Runaway Train
Trevor Jones
A 30 secondi dalla fine (Runaway Train - 1985)
La-La Land Records LLLCD 1095
18 brani – durata: 77' 41''

L’entusiasmo che accompagna l’uscita di un nuovo album, specialmente quando si tratta di una edizione limitata contenente molta musica, talvolta supera di gran lunga quella che può essere l’effettiva qualità o importanza dell’opera proposta. Questo è il caso di Runaway Train, partitura sinfo-elettronica fortemente radicata nel bel mezzo degli anni ’80 ad opera del prolifico Trevor Jones (L’ultimo dei Mohicani, Excalibur).
La nuova edizione proposta dalla La-La Land Records, limitata a 3000 copie, offre la tracklist contenuta nell’album prodotto anni fa dalla Milan, con brani realizzati appositamente per il commercio dell’opera su disco, affiancata dallo score così come lo si ascolta all’interno della pellicola.
Una iniziativa, questa, più che lodevole, ma che gli appassionati, al tempo stesso abbastanza capaci nel distinguere il buono dal mediocre, troveranno sicuramente di scarsa qualità.
Infatti se l’opera in sé risulta essere già di suo poco convincente, soprattutto grazie ad una ripetitività di fondo dovuta a numerosi giri di basso molto simili tra loro, virtuosismi di chitarra elettrica e un tema poco incisivo, elemento portante tra l’altro dell’intera colonna sonora, l’inserimento delle due versioni della composizione, praticamente identiche se non per lievissime sfumature ampiamente diluite in un solvente con quantità di gran lunga maggiore, amplifica notevolmente il senso di ripetitività e proposta ciclica delle soluzioni ideate dall’autore britannico.
I brani d’apertura delle due versioni, “Jailbreak!” e “And The Dogs In The Yard / Knife In Hand / Assassin Dies / First Sight Of The Train”, offrono il primo approccio con il leitmotiv scritto da Jones per questa colonna sonora, facendo del suo sound caldo e fortemente anni ’80 il suo punto di forza. Non si può negare che nell’insieme il tutto non goda di un certo fascino, seppur di gran lunga inferiore alle sue produzioni più sinfoniche quali Excalibur o The Dark Crystal, e non è difficile nemmeno captare quelle influenze di natura classica nella costruzione melodica, nonostante la mole di effetti e sintetizzatori che rischiano di soffocare inevitabilmente la debole linea sinfonica che suona insieme alle tastiere.
Sono però i brani di commento quelli che accusano maggiormente una povertà espressiva. Seducenti e coinvolgenti le costruzioni ritmiche e gli incastri di “Clear The Tracks!”, nelle quali convergono influenze di origine varia, ma che tirando le somme non offre molto di più di un banalissimo mix di charleston, rullante e basso elettrico, il tutto campionato e quindi con una paletta timbrica decisamente limitata.
C’è da dire che per ciò che concerne la musica più aggressiva, o quantomeno concepita a commentare le sequenze più frenetiche, la componente sinfonica riesce in diversi momenti a risollevare le sorti dell’intero lavoro. Che si tratti infatti della vecchia versione di “Collision Course”, o della più profonda “I Wish I Could / Runaway Crashes with Eastbound 12 / Jordan Reverses the Points / Slap Your Fat Diesel / You’ve Just Saved Three Lives / Helicopter Sets Off in Pursuit / The Chase”, la comparsa di timide presenze d’ottoni fornisce quel giusto supporto atto a distinguere il movimento in questione da una scrittura che, ad essere franchi, risulta essere piuttosto ricorrente di brano in brano.
Interessante, seppur noto, il brano “Gloria in D Major – Et in Terra Pax”, eseguito dal Coro dell’Accademia Russa e dall’Orchestra del Conservatorio di Mosca. Indubbiamente adeguato al contesto e all’ambientazione, nonostante la notevole differenza col resto dell’opera.
Runaway Train nell’insieme sembra essere uno specchio, un manifesto della moda che nel mezzo degli anni ’80 ha preso piede con grande prepotenza e riscuotendo un successo non indifferente, tanto da portare sulla cresta dell’onda figure come Harold Faltermeyer o Hans Zimmer. In effetti in quegli anni molti artisti si sono avvicinati al nuovo metodo di comporre musica da film, si pensi a Jerry Goldsmith, e al suo contributo con Runaway, Criminal Law o Alien Nation, oppure alle celebri opere di Alan Silvestri per Delta Force o Flight Of The Navigator.
Il risultato della composizione di Trevor Jones è tuttavia meno convincente di altri lavori col medesimo approccio ad opera dei succitati artisti.
Il concepimento di un’opera ricca d’incastri ritmici provenienti da differenti influenze rende il tutto fondamentalmente molto progressive, elemento questo sicuramente a lode del lavoro svolto; restano comunque innegabili quelle che sono invece le pecche più evidenti: scarsità d’idee, una presenza sinfonica che, per quanto nella versione cinematografica dell’opera fornisca un valido supporto al tutto, si riduce ad una serie di meri crescendo per la sezione d’ottoni, anticipando notevolmente quella povertà espressiva a cui i componenti della MediaVentures ci hanno spesso abituato negli anni 90.
In definitiva lo score composto per Runaway Train rappresenta più una icona esclusivamente figurativa, un elemento di mero collezionismo, che non un tesoro nascosto da riscoprire. Sicuramente negli anni in cui il film ha fatto la sua comparsa nelle sale l’opera ha giocato il suo innegabile ruolo, ma se togliamo il motivo principale eseguito dalla chitarra elettrica, resta ben poco di memorabile.
Una edizione di tutto rispetto, accompagnata dalle interessanti note e commenti di Brian Satterwhite che offrono una dettagliata analisi brano per brano, unite ad informazioni riguardanti il film e la sua produzione. Prodotto lodevole, per un’opera che desterà l’attenzione di pochi.
