25 Ago2008
Scritto da Barbara Fabbris. Pubblicato in Dossier
Siamo un popolo di poeti, santi, navigatori e…compositori (Colonne Sonore Made in Italy).
Ciak, si gira!
Scena prima.
La cinepresa indugia sul gioco di sguardi tra Clint Eastwood (il Buono - Joe - il Biondo), Eli Wallach (il Brutto - Tuco) e Lee Van Cleef (il Cattivo - Sentenza); il luogo è il cimitero.
Scena seconda.
Al Pacino (Michael Corleone), vestito di tutto punto, inizia a ballare con Simonetta Stefanelli (Apolllonia Vitelli in Corleone): è il giorno del loro matrimonio.
Cosa hanno in comune le due scene apparentemente slegate tra loro ed appartenenti a due film diversi, girati da due registi differenti?
Semplicemente, un aspetto che la sola parola scritta ma muta non riesce a rendere. D’altronde, stiamo parlando di film, quindi di un prodotto audiovisivo.
Parliamo quindi della musica, della colonna sonora dei film in questione:
Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo (1967) di Sergio Leone e
Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola.
Il grande cineasta e teorico del cinema russo Sergej Ejzenstein nel suo “Teorie Generali Del Montaggio” (Marsilio, 1986) individua chiaramente i tratti distintivi di una colonna sonora. Per Ejzenstein «
l’arte comincia propriamente solo a partire dal momento in cui l’associazione tra il suono e la rappresentazione visiva non è più semplicemente registrata secondo il rapporto esistente in natura, ma è istituita secondo il rapporto richiesto dai compiti espressivi dell’opera. Nelle forme più rudimentali si tratterà della sottomissione di ambedue gli elementi allo stesso ‘ritmo’, rispondente al contenuto della scena. È questo il caso più semplice, più accessibile e più frequente di montaggio audiovisivo, in cui i pezzi della rappresentazione visiva sono tagliati e montati secondo il ritmo della musica che scorre parallelamente sulla colonna sonora. […] >>
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