Reportage del musical Una volta nella vita (Once)
Mai senza Musica e Amore!
Reportage del musical Una volta nella vita (Once) in scena al Teatro San Babila di Milano dall’11 novembre al 4 dicembre 2022
O per ostinata; N per nostalgica; C per carina; E per espressiva (ossia Once)… è giornalmente la nostra protagonista femminile, la Ragazza (vera essenza del musical); e almeno ‘una volta nella vita’ (in inglese ‘Once in a Lifetime’) lo sarà ancora di più. La determinata, dolcissima e simpaticissima Ragazza della Repubblica Ceca che vive a Dublino, che sente cantare per strada il dubbioso, frustrato e deluso Ragazzo irlandese, altro protagonista principale della “Love Story che (forse) sarà”, restando incantata dal suo modo di esprimersi profondamente e romanticamente in note, con quel suo dolore di ‘perdita’ vivido e ben radicato, che lo ‘blocca’ ad andare avanti.
E Lei di ‘blocchi’ ne sa qualcosa, essendo in un Paese non suo, abbandonata dal marito con una figlia piccola da mantenere e arrabattandosi (vivendo alla giornata) con il desiderio di comprarsi un pianoforte che ogni tanto suona, in vendita in un negozio di musica di un suo amico ispanico, visto che anch’ella profondamente e romanticamente intrisa di note, così in parte riuscendo a liberarsi dei suoi rimpianti e delle sue sconfitte. Le vite di questi due ragazzi con la musica ‘dentro’, con tanti sogni nel cassetto, con l’amore travagliato alle spalle, con tanti pentimenti e poche sicurezze, sono contornate da una tenera e sincera fauna umana, affettuosamente strana, composta da amici, parenti e conoscenti, altrettanto complicati e un po' confusi sul chi essere davvero e cosa fare delle proprie vite: tutti insieme con inciso a chiare lettere nell’anima il mantra “un giorno alla volta”.

Una volta nella vita (Once) – come da comunicato stampa – è “un meraviglioso inno all’amore, alla vita e alla musica”, un musical in prima nazionale al Teatro San Babila di Milano (in pieno centro) dall’11 novembre al 4 dicembre al quale vi invito ad accorrere numerosi, perché sarebbe un vero peccato perderne ogni ‘sentimentalmente perfetta o perfettamente sentimentale’ canzone, scena, dialogo e coreografia, incorniciati in una location (quella, appunto, dello storico teatro milanese) che sa essere accogliente come un pranzo di Natale ben organizzato con la classica grande energia parentale e sonoramente avvolgente in modo tale da immergersi totalmente nella storia d’amore (universale come lo sanno essere tutte le vere love stories) narrata, recitata, cantata, musicata, scenografata, coreografata, illuminata e diretta con apprezzabilissima bravura e passione da un ragguardevole cast tecnico e artistico. Il musical è tratto dal pluripremiato film irlandese Once (Una volta) (Once) del 2006 diretto da John Carney (regista di Tutto può cambiare e della serie Modern Love), che si aggiudicò l’Oscar per la migliore canzone “Falling Slowly” eseguita e scritta dagli stessi interpreti, Markéta Irglová, musicista, cantante e attrice ceca, che dal 2008 vive a Dublino, e Glen Hansard, cantautore, chitarrista e attore irlandese, voce e chitarra del gruppo rock The Frames. La pellicola di enorme successo al botteghino, dal piccolissimo budget, girata in ‘casa’ in pochi giorni, apprezzatissima dalla critica e dal pubblico dell’epoca, tra cui anche il regista Steven Spielberg, suo grande fan, divenne nel 2011 uno spettacolo teatrale, sempre su libretto, musiche e liriche di Enda Walsh, Glen Hansard e Markéta Irglová, che vinse otto prestigiosi Tony Award, due Olivier Award e un Grammy Award.

