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  • Ennio Morricone - Cinema Suites For Violin and Orchestra

24 Gen2022

Ennio Morricone - Cinema Suites For Violin and Orchestra

Scritto da Massimo Privitera. Pubblicato in Cinema

cover cinema suites ennio morriconeEnnio Morricone
Cinema Suites For Violin and Orchestra (2022)
Marco Serino, violino
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Andrea Morricone
Arcana A495
21 brani – Durata: 64’02”



“Nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata.” Mai frase fu più vera, caro Ennio Morricone. Non soltanto perché a pronunciarla sei stato Tu! Tu che di Colei (la Musica, l’Arte sopra le Arti) che tanti esseri umani ha ispirato come un tenue soffio di vento, più che altro un sussurro, sei stato Figlio, Padre, Amico, Amante e Confidente, tirando fuori da quell’Arte la sintesi della più grande Sinfonia tra le Sinfonie: tenuta, coerente, seria e duratura…che ancora oggi quando la si ascolta lacrime copiose ci rapiscono, come a rimarcare che senza la Musica (la Tua Musica) non è Vivere.

Da ciò il mio timore, da sempre, verso coloro i quali non ascoltano alcun tipo di musica, perché (forse sbaglio, non lo so) più aridi e inconsapevoli di quanta Bellezza perdano, in questa vita che di Bellezza ne ha da vendere a ben vedere (e sentire), basta solamente saperla accogliere dentro di sé. Ed il compianto Ennio Morricone questa Bellezza l’ha saputa cogliere e trascrivere su pentagramma sin da bambino, con quella dote innata di note che si arrovellavano nella sua testa portandolo a concepire melodie, idee tematiche e soluzioni timbriche e armoniche irripetibili e persino avanguardiste per il periodo di massimo fulgore della sua eccelsa carriera, non solo nell’ambito della musica per film.
Ecco, tutta quella ‘essenza musicale’ di cui sopra, racchiusa in Ennio, l’ha saputa trasmettere a molti dei suoi assidui collaboratori che lo hanno accompagnato sia in studio che nei concerti dal vivo in giro per il mondo: uno tra questi, il violinista Marco Serino, che dal 2001 ha suonato in tutte le colonne sonore del Maestro due volte premio Oscar e in concerto come solista. Questo eccellente album, da tempo bramato da Serino e realizzato grazie al volere della famiglia di Morricone – con un libretto contenente una stimolante intervista al violinista da parte del biografo ufficiale di Morricone, Alessandro De Rosa, che cura anche una breve introduzione al CD –, vede la presenza del figlio Andrea Morricone sul podio dell’ottima Orchestra Haydn di Bolzano e Trento che esegue, trascinata dal virtuosismo accalorato e sincero del violino protagonista (un Matteo Goffriller, Venezia, 1768), diverse suite di alcuni celeberrimi leitmotiv morriconiani. La suite che apre il CD è quella dedicata a Sergio Leone con due brani da C’era una volta in America (da sempre il capolavoro incondizionato, per il sottoscritto, di Ennio nella sua vastissima filmografia), due da C’era una volta il West e uno da Il buono, il brutto, il cattivo: Serino già da questa suite fa comprendere all’ascoltatore, e in primis al fan più oltranzista del Maestro romano, quanto la sua esecuzione in prima registrazione mondiale sia riguardosa seppur, più che Libera, Liberatoria interpretazione di un materiale compositivo che oramai si conosce a menadito e che per molti sarebbe un oltraggio sfigurare pur virtuosisticamente, cosa che non accade in questo meraviglioso frangente. Serino è capace di evoluzioni esecutive che passano dall’accorato al seducente, dall’intimistico al vigorosamente drammaturgico, con quel lirismo, che sembrava a volte trattenuto in Morricone ma che in verità conteneva tutto quell’Amore strabordante per la Musa Arte Musica da inondare i cuori puri di chi lo faceva proprio, con la mente ben scevra dalle distrazioni futili del vivere quotidiano. Ascoltare in questa prima “Sergio Leone Suite” il tema di Deborah, quello della canzone di Cockeye, quelli principali dei due C’era… e “L’estasi dell’oro” da The Good, the Bad and the Ugly sono qualcosa che va ben oltre la semplice e reverente performance di un parco tematico già di suo sommo, ovvero una reinterpretazione che riesce a cogliere tutto quello che può solo un solista di un determinato strumento, in completa ammirazione e devozione al suo Maestro, con tenuta, coerenza, serietà e durata.
