24 Feb2014
La musica per immagini è la magia del cinema – Intervista esclusiva a Gabriele Roberto
La musica per immagini è la magia del cinema – Intervista esclusiva a Gabriele Roberto
Nel nostro Paese alcuni giovani registi hanno notato (soprattutto ascoltato) il suo prezioso talento compositivo, facendogli così realizzare le belle colonne sonore per le pellicole di Lucio Pellegrini, La vita facile & E’ nata una star?, Maria Sole Tognazzi (Viaggio sola) ed Edoardo Gabbriellini (Padroni di casa), sempre con quel suo stile asciutto, altamente melodico, ricco di sfumature armoniche profonde, che spazia dall’intimismo puro al melodismo più sfaccettato e perfettamente aderente alla commissione filmica ricevuta. La sua ricerca compositiva nasce da una grande conoscenza della materia sinfonica tradizionale italiana e di quella storica hollywoodiana, difatti nelle sue opere aleggiano atmosfere neoclassiche, tardoromantiche, jazzistiche, etniche, popolari nella migliore delle accezioni, pop, con un uso accurato sia di compagini orchestrali che di piccoli ensemble, per imprimere alle sue partiture delle caratteristiche ben precise e fortemente connotative.
Colonne Sonore: La vita facile (Lucio Pellegrini, 2011)
Gabriele Roberto: La vita facile è stato il mio primo lavoro per un film Italiano, e il fatto che fosse un film di Lucio Pellegrini prodotto da Fandango e con attori come Favino, Accorsi e Vittoria Puccini è stata una gioia immensa.
Come sai, ma probabilmente i lettori di colonnesonore.net ignorano, ho iniziato a lavorare per il cinema Giapponese, possiamo dire asiatico, perchè ho scritto anche per il cinema di Hong Kong, e successivamente grazie al montatore Walter Fasano sono stato messo in contatto con diversi registi italiani che mi hanno dato l'opportunità di lavorare anche in patria.
Detto questo e scendendo in dettagli più tecnici riguardo alla partitura per il film La vita facile, proprio perchè il film non è solo una commedia ma ogni personaggio ha qualcosa da nascondere che si rivela durante lo svolgimento della storia, così la musica doveva sottolineare queste ambiguità. Mi ricordo che per il tema principale, che è arrivato solo dopo aver scritto quasi tutto il resto delle musiche, Lucio mi aveva chiesto un tema che allo stesso tempo fosse "passionale, ironico ma anche che non si prendesse troppo sul serio". Un compito non facile, ma ad un certo punto grazie alla classica "lampadina" interiore che si accende, ho scritto questa sorta di tango in 7/8 che orchestrato in modi diversi poteva comunicare una passionalità travolgente, oppure ironia, ma sempre in modo leggero e non autocelebrativo. Lucio era entusiasta, sono questi i momenti più belli del nostro lavoro!... Il film poi è ambientato in Africa, quindi di tanto in tanto ho fatto ascoltare echi di strumenti etnici, senza mai abusarne, piuttosto inserendoli all'interno di brani al contrario assolutamente non folkloristici. Ci sono inoltre alcuni brani che fanno un pò il verso alle spy-story anni '70 anche perchè i protagonisti studiano un rocambolesco "piano" per uscire da una situazione molto complicata. Altri brani invece molto più emotivi sono utilizzati per accompagnare le aperture ai fantastici paesaggi africani o alle diverse pulsioni psicologiche dei personaggi. L’organico di archi, fiati, marimba, vibrafono, fiati etnici, percussioni è stata la tavolozza ideale da cui attingere per completare lo score di questo film.
CS: E' Nata una Star? (Lucio Pellegrini, 2012)GR: La seconda collaborazione con Lucio per il film E' nata una star? ha avuto un approccio completamente diverso dal primo film fatto assieme. In realtà la colonna sonora principale è costituita dalle canzoni di Brunori Sas scritte appositamente per il film. Il mio lavoro è stato quello di aiutare la narrazione con diversi brani strumentali, leggeri e ironici, ad esempio per sottolineare le divertenti liti tra padre e figlio o marito e moglie; ho scelto di scrivere un tema in stile messicano, come a richiamare un vero e proprio "duello", quello però solo psicologico, che intercorre tra i protagonisti. Per questo film ho utilizzato una formazione da camera, le trombe forse lo strumento che fa da padrone.
