L’ultimo treno della notte
Ennio Morricone
L’ultimo treno della notte (1974)
AMS Records/Cinevox Record/BTF Vinyl Magic LP OST 020
Lato A: 8 brani
Lato B: 9 brani 
Con la sua voce acutissima e fanciullesca, Demis Roussous interpreta “A Flower is All You Need”, il tema romantico e solare – accompagnato sul finire da un coro di bambini – che apre questa colonna sonora risalente al 1975. In verità la canzone è tratta da Il giro del mondo degli innamorati di Peynet del 1974, film d’animazione con il tema d’amore portante di Ennio Morricone e lo score scritto dall’amico e fedele collaboratore Alessandro Alessandroni. Assieme alla malinconica e addolorata aria per clavicembalo e Hammond di “Tema solitudine”, che ritorna variato altre due volte, il leitmotiv è l’unica concessione a una parvenza di quiete che affiora in una tempesta di pagine combattive dalla forte inquietudine e attanagliate da sferzate di violenza timbrica e ritmica; del tutto appropriate, queste ultime, una delle pellicole più violente del nostro cinema, il thriller L’ultimo treno della notte diretto da Aldo Lado e interpretato da Enrico Maria Salerno, Macha Meril, Flavio Bucci, Gianfranco De Grassi e Franco Fabrizi.
L’armonica di Franco De Gemini è il perno della partitura nell’eseguire il tema portante in “L’ultimo treno della notte (versione singolo lato A)”, con in sottofondo il rumore del treno che diviene esso stesso elemento sonoro percussivo, e in “Coincidenze (versione singolo lato B)”, dove addirittura il musicista suona virtuosisticamente lo strumento facendolo gracchiare e urlare satanicamente per far precipitare ancor più l’ascoltatore nel vortice delle immagini. Lado, a detta di critica e pubblico all’apogeo della sua messa in scena, prese spunto per la sua brutale trama da L’ultima casa a sinistra di Wes Craven.
La colonna sonora per la prima volta stampata su vinile (giallo 180gr, copertina apribile) dimostra una volta in più la duttilità sperimentale del compianto Ennio Morricone in un periodo particolarmente florido della sua carriera. Negli anni ’70, infatti, il Maestro macinò una serie infinita di partiture di genere nelle quali ebbe la possibilità di mettere in pratica un armamentario di soluzioni timbriche e armoniche stupefacenti e stranianti, seppur lontane dalle melodie per cui tutti lo amiamo da sempre, che meritano di essere analizzate per carpirne genialità e segreti. Nello score in questione, sono in tal senso eloquenti soprattutto nelle take 3, 7, 8, 9 e 10.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview n. 441 – Aprile 2022
