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29 Mar2010

War

Scritto da Valerio Mastrangeli. Pubblicato in Cinema

Cover WarBrian Tyler/AA.VV.
Rogue – Il Solitario (War – 2007)
Lions Gate Records LGR 20008
22 brani – durata: 65’09’’

Per chi aveva puntato su Brian Tyler (Aliens Vs Predator: Requiem, Eagle Eye) una buona parte delle proprie aspettative nei confronti delle giovani leve, la partitura composta per War probabilmente rappresenterà una grossa delusione; non ci troviamo davanti ad una musica reputabile brutta o inascoltabile, tutt’altro, si tratta di un lavoro carico di energia e di tutti quegli elementi che hanno contraddistinto per anni le pagine composte dall’autore di Timeline, il quale però ha facilmente perso di vista il fattore “stilistico”, trasformando le musiche scritte per la pellicola action interpretata da Jet Li e Jason Statham in un mero teatrino del già sentito, dove le roboanti costruzioni sinfoniche di Timeline vanno a fondersi con i migliori trionfi ritmici di The Fast And The Furious: Tokyo Drift. Considerazioni queste frutto di un ascolto carico di aspettative, che però hanno trovato ben pochi appigli all’interno di una serie di pagine monoblocco prive di elementi che brillassero di luce propria. L’autore è stato infatti incapace di arricchire la partitura di componenti originali o capaci di differenziare il commento di questa pellicola, fondamentalmente a metà strada tra il picchia duro e il poliziesco, dalla fantascientifica e medioevale Timeline o dall’adrenalinica Tokyo Drift.
Non sono completamente assenti sfumature degne d’attenzione, basti pensare all’interessante solo di violino in “Spyked”, il quale aggiunge una certa novità ai classici sviluppi tematici dell’autore, il quale però sembra essere troppo affezionato alle sue tipiche costruzioni poderose, elastiche, facilmente plasmabili sotto una qualsiasi sequenza filmica, per essere abbandonate del tutto, o almeno nelle situazioni in cui non si dimostrino completamente compatibili.
Elementi di rilievo, o comunque capaci di stimolare l’attenzione dell’ascoltatore, sono sparsi qua e là con una certa omogeneità, quasi prevedibile: “Rooftoop Pursuit” lascia infatti intuire l’ausilio di timbales e percussioni in gran quantità all’interno di una sequenza frenetica e poderosa, la cui unica sorpresa consiste in un improvviso cambio di strumentazione, proponendo una serie di accordi di chitarra elettrica supportati da costruzioni sinfo-elettroniche fortemente debitrici di The One, colonna sonora del 2001 composta da Trevor Rabin (film tra l’altro sempre interpretato da Jet Li).
Nell’intenzione di sviluppare sonorità oltreoceano, ovvero guardare al paese d’origine del protagonista, Tyler si avvale fin troppo degli stereotipi più abusati del genere, facendo del sakuachi, nella maggior parte delle occasioni, mezzo unico e esclusivo delle sonorità orientali, talvolta ben inserite, come nel caso di “Swordfight”, altre volte immerso in poderosi e roboanti virtuosismi che lasciano ben poco spazio al timido strumento. In “Bangkok Downtown” troviamo invece diverse sfumature orientaleggianti più caratteristiche e appartenenti alle rispettive terre d’origine, e si tratta forse dell’unico movimento davvero interessante tra quelli che l’autore sviluppa per questo tipo di commento, grazie soprattutto ad una impostazione meno bombastica, bensì più rilassata, che sembra riuscire ad offrire il giusto modo di esprimersi.
Ben più interessanti invece le soluzioni sintetiche di “Whips” che, seppur dirette discendenti delle pulsanti pagine elettroniche di Tokyo Drift, aggiungono quel retrogusto poliziesco che senza troppi sforzi favorisce l’immaginario classico dell’indagine nei sobborghi statunitensi, dove i vicoli umidi e scarsamente illuminati si fondono con i locali ivi nascosti, dai quali sembra percepire il sound caldo delle chitarre; lo stesso sapore si può sentire in “Cop Hunting – Face To Face”, brano nel quale l’autore si cimenta nuovamente nella costruzione di atmosfere e ritmiche moderne, contrapposte alle pagine prive di particolari sfumature nella seconda parte della suite.
Sono i trionfi di percussioni quegli elementi che guadagnano la maggior parte dei consensi, come nella variegata “This Isn’t Japan”, grazie a delle timbriche acute e pungenti, capaci di fondersi in una muscolare sessione di mickeymousing cucita sui frenetici inseguimenti dei protagonisti; soluzioni queste già sentite nella produzione dell’autore, ma che innegabilmente si dimostra capace di saper gestire con una certa padronanza, sebbene il tutto nell’insieme non possa esser valutato sopra la sufficienza.
Nell’album sono presenti anche brani composti da RZA e Mark Batson, due noti produttori musicali statunitensi nonché rapper e musicisti hip-hop. Il loro contributo, seppur marginale, si fonde con estrema naturalezza con il resto del lavoro. Si noti infatti la costruzione di “Getting Started – Scene Of The Crime”, decisamente in linea con le musiche elettroniche dei due produttori, in particolar modo con il primo, il quale in passato aveva già composto per il cinema apportando il suo contributo al film Ghost Dog – Il Codice del Samurai.
Brian Tyler da 10 anni a questa parte si è ritagliato una fetta considerevole delle produzioni statunitensi per il grande schermo, risultando uno degli autori più attivi e prolifici. Purtroppo nei suoi ultimi lavori sono ben poche le pagine capaci di destare attenzione senza rischiare di restar delusi. Uscito in Italia come Rogue - Il Solitario, War è un lavoro che offre diversi passaggi interessanti, ma assolutamente privo di quella originalità e differenziazione necessaria per non essere confuso con una qualsiasi altra partitura dell’autore, il quale sembra non essere interessato a svolgere un lavoro più accurato e ricercato, nonostante abbia dimostrato in più occasioni di essere in grado di esprimersi musicalmente con maggiore spessore, come nel caso di Aliens Vs Predator: Requiem o The Partition.

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Daniela Bocconi

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