La guerra e il sogno di Momi – Contemporary Music for Segundo de Chomón’s Silent Movies
Michele Catania
La guerra e il sogno di Momi – Contemporary Music for Segundo de Chomón’s Silent Movies (1917)
Da Vinci Classics C00651
4 brani – Durata: 54’02”
Partiamo dal presupposto che le rimusicazioni di film o corti del periodo del Muto non sono sempre terreno favorevole di creazioni musicali interessanti, innovative e pregevoli, perché se si vuole improvvisare sulle immagini se ne dev’essere capaci e se si vuole andare contro le immagini, anche e soprattutto in questo caso, si deve essere in primis abili manipolatori di note. Negli anni, grazie a Festival importanti quali, tra i più famosi e da noi recensiti in più occorrenze, il Gran Festival del Cinema Muto di Milano, Rimusicazioni Film Festival di Bolzano o Il Cinema Ritrovato di Bologna, ho potuto (ri)scoprire capolavori, inediti e capisaldi filmici con nuove partiture o riesecuzioni di quelle originali restaurate per l’occasione, con performance di ensemble, compagini orchestrali più o meno nutrite o singoli solisti magari solo al pianoforte, da restare impressionato per qualità di ripresa compositiva ed esecuzione, tal altre volte annoiato da banalità sconcertanti o da partiture che proprio non avevano colto il significato sia visivo sia psicologico del prodotto di celluloide. Nel caso di questo CD ottimamente prodotto e curato dalla Da Vinci Classics, inerente le composizioni del Maestro Michele Catania, nostra vecchia conoscenza, per tre corti e un mediometraggio con l’impronta autoriale di Segundo Víctor Aurelio de Chomón y Ruiz (Teruel, 17 ottobre 1871 – Parigi, 2 maggio 1929), cineasta spagnolo, pioniere del cinema nel suo paese natio e a livello internazionale e riformatore di alcune tecniche cinematografiche, intitolati Le spectre rouge (1907), La moda vuole l’ala larga (1912), Più forte che Sherlock Holmes (1913) e La guerra e il sogno di Momi (1917), ci troviamo dinnanzi ad opera sonora di alto profilo intellettuale.
Ma andiamo per gradi: l’album si apre con lo score di 5’02” di La moda vuole l’ala larga, una comica classica prodotta da Italia Film Torino, con un Signore che per stare al passo con la moda segue il consiglio di due passanti e corre a comprare un cappello con una tesa più larga, con tutte le vicissitudini buffe che ne possono conseguire. Il compositore siciliano al pianoforte quasi improvvisa una melodia in stile ragtime alla Scott Joplin (vedi La stangata) con effetti sintetici burleschi e sbeffeggiatori per synth, che nella seconda metà del pezzo vira in una direzione più fanciullescamente consolatoria nei confronti dell’ingenuo e sbadato protagonista, chiudendo il brano con il ritorno della melodia in tutta la sua brillante e bonaria irriverenza.
Più forte che Sherlock Holmes di 6’17” diretto da Giovanni Pastrone con la direzione della fotografia di de Chomón, sempre per pianoforte e sintetizzatori, raffigura atmosfere misteriche e nebbiose con il suo via vai tra il ragtime che sottolinea le parti comiche del racconto in immagini e le parentesi tensive per quelle più “action”: anche qui un’improvvisazione ragionata e centellinata che in alcuni momenti rammenta la medesima messa in atto da parte di Dave Grusin per Il socio, film del 1993 diretto da Sydney Pollack, tratto dal best seller omonimo dello scrittore statunitense John Grisham con Tom Cruise protagonista assoluto, in special modo nei tratti jazzati a metà pezzo che vanno poi a concludere lo score.
Le spectre rouge diretto da de Chomón è un corto fantasmatico che la musica pianistica di Catania, con intromissioni di violoncello e flauto elaborati attraverso l’elettronica a renderli elementi ‘scary’ altamente angosciosi e dissonanti, riesce a riportare tenebrosamente e classicamente nei suoi 5’47” totali.
E adesso veniamo all’elemento filmico portante di questo CD e del suo autore siculo: il mediometraggio La guerra e il sogno di Momi di trentasette minuti, con incluse delle sequenze di ripresa a passo uno di pupazzi (la nota stop motion), uno dei primi film italiani che ha utilizzato tecniche d’animazione per degli effetti speciali, realizzato da Segundo de Chomón, che curò la fotografia, l’animazione oltre alla regia insieme a Giovanni Pastrone, anche sceneggiatore. La colonna sonora suddivisa in 27 tracce per un totale di 36’48” scritta da Catania intende, nelle sue stesse parole riportate nel libretto del CD: “…restituire l’approfondimento psicologico operato dalla regia, infatti il tono musicale è diviso nettamente in due parti. Nella prima parte, il flusso emotivo continuo del bambino viene restituito da una composizione che fa largo uso della tecnica del leitmotiv e della variazione tematica, in un unico movimento che si conclude con il bambino che si addormenta. La seconda parte da un lato segue il decorso del sogno dividendo inizialmente i brani in episodi “chiusi” come corrispettivo del primo sonno, per poi lasciar spazio ad una sempre maggior densità di scrittura fino agli angosciosi incubi musicati da improvvisazioni estreme; dall’altro lato riprende buona parte del materiale tematico esposto nella prima parte rendendolo grottesco, inquietante, “futurista”. Il finale, con il risveglio del bambino in lacrime consolato dalla mamma e dal nonno, riprende il linguaggio compositivo della prima parte attraverso l’ultima esposizione del tema della famiglia”.