Il passaggio dalla versione filmica a quella sul palcoscenico a suo tempo non perse in smalto, vivacità, eleganza formale e musicale, interpretazione e narrazione, e la versione in lingua italiana odierna, pur rispettandone l’essenza totalizzante della storia e della sua splendida musicalità folk-celtica-rock/pop, beneficia di un taglio interpretativo più brillante e meno improvvisativo – con tratti comici assai divertenti da grasse e sane risate trascinanti e trasmettenti di poltrona in poltrona, di pubblico in pubblico, che numerosissimo, nella messa in scena della prima dell’11 novembre, ha dimostrato tutta la sua approvazione calorosa con applausi continuativi e inneggianti, standing ovation motivatissime e una contagiosa gioia – e della performance Live dei due protagonisti in primis (il Ragazzo e la Ragazza) e del gruppo di comprimari, un straordinario e virtuosissimo ‘insieme’ di 11 artisti che suonano magnificamente e con grande trasporto alcuni strumenti – tra cui, in mezzo ai molti, piano, batteria, chitarra acustica, basso, fisarmonica, ukulele, violoncello, violino – oltre a cantare, recitare e danzare in maniera impeccabile e spensierata. Uno spettacolo che fa commuovere, fa ridere, fa riflettere su “certi amori [che] non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” (come intona Antonello Venditti), donando quella sensazione di benessere, premurosità, romanticismo e ragionevolezza nei confronti dell’esistenza e dell’amore che poche volte accade di percepire e fissarsi indelebilmente dinnanzi a opere del genere; le medesime necessarie sensazioni viscerali che trasmise il film al tempo della sua uscita nei cinema di tutto il globo, motivandone il successo più che legittimo. Grazie anche e in special modo alla canorità e alla bellezza di una sequenza di canzoni scritte con appassionante fervore creativo ed interpretativo, che si riflette anche nella versione italica ivi recensita, dove a primeggiare sono il Ragazzo – il foggiano Luca Gaudiano, dalla vocalità cavernosa e pungente, vincitore nel 2021 nella sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo con il potente brano “Polvere da sparo” – e la Ragazza – Jessica Lorusso, attrice, cantautrice, danzatrice e pianista, presente nel musical Sister Act e Pinocchio Reloaded, dalla voce candidamente acuta e delicata – che lasciano il segno ad ogni entrata in scena e loro performance (anche se la Lorusso è recitativamente un passo avanti, visto che il suo personaggio è realmente dirompente, teneramente amabile sin dal primo istante e comicamente unico).

I restanti comprimari, tutti rilevanti (tra gli altri, Maurizio Desinan, Andrea Luterotti, Niccolò Minonzio, Miriam Pilla, Andrea Salvadè) – da menzionare assolutamente il Direttore di banca, lo spassosissimo Matteo Volpotti (già apprezzato nel recente tick, tick…Boom! recensito nella nostra testata), il proprietario del Music Shop, l’eterno arrapato e caliente Billy (Giulio Benvenuti), nonché la bravissima, dalla voce spettacolare, Reza (Monja Marrone) e la mamma della ragazza, Baruska (la veterana Francesca Taverni) – sono la cornice eccellente di un’opera musicale che fatichi a dimenticare e che ti fa venire il desiderio di (ri)vedere il film da cui nasce e di correre subito a Dublino ad innamorarti dell’Irlanda (e logicamente della sua capitale), in cerca di un amore come quello raccontato e vissuto tra le note in questo Una volta nella vita (Once); il quale deve la sua franca bellezza e trasportante vigoria all’eminente regia di Mauro Simone, coreografia di Gillian Bruce, direzione musicale di Antonio Torella con traduzione italiana Emma Ray Rieti e traduzione e adattamento liriche italiane del succitato Matteo Volpotti, disegno luci di Valerio Tiberi, disegno fonico di Enrico Porcelli, le scene di Stefano Antozzi con le videoproiezioni curate da Digital Skenè, i costumi di Silvia Cerpolini e Fabio Cicolani, la produzione della notissima Compagnia della Rancia su licenza di Music Theatre International. Nota di colore: sul finire dello spettacolo, il regista, salito sul palco a prendere gli applausi torrenziali insieme a tutto il cast tecnico e artistico, invita a sorpresa Markéta Irglová, che si era goduta sino a quell’istante la rappresentazione celata tra il pubblico; e così perfino gli attori e cantanti, che ne erano all’oscuro, rimangono a bocca aperta – la Lorusso piange teneramente e sinceramente lacrime di gioia e stupore –; la Irglová esprime felicissima tali parole di apprezzamento: “Ognuno di voi è perfetto per il ruolo ed è bellissimo vedervi recitare e cantare insieme; è una storia d’amore che conosco bene eppure stasera, guardandovi, ho pianto e ripianto ancora; è una storia sulle emozioni, su quanto siano più grandi delle nostre differenze di razza e luogo, e quando queste si uniscono tutto diventa meraviglioso, perché tutti noi portiamo qualcosa di speciale e insieme ci completiamo; ciò che avete riportato in scena oggi tutti voi, ossia gioia, speranza e amore e vi ringrazio per avermele fatte rivivere questa sera!”. Quindi, viene da dire, mai più senza Musica e Amore! Mai e poi Mai!

