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08 Mag2023

Film Scores In Jazz (The Suite)

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover fIlm scores in jazzPericle Odierna
Film Scores In Jazz (The Suite) (2023)
Unicorn Records Srls UR369
10 brani – Durata: 62’36”



“Questo disco nasce dal mio desiderio di raccontare il mio lavoro, oramai ventennale, ma nella mia più aderente modalità di visionario. Le sequenze sonore avranno l’impulso di prendere il volo in questa nuova veste jazz”. Il polistrumentista e stimato compositore Pericle Odierna, da noi più volte intervistato e recensito (leggi chiacchierata + intervista su Soundtrack City), nelle sue parole riportate nel libretto del seguente album, cerca di spiegare quale visione lo ha condotto alla metamorfosi jazzistica di una parte delle sue colonne sonore per il grande schermo. Forse le parole possono esprimerne il ‘desiderio’ ma non la ‘sostanza’ perché questo “Film Scores In Jazz (The Suite)” è ipnotico nella sua compiutezza performativa ospitale e ammaliante, dove la trasfigurazione dei suoi temi, già di per sé bellissimi, diviene qualcosa di sentitamente ‘intimo’. Le score riproposte sottoforma di suite sono quelle per Picciridda – Con i piedi nella sabbia (Globo d’Oro alla miglior colonna sonora 2020) (tre brani), Senza amore (due pezzi), La settima onda (due brani), Una notte ancora, Il leone di vetro e Dante l’esilio di un poeta (tutte una traccia).
Il quintetto, formato dagli incredibili Stefano Proietti al pianoforte e fender rhodes, Pierpaolo Bisogno al vibrafono e congas, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Armando Bertozzi alla batteria e Odierna al sax soprano, sax tenore, clarinetto, clarinetto basso e flicorno, eseguono poco più di un’ora di concreto inabissamento in liberatorie destrutturazioni interpretative (seppur ragionate nella loro improvvisazione apparente, dietro gli appositi nuovi arrangiamenti di Odierna stesso) che pervadono corpo e anima ascolto dopo ascolto, con continui passaggi carichi di avvincenti dinamiche o sottilmente aleatori e avvinghianti. I leitmotiv sono tutti cantabili, con una performance eccellente che nella forma Jazz racchiude (come sottolinea il compositore a chiare lettere sempre nel libretto) CLAMORI, MELODIE, DISSONANZE, ARMONIE, alle quali assocerei queste aggettivanti assonanze che, avendolo ascoltato a loop – non solo per ragioni prettamente giornalistiche per questa recensione, soprattutto per puro godimento personale, come accade spesso in presenza di tali Autori di musica applicata alle immagini –, posso a ragion veduta permettermi di proferire: VIAGGIANTE, SCOLPENTE, FUMOSO, SEDUCENTE.
In alcune pagine reinterpretate si colgono graffianti tributi, sia nei tratti esecutivi che in quelli timbrici, a padri del jazz in tutte le sue nuance più o meno chiaroscurali quali Armando Trovajoli, Dave Brubeck, Michel Legrand, Miles Davis e Piero Piccioni. Il Nero e il Bianco del Jazz si vanno a diluire in una performance che, se si distoglie l’attenzione dalle OST derivative e relative pellicole, in queste Suite diviene – rifacendomi a e meglio spiegando il perché degli aggettivi poco sopra riportati – un viaggio scolpito nei fumosi e seduttivi meandri del nostro Io uditivo e sensoriale fatto non solo di stomaco, per le sue vibranti risonanze, bensì di cervello, quello dell’emisfero destro denominato (non a caso) Poeta, perché incamerante tutti gli impulsi Artistici. Le tracce sono tutte perfette, però quelle che non si smetterebbe di udire con tutti i sensi ben dischiusi sono “Donna Maria”, “Sara”, “Senza amore”, “Addii” e “Con intimità”.

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Daniela Bocconi

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