CS: Padroni di Casa (Edoardo Gabbriellini, 2012)
GR: Il film Padroni di casa mi ha dato l'opportunità di scrivere in un linguaggio più profondo e intimista che non quello richiesto solitamente da una commedia. Il film è un thriller, c’è molta suspence, fino alla fine non è chiaro quello che succederà, ma si intuisce che sarà un disastro... così la musica anticipa e aiuta questa sensazione. Dal punto di vista "tecnico", mi sono veramente divertito: sia armonicamente che con l'orchestrazione, utilizzando archi, vibrafono e arpa, creando sonorità rarefatte di armonici o grappoli di accordi nella regione grave. Per i titoli di coda ho scritto questo brano in cui una nota unica dall’inizio alla fine fa da perno per una costruzione fatta di progressioni di triadi lontanissime tra di loro, ma che mantengono sempre un legame in comune. L’aggiunta di arpa e vibrafono hanno aiutato secondo me ad esprimere una sorta di estraniamento, visto che il film è ambientato in un paesino dove il tempo sembra essersi fermato, e gli equilibri interni diventano unici, incomprensibili, e come si vedrà anche molto pericolosi.
Il brano “Giochi d'acqua” invece inizia con tre strumenti a fiato in un’invenzione a tre voci, stilemi barocchi per armonie contemporanee.
Ringrazio Edoardo Gabbriellini di avermi dato questa opportunità espressiva.
CS: Viaggio Sola (Maria Sole Tognazzi, 2013)
GR: Il film di Maria Sole Tognazzi presentava alcune caratteristiche uniche. La protagonista (Margherita Buy che ha vinto il David di Donatello per questa interpretazione) è un’ispettrice che viaggia per il mondo per testare e catalogare gli hotel 5 stelle lusso, quindi le location del film sono le più disparate. Inoltre sono diverse le storie che sono raccontate parallelamente, c’è quella della sorella del personaggio principale, e quella del suo amico di sempre (Stefano Accorsi) che attraversa una fase delicatissima della sua vita. Quindi lo score è suddiviso in tre "mondi" espressivi differenti, la musica legata alle location (neo barocco per l'Hotel Crillon a Parigi, richiami etnici per Marrakesh, commistione di elettronica e orchestra per la raffinatezza ed eleganza di Berlino, e così via), una parte più malinconica che rappresenta i percorsi e le scelte difficili che devono intraprendere i protagonisti delle storie, e ancora una musica diversa a supportare le scene di pura commedia. Devo dire che anche per questo film sono stato fortunato di poter essermi cimentato in modalità espressive così diverse tra loro. E sopratutto, dal punto di vista di compositore, è stato divertentissimo scrivere i brani neo barocchi, che hanno richiesto il massimo impegno dagli incredibili musicisti della Czech National Symphony Orchestra!
CS: Quali sono i suoi compositori italiani e stranieri preferiti di musica per film?
GR: Prediligo i compositori che hanno una formazione classica, che hanno le radici nella profonda tradizione musicale del passato ma che poi ovviamente se ne sono emancipati per cercare un loro mondo musicale. Quello che voglio dire è che se vuoi fare il giornalista e hai studiato latino, sicuramente aiuta, anche se non scrivi in latino. Per me aver studiato approfonditamente il contrappunto, la fuga, gli stili del passato, è stato fondamentale. A parte che può succedere di decidere di scrivere una fuga per un tema di un film (vedi Gabriel Yared o Ennio Morricone), ma persino se scrivo un brano di pura elettronica, in qualche modo credo che le fondamenta solide rimangano quelle. Diciamo che non mi piace chi si improvvisa compositore, chi si ritrova a scrivere ad esempio per un gruppo di archi quando fino al giorno prima faceva il dj o il chitarrista rock. Forse il pubblico e qualche regista non se ne accorgono, ma gli addetti ai lavori sì. Ovviamente ci sono davvero tanti compositori che stimo, che sanno veramente scrivere una partitura, Gabriel Yared, Morricone, per ri-citarne un paio, John Williams, ma anche il nostro Dario Marianelli, David Arnold… la lista sarebbe davvero lunghissima!CS: Cosa significa per lei “musica per immagini”?
GR: Credo che i compositori debbano essere grati al cinema oggi in quanto principale committenza contemporanea per scrivere nuova musica, farla eseguire, registrarla, stamparla, diffonderla. Ovviamente è un meraviglioso rapporto di dare-avere, è la magia del cinema che racchiude diverse arti che interagiscono tra loro (la fotografia, la recitazione, la musica, la sceneggiatura, la scenografia... ) per crearne una nuova.
Non sempre succede, ma quando un film richiede l’apporto artistico personale del compositore che il regista ha scelto, senza compromessi di linguaggio, ovvero quando il compositore esprimendo se stesso, il proprio mondo musicale, dà al film proprio quello di cui il film ha bisogno, allora si espleta il connubio perfetto tra musica e cinema, ed è quella la magia di cui parlavo. Forse sono ovvietà, in realtà io mi considero un artigiano musicale, poco bravo a formulare teorie. Spero invece di poter continuare a scrivere per il cinema e di poter aiutare ad emozionare il pubblico delle sale.
Vorrei ringraziare Massimo Privitera per aver richiesto questa intervista e per lo spazio che mi dedicherà. Un caro saluto a tutti.

