The Dunwich Horror
Les Baxter
Le vergini di Dunwich (The Dunwich Horror - 1969)
La-La Land Records LLLCD 1094
15 brani – durata: 52’34’’

Ispirato all’omonimo racconto del celebre scrittore statunitense H.P. Lovecraft, il film diretto da Daniel Haller e interpretato da Sandra Dee, Dean Stockwell, Ed Begley e Lloyd Bochner non riscosse lo stesso successo del libro dal quale deriva, sfociando in una sorta di pellicola visionaria che deve la maggior parte del suo insuccesso alle strade indipendenti intraprese rispetto al ceppo comune con il racconto.
Ben più convincente risulta invece essere l’opera musicale, ad opera di Les Baxter (I Tre Volti Della Paura, La Maschera Del Demonio), pubblicata per la prima volta su CD dall’etichetta statunitense La-La Land Records in edizione limitata a 1200 copie, contenente una selezione musicale molto generosa, che va dalle pagine composte per la pellicola ad una serie di brani inediti e non utilizzati per una durata complessiva che supera i 50 minuti.
Baxter affronta il film generando un commento decisamente incline al sound più caldo e commerciale che regna durante la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, intrecciando così una moltitudine di effetti sonori, tastiere, batteria e chitarre ad una presenza sinfonica dall’organico ridotto ma indubbiamente di grande effetto.
Il risultato che viene conseguito da questo mix ha come punto di forza un retrogusto romantico, delicato, che quasi si sposerebbe a meraviglia con una pellicola drammatica piuttosto che con un horror. Ma è qui che interviene la vena più progressiva e sperimentale dell’autore, che attraverso un utilizzo variopinto di effetti e tastiere regala al tutto un clima sinistro e tetro, indubbiamente precursore di alcune delle sonorità più tipicamente legate al genere filmico in questione.
Il tema principale dell’opera, “Dunwich (Main Title)”, consiste in una melodia costruita sulla sequenza di 5 semplici note, eseguite alle tastiere, sotto alle quali una costante linea di basso ed una ritmata linea di batteria dalle sfumature pop contribuiscono nel generare il giusto mix di dramma e inquietudine, aiutate dalla presenza delle campane sulla parte conclusiva del brano, inquadrando in modo diretto ed efficace la natura sinistra del film.
Il leitmotiv rappresenta la spina dorsale dell’intera colonna sonora, tornando più volte all’interno della stessa senza particolari variazioni, bensì inserita in contesti che, di volta in volta, fanno sì che assuma un aspetto più lucente o estremamente tetro.
I suoni caldi e ritmati, caratterizzati da melodie avvolgenti e una scelta strumentale estremamente rilassante, caratterizzano la prima parte dell’album, nel quale spiccano le sessioni libere e coinvolgenti di “Sacrifice Of The Virgin”, grazie soprattutto alla poderosa linea di basso e al gusto psicologico, quasi come fosse un allucinogeno, delle interpretazioni dei flauti.
Si assapora un’atmosfera ben più inquietante in “Black Mass”, dove l’inserimento di poderose linee di tromboni e trombe, miste ad un accompagnamento di pianoforte, regala al tema portante quel sapore tetro e inquietante accennato poco prima, che vede nella conclusione arricchita dai sintetizzatori e da una brillante ensemble di trombe un momento di notevole spessore musicale.
Il clima più opprimente e straniante di “Sensual Hallucinations” e “Strange Sleep”, brani nei quali tastiere e sintetizzatori hanno la meglio sulle timide ma poderose presenze di tromboni, tranne per alcuni movimenti di “Strange Sleep” estremamente delicati grazie ad una interpretazione malinconica del tema ad opera del pianoforte, introduce sensibilmente l’atmosfera più terrificante della composizione.
Sono infatti le tetre e oscure timbriche di “Cult Party”, dense di vibranti timpani misti a profonde note di pianoforte, ad imprimere per prime il lato più oscuro dell’opera grazie alle loro tonalità che, miste alle atmosfere stranianti di “Necronomicon”, generano un’aria tessuta in modo da risultare parecchio opprimente, nonostante la ritmica andante a trama larga, che innalza il carico emotivo e la tensione nei giri conclusivi del medesimo brano.
Più inquietante e progressiva invece la natura di “Reincarnation”, dove la puntuale e minacciosa presenza di pianoforte e timpani viene arricchita da un tappeto sintetico e dai fiati striduli, generando una situazione musicale molto interessante del punto di vista timbrico, che in parte sembra guardare ad opere meno legate al genere, bensì più brillanti e ricche di orchestrazioni e incastri ritmici tribali. Tutto ciò per sfociare poi nel mix etnico-sintetico di “Devil Cut”.
Lo score si chiude con “Devil’s Witchcraft”, del quale non si può fare a meno di notare la chiusura ritmata estremamente netta e decisa.
I brani successivi contengono molto materiale, tra cui il tema composto da Baxter per l’AIP Logo, concepito su di una fluorescente presenza di sintetizzatore e arricchita da tromboni e percussioni, e il commento musicale così com’era stato inizialmente ideato dall’autore, con un utilizzo ben più ampio e diffuso di tastiere e synth. Tutto ciò venne in seguito rielaborato e arricchito da una componente sinfonica, donando al tutto sicuramente uno spessore maggiore sia sotto il profilo artistico che sul piano dell’efficacia, soprattutto se si confrontano alcune delle sequenze incluse nelle bonus track (come “The Promise / Liz And Armitage / Sensual Vision / Devils Hopyard Parts 1-3 / Cult Party”) rispetto agli omonimi brani della versione definitiva.
La OST composta da Les Baxter per The Dunwich Horror rappresenta egregiamente un lavoro svolto con particolare attenzione e competenza, capace di catturare grazie alle sue atmosfere più fredde ed inquietanti e, al tempo stesso, affascinare per l’utilizzo intelligente e ben combinato delle varie parti che lo compongono, generando un mix di pregevole fattura.
Il retrogusto drammatico del leitmotiv portante, il giusto dosaggio della presenza sinfonica nei vari brani di commento, e quegli stereotipi del genere che comunque fanno capolino in modo ragionato e mai approssimativo contribuiscono in definitiva ad un’opera da tenere in considerazione, che la La-La Land Records ha pubblicato in una edizione che ne favorisce l’ascolto e l’apprezzamento.
