Zhivago Story

Senza libri non c’è libertà di pensiero – Zhivago Story
Reportage dell’opera teatrale di Angelo Ruta messa in scena al Teatro Gerolamo di Milano dal 4 al 6 novembre 2022
“Ci sono armi che non si vedono, ce le abbiamo tutti in casa, sono i libri. Come fai a disinnescare un libro?”. Non lo si può né ora né mai, perché la più grande arma al mondo contro l’ignoranza, la sopraffazione, la dimenticanza (indotta da coloro che ci vogliono ‘dimenticati’ e ‘dimenticanti’), la stupidità imperante è la lettura; è leggere libri, perché senza di essi non v’è libertà di pensiero e parola da proferire…non v’è libertà, punto e basta! Un libro è al centro di questa opera teatrale perfetta, attualissima, dirompente e di rottura che bisogna andare a vedere e anche sentire con tutti i sensi ben protesi.
Zhivago Story scritta magistralmente e diretta in punta di piedi dal siciliano Angelo Ruta è una pièce teatrale che non si dimentica facilmente, interpretata magnificamente dall’eclettico attore napoletano Pietro Pignatelli su un palco spoglio, con la sola presenza di un cubo in legno abbastanza grande nella dimensione, su ruote, quindi spostabile alla bisogna, che come una scatola magica a sorpresa contiene vari scomparti che, di volta in volta, formano una scaletta, uno spazio angusto internamente illuminato ma protettivo (da occhi e sguardi dittatoriali e spionistici indiscreti), un reparto con un telefono di quelli anni ’50 – ’60, un orologio che non scandisce il tempo bensì gli anni, un reparto porta lettere e indumenti, il tutto creato sorprendentemente da Ivan Paradisi.

Pignatelli giostra la sua fisicità e attorialità superbe come danzando sul palco e narrando con verve appassionante e appassionata – anche a più voci, dipendentemente dal personaggio interpretato – la storia edulcorata ma incredibilmente reale, balzando avanti e indietro dal 1956 al 1960, della pubblicazione assai travagliata e miracolosa del libro “Il dottor Živago” dello scrittore e poeta russo Boris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960). Nel 1958 questo famoso manoscritto, tra i suoi più celebri, gli frutterà il premio Nobel per la letteratura, che il poeta dovrà rifiutare per questioni meramente politiche, considerato dal suo Paese, l’Unione Sovietica, un sovversivo per aver scritto “Il dottor Živago”, e perseguitato in piena Guerra Fredda dai servizi segreti non solo russi ma di altri vari Paesi (USA, Inghilterra, Italia in primis). Pignatelli, grazie alla drammaturgia, torno a ribadire, perfetta e fortemente attualizzante del regista Ruta, ci fa rivivere nel suo monologo, tra ilarità, seriosità, commozione e rocambolesca narrazione, la storia a dir poco surreale del raggiungimento di Pasternak, per merito della perseveranza, contro tutto e tutti, di Feltrinelli in Italia che nel novembre del 1957 riesce a pubblicare per primo il libro senza omissioni e censure, non tradendo così la fiducia conferitagli dal poeta (e amico a questo punto dell’insensata vicenda).

Le musiche sono del musicista, direttore d’orchestra e compositore romano Angelo Giovagnoli (classe 1951), figura poliedrica nel campo della musica e di quella applicata alle immagini in particolare (leggi curriculum: http://www.cidim.it/cidim/content/314648?id=284017), che si concentra da molti anni a questa parte nel commentare prettamente opere teatrali di differenti autori; su tutti un grande sodalizio proprio con Angelo Ruta. E per Zhivago Story compone una partitura à la Russe con intrusione del “Casta Diva” dalla Norma di Vincenzo Bellini nell’interpretazione unica e sola di Maria Callas e del “Tema di Lara” da premio Oscar del Maestro Maurice Jarre, logicamente dal film, più volte menzionato, Il dottor Živago (Doctor Zhivago, 1965) (cinque Oscar su dieci candidature) diretto da David Lean, con Omar Sharif, Julie Christie e Geraldine Chaplin.
Giovagnoli tra pagine synth tensivo-descrittive e temi romantico-nostalgici ci riporta sonoramente tutta la drammaticità e grazia degli avvenimenti, del vissuto interiore ed esteriore di Pasternak, di Feltrinelli, di Olga, la compagna del poeta e scrittore e di un giornalista alla ricerca di scoop, con l’esecuzione ineccepibile di musicisti rinomati quali i solisti Gilda Buttà al pianoforte, Luca Pincini al violoncello e Miriam Scarcello alla voce, e il quartetto d’archi Leonardo Spinedi e Valentina del Re ai violini, Gaia Orsoni alla viola e Kyiungmi Lee al violoncello. Una musica che entra piano piano ma che si fa sentire e rende ancora più forte e eclatante l’avventura editoriale, umana e libraria, di Pasternak e de “Il dottor Živago”.

Plausi sentitamente rinfrancanti che però ti lasciano quella sensazione di amaro in bocca perché ci si rende conto che nulla è mutato nel tempo (l’attualità di cui sopra) e che sicuramente – oggi ancora di più in questo periodo post pandemia con tutto il suo malessere e abbruttimento – un libro, quando “veramente scritto” può salvarci la vita e soprattutto preservare la Memoria.
