17 Mar2014
Scritto da Roberto Pugliese . Pubblicato in Cinema

Armando Trovajoli
Italiani brava gente (
1965)
Beat Records BCM9533
Cd 1 , 9 brani – durata: 48’00”
Cd 2, 32 brani – durata: 68’00”

Vi sono almeno due partiture che, ravvicinate nel tempo e per film di argomento assimilabile, stanno a dimostrare come Armando Trovajoli non sia stato solo il compositore eletto per la commedia all’italiana, l’autore di fortunati spettacoli musicali e il collaboratore del cinema di Risi, Scola e Magni, ma anche un musicista di forte vena drammatica ed epica:
La ciociara (1960, Vittorio De Sica) e
Italiani brava gente (1965, Giuseppe De Santis). Drammi bellici, individuali e collettivi, tragedie di persone e di popoli che trovarono il maestro romano, scomparso un anno fa, quasi istintivamente proiettato in una dimensione creativa dolorosa, a tratti cupa, ben lontana dalla sua vena più brillante, tradotta in architetture sonore imponenti, con un’orchestrazione di stampo classico-sinfonico che incorporava diversi elementi per così dire “interni” del racconto. Ma se La ciociara si caratterizza soprattutto per i forti chiaroscuri, le impennate improvvise di violenza sonora e una vena “popolana” intrisa di pathos, la partitura di
Italiani brava gente rivela più la forma di un’opera corale tesa e grave, una specie di grande requiem per i caduti all’interno del quale affiorano, forieri di speranza e di umanità, alcuni temi romantici e lirici di grande impatto emotivo. Una partitura, tra l’altro, che s’inserisce nella struttura di un affresco narrativo nel quale musica, voci narranti e immagini formano un flusso unico e coeso.
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