Allora, cosa resta al sottoscritto da descrivervi musicalmente di quest’opera storica del Muto eseguita al piano, synth, elettronica da Catania stesso, al flauto da Fabio Sodano, al clarinetto da Fabio Costantino e al violoncello da Maurizio Salemi? La parte sensoriale del suo ascolto, come da prassi mia solita se ben conoscete il mio modo di recensire, difatti facendovi tuffare nella (dis)avventura onirica del piccolo Momi (interpretato secondo le consuetudini dell’epoca da una bambina, Stellina Toschi) che vive in una bella casa, essendo la sua famiglia benestante, con la mamma (Valentina Frascaroli) e il nonno (Enrico Gemelli), mentre il papà (Alberto Nepoti), ufficiale nell’esercito italiano, combatte durante la Prima Guerra Mondiale sui monti ai confini con l’Austria, mantenendo saldi i contatti con i suoi cari tramite riscontro epistolare. Una sera il nonno, durante la lettura di una delle missive del padre a Momi, includente la storia di Berto (Luigi Petrungaro), un piccolo montanaro, e di sua madre (Gina Marangoni), implicati in un violento scontro di guerra, involontariamente induce il nipotino, che si è appisolato sul divano, a fare una serie di sogni non propriamente sereni, anzi: Momi vede i suoi pupazzi preferiti, Trik e Trak, animarsi all’improvviso e divenire essi stessi i protagonisti, insieme ad alcuni soldatini, di scontri violenti e battaglie infuriate, capitanate dall’eroico padre, fino al trionfale finale. Momi, al risveglio, ritrova, come dettoci poco sopra dal compositore, la mamma e il nonno che pregano e lo consolano per il brutto sogno, supplicando il buon Dio del ritorno a casa del padre sano e salvo dalla feroce belligeranza.
Il pentagramma di Catania risuona, sin dal primo brano (“Il gioco della guerra”) della ‘Prima Parte – La Guerra’ di questi tre atti musicali, epicamente infantile con quel leitmotiv alla Piovani sul finire della traccia che in “La casa di Momi” il violoncello e il flauto, con piano e clarinetto in controcanto, fanno riecheggiare ancor più tragicamente straziante e veritiero, quasi consolatorio, e forse a tratti speranzoso: qui e là (“Notizie del padre” e “Papà e Berto”) ci si stringe il cuore con quelle parvenze rotiane e morriconiane che fanno capolino (un tema di cui ci s’innamora fin dalla prima nota); a maggior ragione quando tutti gli strumenti suonano all’unisono creando quell’elevata enfasi strappacuore (“Berto verso casa”), stroncata dalla dura realtà della guerra con i suoi saliscendi commentativi tra il tensivo e il mickeymousing puro (“I nemici”, “La battaglia”, “La casa in fiamme”), pur sempre con una vena melodica tra epica e melodramma in continua lotta sinestetica (“Lieto fine”). La parte I termina con una nenia acquietante, invero foriera di sogni turbanti di lì a poco (“Il gioco turbato” e “Il sonno di Momi”). La ‘II Parte – Il Sogno’ si apre con un crescendo per violoncello e clarinetto dove per contraltare il flauto, sbeffeggiante, tratteggia tutta l’onirica farsa di un’assurdità in divenire, accentuata dal pianoforte che pigia sul pedale del dramma pentagrammato (“Trik e Trak”, “Estremi rimedi”, “La guerra è inevitabile”); si prosegue su canoni morriconiani in levare alla Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (“La rivista degli scarponi”, “I Trick aprono le ostilità”, “Il cannone Kolossal”), in cui tutti i musicisti giocano a rimpiattino l’un con l’altro tra marcette militaresche e arie chapliniane tra il serio e il faceto (“Un guasto al meccanismo”, “L’offensiva dei Track”); volteggiante e fumoso il divenire dell’intreccio di note tra i solisti (“Il Kolossal sui Trick”, “I Trick sopravvivono”), che nel prosieguo si fa tensivamente impressionistico-sperimentale (“La Kultur”, “Vapori asfissianti”); popolar danzereccio e ironicamente dissennato l’andare a chiudere questo secondo atto sonoro con atonalismi irritanti e perturbanti (“Respinto al mittente”, “Battaglia fra le nubi”, “Fine del sogno”). Il ‘Finale’ del terzo atto si racchiude nel lirico apogeo sentimentale di “Il risveglio”.
Plauso ai musicisti e al compositore per darci la sensazione di assistere al dipanarsi di queste pellicole davanti ai nostri volti soltanto rimanendo ad occhi chiusi, facendoci trasportare dalla trasformazione in note di queste immagini mute ma parlanti attraverso la loro originale ed unica musica.
