roma Sinfonietta guidata con gesto incisivo e coinvolgente da Andrea Morricone.
Il Maestro conduce poi l’ascoltatore nell’universo lunare, vagamente arcaico e politonale di Giorgio Federico Ghedini (1892 – 1965) con il suo “Adagio e Allegro” da concerto, dove il linguaggio del compositore piemontese evidenzia anche atmosfere neo-romantiche come nel dialogo fra arpa e violoncello dell’Adagio.
L’interesse per le strutture armoniche modali e le soluzioni concertanti del barocco hanno condotto Goffredo Petrassi (1904 – 2003) ad essere considerato l’Hindemith italiano il cui stile è peraltro contrassegnato da un forte cromatismo che spesso si spinge nell’universo dodecafonico.
I suggestivi soliloqui del violino e il suo atmosferico dialogo finale con il contrabbasso nell’”Introduzione e Allegro” per violino e 11 strumenti del 1933 evocano suggestioni neoclassiche e evidenti richiami a Hindemith e Prokofiev.
La musica scritta da Andrea Morricone per il film di Montaldo presenta un taglio marcatamente sinfonico nella sua struttura architettonica ed è in realtà una partitura concepita per un’orchestra di grandi dimensioni. Per il concerto proposto dall’IUC il Maestro ha elaborato una “Suite” in versione per un organico ridotto da orchestra da camera. La scrittura risulta incisiva e funzionale e si associa in modo efficace alla forza narrativa del dramma che investe la figura di Nicola Ranieri, titolare di un’industria di pannelli solari che si muove nelle difficili acque di una dilagante crisi economica e che egli cerca di salvare insieme agli operai con ogni mezzo dall’ottusa miopia e voracità di un sistema bancario obsoleto e incompetente. Con la sua struttura contrappuntistica e le eleganti modulazioni timbriche la musica sottolinea l’interiore inquietudine e il dramma psicologico del protagonista, che dalla cruda realtà economica finisce per investire anche i suoi affetti personali. In alcuni momenti peraltro sembra mancare un disegno architettonico definito e quindi la scrittura rimane in una dimensione prevalentemente atmosferica e esornativa. Di grande suggestione il conclusivo Valzer in mi maggiore ripetuto in fuori programma a grande richiesta dall’attento pubblico.