Dimostrazione ne è, se si potesse avere qualche discutibile dibattito a riguardo, la successiva suite tratta da Canone inverso (“Canone inverso I e II”, “March” e “Finale interrotto”, con il piano solista di un altro storico collaboratore di Ennio, Leandro Piccioni), composizione tra le più complesse ed esecutivamente articolate nella filmografia morriconiana, con quel suo crescendo classico pomposamente addolorato e colmo di nostalgica vitalità. Quella vitalità che viene fuori in tutta la sua possente e teatrale malinconia, quasi profeticamente ancestrale ed al contempo poeticamente intima, nella “Giuseppe Tornatore Suite” in cui Serino è il controcanto perfetto e straziante (di quello strazio che non fa male al cuore, anzi ne nobilita la spiritualità!) di arcinoti temi romantici e intensi tratti dai film La leggenda del pianista sull’oceano, Nuovo Cinema Paradiso (compreso il tema d’amore di Andrea Morricone), Malena e Una pura formalità (la canzone-tema “Ricordare” scritta sempre da Andrea): devo ammettere che riascoltarli per la miliardesima volta, però in questa performance che ha del ‘toccante’ e del ‘Suo’, lambisce la commozione vera. Una commozione che, se si vuol essere ancor più puntigliosi, tocca tutte le corde emotive anche nelle restanti Suite dal capolavoro mistico assoluto Mission (“Gabriel’s Oboe” e “The Falls”), dalla violenza lancinante di Vittime di guerra (“Main Theme”) e Gli Intoccabili (“Death Theme”) entrambi di Brian De Palma, dal lirismo sacrale e arcaico degli sceneggiati Mosé (“Journey” e “Theme”) e Marco Polo (“Main Theme”), sino a chiudere l’album con uno di quei leitmotiv addolorati e dolorosi per i quali Morricone è entrato nell’alveo dei Titani della Musica Applicata alle Immagini, il tema portante di Per le antiche scale dal film di Mauro Bolognini (altro enorme connubio regista-compositore) del 1975 con Marcello Mastroianni e Barbara Bouchet.
La peculiarità di tutte le riesecuzioni di Serino, come già ampiamente esposto, accompagnato e contrappuntato da una compagine rigorosa e accurata che nella sentita direzione del figlio Andrea ha il suo ulteriore compimento emozionale e rispettoso di cotante immortali melodie dello smisurato padre, sta in una rielaborazione tematica che sa far vibrare con una vestizione interpretativa nuova e in punta di piedi, senza la tendenza a strafare per dimostrare quanto si è bravi da solisti, all’opposto con quella reverenza e delicatezza che solo chi ha seriamente ammirato e seguito passo passo l’Ennio Morricone può avere; d’altronde lo stesso Maestro, ahinoi scomparso nel 2020 a 92 anni, ha lasciato questa dedica a Marco Serino: “A Marco, che ha ereditato dai grandi violinisti della storia la tecnica, il suono, l’intensità interpretativa, la passione e l’amore per il suo strumento che onora ogni volta che lo “abbraccia” suonandolo”.
Vedete, alla fine è l’Amore (citato in principio al pezzo) il vero traino per far vivere e muovere l’Arte…ed Ennio questa cosa l’aveva scritta nel suo DNA e l’ha saputa trasmettere ad ogni suo interprete e collaboratore, nonché i registi che hanno avuto l’onore di essere suoi partner sul grande e piccolo schermo.    

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Daniela Bocconi

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